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martedì, 27 maggio 2008
E' il quarto carico che arriva nel capoluogo da quando in Campania è scoppiata la vicenda rifiuti. Mercoledì mattina, dalla Ro-Ro Carlo Morace della Ustica Lines sbarcheranno gli autoarticolati (foto) con un carico di 1900 tonnellate, costituito da rifiuti urbani non differenziati. Intanto il presidente del Casic, Graziano Milia, lancia un appello per l'apertura del terzo forno

Lo scalo di attracco è ancora un mistero, ma l’ordinanza firmata dall’ex commissario De Gennaro parla del porto di Cagliari: gli altri tre carichi sono stati scaricati nel porto canale. Poi il serpentone dei camion raggiungerà il Tecnocasic, anche se il termovalorizzatore non è ancora pronto per ricevere i nuovi arrivi. I rifiuti che giungeranno a Cagliari sono quelli di Pantano di Acerra.
LA PROTESTA. Il deputato Mauro Pili mette subito le mani avanti: “Soru sta facendo di tutto per far arrivare in Sardegna, altra spazzatura – dice - umiliando gli enti locali e i cittadini per una scelta folle sul piano tecnico e politico. Il costo dei rifiuti trasportato in Sardegna è il triplo rispetto all’invio in Germania. Il provvedimento del governo Prodi e della giunta Soru deve essere bloccato”.
“Non sono un voltagabbana come i colleghi parlamentari del Pdl” afferma invece il senatore del Pd Giampiero Scanu “sono convinto che sia utile e giusto oggi dare una mano alla Campania”.
IL GIALLO. Rimane comunque il mistero dell’ordinanza firmata dall’ex commissario De Gennaro: dal 23 maggio Bertolaso è stato insediato al posto di De Gennaro, mentre l’ordinanza di quest’ultimo porta la firma del giorno dopo.
MILIA "Il Tecnocasic può accogliere l'immondezza che arriverà dalla Campania solo se i 22 Comuni che generalmente utilizzano per i rifiuti la discarica di Macchiareddu continueranno per un'altra settimana a conferire nella discarica di Villacidro". L'ha ribadito il presidente della Provincia di Cagliari e del Casic, Graziano Milia, che ha voluto sollevare la questione del terzo forno del Tecnocasic, in possesso di tutti i requisiti per essere utilizzato ma ancora misteriosamente bloccato: "La procedura per questo forno, ideale per i rifiuti tossico-nocivi che attualmente siamo costretti ad esportare, è stata conclusa il 22 luglio 2007 e da allora manca solo la firma del Ministro dell'Ambiente per la sua apertura. Ci stiamo attivando perchè arrivi l'autorizzazione nel più breve tempo possibile. Il terzo forno è idoneo anche allo smaltimento delle ecoballe: avremmo potuto esprimere solidarietà alla Campania in maniera molto più semplice".
lunedì, 26 maggio 2008
Campania. J'accuse.

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“Signor Presidente della Repubblica Italiana,
permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che un giorno avete fatto, di inviarmi la Vostra approvazione per la mia raccolta di testimonianze sul precariato, di dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sulla Repubblica che rappresentate, soltanto quell'abominevole affare della Campania!
Per ordine di un Consiglio dei ministri, la gestione criminale dello smaltimento dei rifiuti in Campania degli ultimi venti anni è stata trasformata in un problema di ordine pubblico, ignorando la verità e qualsiasi giustizia. È finita, l’Italia ha sulla guancia questa macchia, la Storia scriverà che sotto la Vostra presidenza non è stato punito questo crimine sociale. E poiché è stato osato, oserò anche io. La verità, la dirò io, la chiederò io, poiché ho promesso di dirla e di cercarla, se la giustizia, regolarmente osservata non la proclamasse interamente. Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice. Le mie notti sarebbero abitate dallo spirito delle persone innocenti che espiano colpe non loro. Ed è a Voi signor Presidente, che io griderò questa verità.
Per prima cosa, la verità sulle discariche dei rifiuti industriali delle aziende del nord Italia sepolte in discariche abusive dalla Camorra. La verità sull’aumento dei tumori nel triangolo della morte di Nola, Acerra e Marigliano. La verità sulle sostanze radioattive, sui rifiuti cancerogeni scaricati alla luce del sole, in modo incessante, con i camion, dove le autorità non potevano non sapere. Emma Marcegaglia stanzi un fondo della Confindustria per la bonifica a carico delle aziende che hanno inquinato la Campania, se così non fosse, sia lo Stato a ricercare i responsabili, a liquidare le loro aziende e destinare i proventi a un Commissariato sotto la Sua autorità.
Per seconda cosa, la verità sulle connivenze tra la Camorra e le istituzioni in Campania, sulla gestione dei politici che hanno devastato la Sua regione in questi anni, sulle assunzioni clientelari, sulle coperture di partito bipartisan, sulla mancata destituzione del Presidente della Regione Antonio Bassolino, sotto processo per il ruolo di commissario per l’emergenza rifiuti insieme a Pier Giorgio Romiti, ex amministratore delegato della Impregilo, e ad altri nomi eccellenti. La verità sulla mancata destituzione di Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli, alla quale si può imputare, senza ombra di dubbio, una totale incapacità come amministratrice per l’emergenza rifiuti. La verità sulla mancata ricerca dei responsabili delle decine di società di smaltimento dei rifiuti, così vicini ai politici e per questo inamovibili. La verità sulla loro mancata sostituzione di fronte all’evidenza del disastro annunciato.
Per terza cosa, la verità sui fondi europei, sui miliardi di euro destinati alla Campania in questi molti anni. La verità sul loro ammontare, sulla loro destinazione, sul loro utilizzo, su chi li ha gestiti, sui depuratori non funzionanti e, forse, neppure avviati, sulle bonifiche dei siti inquinati mai portate a termine, sulle strutture inesistenti per la raccolta differenziata, sugli impianti per il riciclo di carta, vetro, plastica che dovrebbero esserci, ma non ci sono.
Solo dopo l’accertamento di queste verità, si potrà procedere a porre sotto segreto di Stato le discariche, a militarizzare la Campania, a inviare la Polizia contro i cittadini, anche a manganellarli, se necessario. Solo dopo l’accertamento di queste verità si potrà pretendere dai campani un comportamento rigoroso, ispirato alla correttezza civile senza alcuno sconto verso le Istituzioni e verso la propria coscienza. Solo dopo l’accertamento di queste verità, caro Presidente, solo dopo la cacciata dei primi responsabili politici dello sfascio, si potranno chiedere sacrifici ai cittadini, prima si devono porgere loro le scuse dello Stato che non ha saputo proteggerli e che oggi li criminalizza.
Quanto alla gente che accuso, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l'atto che io compio non è che un mezzo per accelerare l'esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima.
Vogliate gradire, signor Presidente, l'assicurazione del mio profondo rispetto.” Beppe Grillo
Lettera liberamente ispirata a "J'accuse" di Emile Zola.
Chiaiano/Italia 2

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Una lettera da Chiaiano.
"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra. Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio.
Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi.
La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare.
Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".
Elisa Di Guida, docente di Storia e Filosofia - Napoli

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lunedì, 26 maggio 2008

Delirio. Il ponte sullo stretto di Messina. Delirio. Le centrali nucleari. Delirio. L’esercito in Campania. Delirio. I nuovi inceneritori. Delirio. I condannati in Parlamento. Delirio. Il 95% dei reati impuniti grazie alle leggi ad personam. Delirio. Testa d’Asfalto presidente del Consiglio grazie alle concessioni televisive di Craxi. Delirio. La legge elettorale porcata. Delirio. Le elezioni politiche incostituzionali. Delirio. La volontà popolare ignorata con la cancellazione dei referendum sulla legge elettorale, sul finanziamento pubblico ai partiti e sul NO al nucleare. Delirio. L’Italia senza libera informazione, tra il Botswana e l’Iraq. Delirio. Campania, Calabria e Sicilia in mano alle mafie. Delirio. I roghi contro i campi Rom. Delirio. Bassolino e Iervolino non si dimettono. Delirio. Topo Gigio non li licenzia. Delirio. Ignorata la sentenza della Corte di Giustizia Europea contro la legge Gasparri. Delirio. Rete 4 ci costa 350.000 euro di multa ogni giorno dal primo gennaio 2006. Delirio. Amanti, segretarie, avvocati di fiducia, portavoce e tirapiedi sono senatori e deputati. Delirio. E’ assente solo il cavallo di Caligola. Delirio. L’allargamento delle basi americane in Italia. Delirio. Andreotti prescritto per mafia e senatore a vita. Delirio. I miliardi di euro della Comunità Europea scomparsi per magia in Campania. Delirio. La moratoria per gli ingressi dalla Romania applicata in quasi tutta Europa dal primo gennaio 2007, ma non in Italia. Delirio. 22.000 imprese italiane in Romania con i finanziamenti della Comunità Europea (le nostre tasse) e la disoccupazione in Italia. Delirio. Il prezzo del petrolio sale, le bollette e la benzina aumentano, ma ENEL e ENI fanno più utili. Delirio. Geronzi, plurinquisito, capo di Mediobanca. Delirio. Scaroni, condannato, capo dell’ENI. Delirio. Sei milioni di precari. Delirio. Lo sviluppo più basso e i costi dello Stato più alti d’Europa. Delirio. 350.000 firme per un Parlamento Pulito abbandonate nella cantina del Senato. Delirio. 1.636 miliardi di euro di debito pubblico e 70 miliardi di interesse ogni anno, pari a tre finanziarie. Delirio. Emma Marcegaglia esperta di energia nucleare e Rubbia in Spagna. Delirio.
Il Paese è entrato in un nuovo stato: il delirio. “Uno stato di alterazione e confusione mentale, con agitazione motoria e allucinazioni, dovuto a accessi febbrili acuti e malattie mentali” (Il Nuovo Zingarelli).
L’Italia ha avuto la febbre per troppo tempo, adesso è seguito il delirio. Delirio vuol dire uscire dal solco. Noi abbiamo deragliato. La nave è in mano al cuoco di bordo e il capitano è profondamente addormentato sotto coperta. In democrazia il capitano è la volontà popolare.
Le fragoline di bosco vanno raccolte. Ripeto: le fragoline di bosco vanno raccolte.
----> Segui gli avvenimenti di Chiaiano su Meetup Napoli. Clicca.
lunedì, 26 maggio 2008
Ha fatto il giro della Rete la lettera della professoressa testimone delle violenze a Chiaiano, pubblicata da Beppe Grillo (*) e persino da Repubblica. Dice la prof:
Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate.
L'indignazione con cui si commentano ovunque queste parole è concentrata, forse ingenuamente, sull'inesplicabile e gratuito sadismo di cui si rendono protagoniste le nostre Forze dell'Ordine, composte, senza alcun dubbio, da ragazzi italiani qualsiasi con uno stipendio e la famiglia a casa.
Cosa diavolo prende a questi ragazzi, da massacrare madri e donne anziane come fossero pericolosi terroristi? Come è possibile? Gli danno qualche droga, per renderli a tal punto insensibili?
Secondo me, invece, è una collaudata strategia da attuare con precisione scientifica. Vediamo come funziona (ormai possiamo farcene un'idea abbastanza plausibile, dati i precedenti):
-C'è una ribellione popolare che coinvolge un'intera zona, cittadini qualsiasi, famiglie, amministratori pubblici. Spesso c'è un presidio permanente mantenuto da queste persone.
-Passo 1: si attacca inaspettatamente il Presidio. Lo scopo è unicamente quello di terrorizzare i presenti, gente qualsiasi e non ultrà avvezzi ai moti di piazza. Per terrorizzarli ben bene, si attaccano i più indifesi: donne, anziani, (**) giovanissimi. Si consente che le immagini relative siano diffuse dai media.
-Risultato: l'attività di ribellione e il presidio si ridimensionano. I padri di famiglia non consentono più che mogli e madri partecipino ai presidi, le stesse donne temono per sé stesse e i loro figli. A questo punto, a presidi e manifestazioni partecipano solo giovani uomini. Intanto, le immagini diffuse hanno fatto sì che nel luogo arrivino politici di professione e attivisti di altre "zone calde", confluiti per portare solidarietà e aiuto.
-Passo 2: a questo punto, la fregatura è servita. Ai prossimi scontri, i giovani uomini rimasti reagiranno. Gli attivisti parteciperanno. E sarà facilissimo trasformare quella che era una protesta popolare di cittadini in un presidio di rivoltosi, blac bloc, autonomi e pseudo terroristi. Le vecchiette non ci sono più, verranno diffuse le immagini dei ragazzi col volto coperto. Qualche molotov piazzata alla bisogna, qualche amico infiltrato, aiuteranno.
-Risultato: fine dell'appoggio popolare alla protesta. Arresti tra "gli autonomi". I media, che pochi giorni prima mostravano le manganellate, ora parlano di "infiltrazioni estremiste". I sindaci ci cascano e "si dissociano dai violenti", il fronte popolare si spezza tra le polemiche.
La strategia ha funzionato. E quindi no, non è sadismo.
Fonte: http://crisis.blogosfere.it/
Link: http://crisis.blogosfere.it/2008/05/chaiano-manganellare-le-donne-non-e-sadismo-e-strategia.html
(*) http://www.beppegrillo.it/2008/05/chiaianoitalia.html
(**) http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/scontri-chiaiano/1.html
lunedì, 26 maggio 2008
Il più grande inquinatore degli Stati Uniti non è una multinazionale. E’ il Pentagono. Ogni anno il Dipartimento della Difesa produce più di 750.000 tonnellate di rifiuti pericolosi – più delle tre maggiori compagnie chimiche insieme.
Ciò nonostante, gran parte delle forze armate continua ad essere latitante nei confronti della maggior parte delle leggi ambientali federali e statali e l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA), alleata nei crimini del Pentagono, lavora attivamente perché la situazione non cambi. Durante gli ultimi cinque decenni il governo federale, gli appaltatori della Difesa e l’industria chimica hanno unito le loro forze per bloccare la tutela della salute pubblica contro il perclorato, un componente del combustibile dei missili che si è dimostrato in grado di influenzare l’accrescimento e lo sviluppo mentale dei bambini alterando le funzioni della ghiandola tiroide che regolano lo sviluppo del cervello.
Il perclorato, sale derivato dall’acido perclorico, fuoriesce letteralmente da centinaia di stabilimenti della Difesa e installazioni militari sparsi negli Stati Uniti. L’EPA ha comunicato che il perclorato è presente nelle acque potabili e nelle falde idriche in 35 stati. Il Center for Disease Control [Centro per il Controllo delle Malattie], ed anche studi indipendenti, hanno dimostrato in maniera inequivocabile che il perclorato esiste negli alimenti, nel latte vaccino e in quello umano. Come risultato, ogni cittadino statunitense ha perclorato nel suo corpo.
Attualmente solo due Stati, California e Massachusetts, hanno imposto un tetto massimo tollerato di livello di contaminazione per il perclorato nell’acqua potabile. Ma l’EPA non aderisce all’iniziativa di questi stati. Nel fiume Colorado, che fornisce acqua a 20 milioni di persone, i livelli di perclorato sono alti. Il perclorato è presente soprattutto nel sud est della California come prodotto della grande quantità di operazioni militari e di appaltatori della Difesa nella regione.
Nel 2001, l’EPA ha stimato che il peso economico totale per la bonifica delle installazioni militari ammonti ad oltre 350.000 milioni di dollari, ovvero cinque volte tanto quello stimato dal Superfund Act [1] per l’industria privata. Ma il governo federale è stato compiacente ed ha permesso che il perclorato scorra senza controllo nelle forniture dell’acqua degli Stati Uniti. Questa negligenza e la mancanza di una supervisione regolatrice ha lasciato liberi il Pentagono, la NASA e i contrattisti della Difesa di fissare propri livelli, riducendo gli elevati, ma necessari, costi per sanare le acque sotterranee.
Anche se la situazione si è fatta drammatica negli ultimi anni, è stato il governo Clinton quello che non ha fatto nulla di sufficiente, e neppure il minimo, per iniziare a bonificare quelle installazioni e di sicuro non ha tenuto uno stretto controllo su come il Pentagono spendeva il denaro ricevuto. Durante gli anni novanta, il Dipartimento per la Difesa ha speso solo 3.500 milioni di dollari all’anno nella bonifica delle installazioni militari tossiche – gran parte in studi, non in lavoro reale. Nel 1998, il problema venne considerato dalla Giunta per la Revisione della Scienza della Difesa [Defense Science Review Board], un comitato federale consulente istituito per fornire un parere indipendente al segretario della difesa, che concluse che il Pentagono non aveva una politica di gestione ambientale chiara, con degli obiettivi o con un programma, il che indusse l’avvocato Jonathan Turley, che detiene la Shapiro Chair for Public Interest Law at George Washington University [cattedra Shapiro di Diritto Pubblico all’Università George Washington], a definire il Pentagono come il “primo criminale ambientale” della nazione.
“Se possono spendere un milione di dollari per un missile Cruise, sembra abbastanza ridicolo che non siano disposti a spenderne 200.000 per accertare se i nostri alimenti sono contaminati dal combustibile per missili” afferma Renee Sharp, analista del gruppo di Lavoro Ambientale [Environmental Working Group]. Ma se il programma di Clinton era riprovevole, il piano di Bush è assolutamente meschino.
Mentre Bush ha aumentato i costi generali del Pentagono per migliaia di milioni di dollari, il governo ha ridotto contemporaneamente il suo programma di intervento per l’ambiente. In più, il piano di difesa di Bush ha chiesto una “nuova serie di chiusura di basi” per “dispiegare più efficacemente le forze armate”. Efficienza è di solito una parola in codice per eludere le regole ecologiche.
Queste installazioni militari, che in totale superano i 20 milioni di acri [1 acro è pari a circa 0,4 ettari], fanno parte delle eredità più insidiose e pericolose lasciate dal Pentagono. Sono piene di frammenti tossici di bombe, munizioni inesplose, rifiuti pericolosi sotterrati, discariche di combustibile, fosse aperte ricolme di rifiuti, rifiuti incendiati e combustibile per missili. Una nota interna dell’EPA del 1998 avvertì del minaccioso problema: “Se si parla di acri, e magari se si parla della quantità di installazioni, i campi di tiro e le munizioni interrate rappresentano il maggior impegno di bonifica degli Stati Uniti”.
Quando un’installazione diventa troppo contaminata, il Pentagono sceglie semplicemente di chiuderla e di affidarla ad un’altra agenzia federale. Negli ultimi tre decenni, il Pentagono ha trasferito più di 6.500.000 ettari, spesso con scarso o nessun rimedio. Le vecchie aree adibite ai bombardamenti sono state convertite in rifugi silvestri, parchi urbani e statali, campi da golf, discariche, aeroporti e centri commerciali.
Il grave inquinamento dei fiumi, del suolo e dell'acqua sotterranea è un problema in quasi tutti i siti di esercitazione militare. I siti sono frequentemente saturi di metalli pesanti e altri elementi inquinanti così come di munizioni inesplose. L’elenco dell’Ufficio di Responsabilità Governativa [Government Accountability Office] di munizioni inesplose abbandonate in molti siti di esercitazione si legge come un catalogo per un ricco deposito di armi in Medio Oriente: “bombe a mano, missili, missili teleguidati, proiettili, mortai, granate per fucili e bombe”.
Ma il governo ha fatto tutto il possibile per nascondere il suo lascito mortale. Nel 2002 il Pentagono, i contrattisti della Difesa e i fabbricanti di perclorato convinsero gli editori di una prestigiosa rivista a riscrivere un articolo sugli effetti sulla salute del prodotto chimico senza l’autorizzazione o il consenso dell’autore. Poi, nel 2005 la Casa Bianca incaricò un gruppo dell’Accademia Nazionale delle Scienze, costituito, per valutare i rischi alla salute del perclorato, con consulenti pagati dall’industria del combustibile per missili, che, e la cosa non meraviglia, finì con il raccomandare livelli di esposizione molto superiori a quelli suggeriti da numerose ricerche indipendenti.
“Il perclorato fornisce un esempio classico di un sistema corrotto di protezione della salute, dove gli inquinatori, il Pentagono, la Casa Bianca e l’EPA, hanno congiurato per bloccare le misure sanitarie al fine di proteggere i bilanci, cercare di ottenere favori politici e proteggere i profitti”, ha detto Richard Wiles, Direttore Esecutivo del Gruppo di Lavoro Ambientale, al Comitato Ambiente e Opere Pubbliche del Senato il 7 maggio, durante un’udienza realizzata dal presidente del Comitato, Barbara Boxer (democratica di California), che propugna standard nazionali di sicurezza per il perclorato nell’acqua potabile.
“Vi sono tutte le prove necessarie a richiedere forti protezioni per la salute” ha detto Wiles. “ E’ un incubo di proporzioni epiche che il Dipartimento della Difesa e i suoi contrattisti abbiano speso 50 anni e milioni di dollari cercando di evitarle, invece di prenderle di petto”.
NOTE:
[1] La legge conosciuta come Superfund (in realta' CERCLA = Comprehensive Environmental Response, Compensation and Liability Act) e' la legge degli Stati Uniti sui siti contaminati che fu istituita nel dicembre 1980, e poi emendata nel 1986, per evitare che i costi di imponenti bonifiche ambientali ricadessero sui contribuenti. La legge e' soprattutto famosa per la sua clausola severa e retroattiva che definisce le responsabilita' legali ed economiche di colui che inquina.
lunedì, 26 maggio 2008

In media, ben diciotto veterani si suicidano in America ogni giorno, e circa un migliaio tentano il suicidio ogni mese tra gli ex-soldati che ricevono assistenza dal “Department of Veterans Affaires” (VA). Sono piu' i veterani che muoiono suicidi che i soldati che muoiono in combattimento.
Si tratta di statistiche che la maggior parte degli americani non conosce poiché l’amministrazione Bush si rifiuta di diffonderle. Dall’inizio della guerra Iraq, il governo ha cercato di presentarla come una “guerra senza vittime”.
Di fatto, non sarebbero mai venute alla luce se non fosse per la class action avviata congiuntamente dall’Associazione “Veterans for Common Sense” e “Veterans United for Truth” per conto di 1,7 milioni di Americani i quali hanno combattuto in Iraq e Afghanistan. I due gruppi accusano il VA di aver sistematicamente negato l’assistenza psicologica e gli indennizzi per l’invalidità ai veterani rientrati dalle aree di conflitto.
La causa, nota ufficialmente sotto il nome di Veterans for Common Sense vs. Peake, è stata rinviata in giudizio il mese scorso alla Corte federale di San Francisco. In attesa di sentenza prevista il 19 maggio p.v. da parte del Giudice, Samuel Conti, la causa sembra già avere un fortissimo impatto [ad oggi, 21 maggio, ne' il sito ufficiale della class action Veterans for Common Sense vs. Peake ne' quelli degli organizzatori Veterans for Common Sense e Veterans United for Truth riportavano aggiornamenti. N.d.r.].
“Shh!”
Ecco perché durante le due settimane del processo, il VA è stato obbligato a produrre una serie di documenti i quali mostrano l’entità della crisi che colpisce i soldati rimasti feriti.
“Shh!” è l’espressione con cui inizia una e-mail di monito da parte del Dr. Ira Katz - Direttore della VA Mental Health Division - nella quale suggeriva ad un portavoce di non dire alla CBS News che ogni mese circa 1000 veterani in cura presso il VA tentano il suicidio.
“I coordinatori che si occupano della prevenzione al suicidio identificano circa 1.000 tentativi al mese tra i veterani che visitano la struttura. Forse è ora di affrontare la questione con attenzione, prima che qualcuno ci si imbatti”, concludeva nella sua mail.
Sono state immediatamente richieste le dimissioni di Katz. Il 6 maggio scorso il Presidente del Comitato Nazionale VA, Bob Filner (D-CA), ha convocato un’udienza dal titolo “The Truth About Veteran’s Suicides” ed ha richiesto il confronto tra Katz e James Peake (Segretario VA).
“Quella mail, povera nei toni, è parte di un dialogo sul tipo di informazione che da oggi in poi siamo chiamati a dare” ha asserito Katz in risposta ad alcuni membri dello staff sul momento più opportuno ed appropriato per diffondere e rendere pubbliche le informazioni.”
Filner era piuttosto sbalordito ed ha accusato Katz and Peake di “occultamento”.
“Un simile accaduto dovrebbe suscitare rabbia in ognuno di noi” ha dichiarato Filner “Si tratta di una questione di vita o di morte per i veterani dei quali siamo responsabili e, a mio parere, c’è stata una negligenza criminale nell’affrontare la questione. Se non lo si ammette, per ipotesi o reale consapevolezza, allora il problema continuerà a sussistere e le persone moriranno. Se questa non è negligenza criminale, allora non so davvero come chiamarla”.
Un modello.
Fa parte anche di un modello. L’elevato numero di veterani suicidi non è l’unica statistica che L’Amministrazione Bush è stata obbligata a rivelare in virtù di una causa legale.
Una serie di documenti presentati alla corte ha dimostrato che in sei mesi (fino al 31 marzo), un totale di 1.647 veterani sono deceduti in attesa che il governo approvasse la loro domanda di invalidità. Secondo altri documenti ancora, i veterani che si appellano alle sentenze del VA sull’approvazione o meno della loro domanda di invalidità attendono in media 1.608 giorni prima di avere una risposta.
Ci sono inoltre altre statistiche non nascoste ma nemmeno rivelate come quelle effettuate dal Pentagono su base mensile circa il numero dei soldati americani “feriti” in Iraq (attualmente pari a 10.180) e di quelli “malati” (28.451). Tutte e tre le categorie rappresentano i soldati che hanno pertanto subito danni fisici e che devono essere trasportati in Germania per una adeguata assistenza.
Altra cifra della quale non sentiamo parlare tanto spesso: 287.790. Vale a dire i veterani della guerra in Iraq ed Afganistan che al 25 Marzo 2008, hanno fatto richiesta per il riconoscimento dell’invalidità. Questo dato non è di pubblico dominio, ma rivelato dall’Associazione Veterans for Common Sense rifacendosi a quanto predisposto dal Freedom of Information Act.
Perché tanta segretezza? Perché è così difficile fornire dei dati precisi sulle vittime? Perché l’Amministrazione Bush sa che se gli Americani all’improvviso si svegliassero, il prezzo pagato per questa guerra sarebbe estremamente difficile da mandare giù.
Una “passeggiata”…
Torniamo indietro al 2002, prima dell’invasione dell’Iraq, quando i neo-conservatori Ken Adelman e Donald Rumsfeld predicevano che la guerra sarebbe stata una “passeggiata”.
Oppure prendiamo in esame l’affermazione del Vice-Presidente Dick Cheney. Due giorni prima dell’invasione, Cheney aveva detto a Tim Russert della NBC che la guerra sarebbe stata “piuttosto rapida… una fine prevista nel giro di settimane…piuttosto che mesi”
Oggi, simili commenti vanno a farsi friggere ma la soggiacente motivazione resta e si consolida. Ecco perché il portavoce del VA ammonisce con un “Shh!” un portavoce che sta rispondendo ad un giornalista che sta facendo l’inchiesta.
Eppure, tutti gli “shhh” del mondo non riusciranno ad attenuare il terribile dolore che aumenta dopo cinque anni di conflitto in Iraq e quasi sette in Afghanistan.
Fatti spiacevoli
Secondo uno studio condotto dalla Rand Corporation il mese di aprile scorso, circa 300.000 veterani di Iraq e Afghanistan soffrono di disturbi mentali o stati di grave depressione. Altri 320.000 riportano danni cerebrali e fisici molto seri. La maggioranza non riceve sostegno di alcun tipo da parte del Pentagono e dal sistema VA, i quali sembrano ben più preoccupati a celare i fatti spiacevoli piuttosto che a prestare la dovuta assistenza.
La RAND Corporation, nel suo studio, sostiene che il governo federale non presta assistenza ai veterani, a suo rischio e pericolo – sottolineando il fatto che i disturbi e i danni post-traumatici “potrebbero avere effetti e conseguenze ben lungi da ogni immaginazione”.
“I soggetti affetti da simili condizioni affrontano rischi più elevati rispetto ad eventuali problematiche psicologiche e tentativi di suicidio. La percentuale di comportamenti malsani (quali per es. fumo, obesità, promiscuità sessuale) per loro raggiunge dei livelli molto alti”. “Simili condizioni compromettono naturalmente i rapporti con gli altri, distruggono i matrimoni, aggravano ulteriormente eventuali difficoltà con le famiglie e causano problemi nei figli i quali si portano dietro le conseguenze per generazioni e generazioni”.
“Il che, in termini economici, si traduce in costi molto alti,” spiega RAND. “Tuttavia la maggior parte dei tentativi atti a misurare l’entità di tali costi si focalizza soltanto sui costi medici affrontati dal governo. Ed i costi diretti delle cure prestate costituiscono soltanto una frazione dei costi totali collegati alla salute mentale e alle condizioni cognitive. Ancora più alti sono i costi individuali e sociali a lungo termine derivanti dalla bassa produttività, da una minore qualità di vita, un aumento dei senzatetto, degli episodi di violenza domestica e dei suicidi. Una efficiente ed efficace assistenza ai veterani significherebbe una drastica riduzione di tali costi nel più lungo termine”.
Bush e il Congresso hanno la facoltà ed il potere di far sì che la situazione non peggiori. Non è tardi per aiutare i nostri veterani che tornano dalle guerre in Iraq e Afghanistan. Non è tardi per iniziare un monitoraggio adeguato al fine di assistere tutti quegli uomini e donne che hanno subito dei danni di tipo traumatico. Così come non è tardi per snellire un iter burocratico troppo complicato per l’ottenimento dell’indennizzo di invalidità. Come dimostra lo studio condotto dalla Rand, tutto questo non è soltanto nel migliore interesse dei veterani ma piuttosto, nel lungo termine, è nel migliore interesse di tutto il paese.
E per cominciare, basterebbe che l’Amministrazione Bush fornisse informazioni oneste e veritiere circa i costi in termini umani della guerra in Iraq.
VEDI ANCHE: GUERRA IN IRAQ: PIU’ DI 15000 LE VITTIME USA?
lunedì, 26 maggio 2008
L'onorevole Paolo Romani, che non è un personaggio qualsiasi, ma un autorevole esponente di Forza Italia, sottosegretario nel governo Berlusconi, ha dichiarato che il giornalista Marco Travaglio «è inammissibile come figura inquadrata in un servizio pubblico».
Io penso che questa storia dei veti e delle intimidazioni politiche, a giornalisti, a comici, a satirici, debba finire al più presto. Durante i tanti anni della deprecatissima (a torto) e democristiana gestione della Rai di Ettore Bernabei, ritenuta ferocemente censoria, ci fu solo il «caso Fo». Oggi gli «inammissibili» stanno diventando legione. Inammissibile è Beppe Grillo, anche «de relato», cioè se si riferisce, com'è diritto se non dovere di cronaca, quanto ha detto in una manifestazione pubblica cui hanno partecipato migliaia di persone. Inammissibili non sono solo le critiche al Capo dello Stato ma persino al professor Umberto Veronesi. Inammissibile è Luttazzi. Inammissibile è Sabina Guzzanti. Inammissibile è Travaglio. Inammissibile sono anch'io.
L'unica volta che in 35 anni di carriera e non per mia iniziativa ma di un produttore indipendente, Eduardo Fiorillo, fu proposta e accettata contrattualmente dalla Rai la mia presenza, nemmeno come conduttore ma come commentatore (nove minuti in tutto su un'ora) in una trasmissione che si occupava di costume (narcisismo, vecchiaia e altre consimili tematiche politicamente innocue) e che sarebbe dovuta andare in onda all'una di notte, «Cyrano, se vi pare...» si chiamava, il programma prima di essere visto da alcun dirigente o funzionario di viale Mazzini, venne bloccato perché come mi disse, papale papale, Antonio Marano (Lega), il direttore di Rai Due, «su di lei c'è un veto politico e aziendale». Un veto quindi che prescindeva dai contenuti. Un veto alla persona in quanto tale. Come ha riconosciuto la sentenza (17/7/07) della Prima sezione civile del Tribunale di Milano nella causa da me intentata, e vinta, alla Rai. Ciò che è veramente inammissibile è che questi veti vengano da chi, come i partiti , occupa, da decenni, arbitrariamente e illegalmente la Rai-Tv che è un Ente di Stato che appartiene a tutti i cittadini e non a dei soggetti privati quali i partiti sono.
Finché i partiti non sgombereranno il campo da un settore così delicato e decisivo per una democrazia, qual è l'informazione, non ci potrà mai essere in Italia una vera libertà di espressione. Oltretutto in tal modo - e a prescindere dagli esempi succitati - si nega voce a opinioni e a correnti di pensiero non ortodosso, non politically correct (cioè non gradite al sistema dei partiti nel suo complesso), soffocando e rendendo asfittico, com'è evidente, il dibattito culturale nel nostro Paese, a differenza di quanto avviene, per esempio, in Francia o negli Stati Uniti dove intellettuali come Virilio Baudrillaro, Latouche, Gore Vidal, Susan Sontag, Noam Chomsky, radicalmente avversi al sistema, hanno sempre avuto pieno diritto di cittadinanza e libertà di parola, in tv e altrove (inoltre da noi anche i giornali, tranne rare eccezioni, seguono gli input televisivi invece di smarcarsene almeno un poco).
In quanto al problema della diffamazione attraverso il servizio pubblico non è diverso da quello posto dagli altri organi di informazione. Chi si ritiene diffamato può chiedere la smentita o proporre querela penale con ampia facoltà di prova come facevano un tempo, in un'altra Italia, coloro che volevano difendere il proprio onore (e non gli uomini d'onore), e non, come invece usa adesso, subdole azioni civili di danno davanti alle quali il giornalista, o chi per lui, è inerme perché non gli basta provare di aver affermato la verità ma anche di non aver provocato un danno. E anche un ladro può essere danneggiato dall'essere chiamato ladro «in termini non continenti» che sono quanto di più sfuggente e arbitrario si possa immaginare.
lunedì, 26 maggio 2008
La democrazia dei manganelli
“Hanno sfasciato la testa a mio fratello!” “Hanno manganellato mia madre!” "Ci vogliono massacrare tutti!" “Si sono portati via papà!”
No, non sono gli incubi di un rifugiato cileno, ma sono le frasi, angosciate e incredule, che hanno accolto chi come me ieri sera è accorsa a Chiaiano, dopo che si era diffusa la notizia di un improvviso assalto ai presidianti da parte delle forze dell’ordine.
Bertolaso lo aveva detto: "Non guarderemo in faccia a nessuno". E così è stato: non ha guardato in faccia nemmeno la legge, facendo intervenire i poliziotti prima ancora che entrasse in vigore il già discutibile decreto legge che lo autorizzava a farlo.
Giungendo al presidio, molta gente che tornava indietro dopo le cariche ha raccontato di una violenza gratuita ed immotivata; andando avanti, lo scenario che si è aperto ai nostri occhi è stato quello di Genova e di Napoli del 2001: un enorme cordone di agenti in tenuta antisommossa che fronteggiava cittadini a mani alzate, ed un autobus messo di traverso, affiancato alle barricate, ad impedire l’avanzata delle forze armate verso le cave.
Le cariche di ieri sera hanno colto praticamente di sorpresa tutti i presidianti, che da settimane hanno il loro punto di incontro in un angolo della rotonda "Titanic". Come ogni sera, alle 18 di ieri era prevista un'assemblea del comitato per discutere il da farsi, mentre si aspettavano notizie del decreto firmato in serata dal presidente Napolitano.
Invece sono arrivate le botte. Cieche, violente e indiscriminate, per tutti.
Ovunque le popolazioni hanno difeso il proprio territorio dai veleni del potere, ovunque gente comune di ogni età ed estrazione sociale ha denunciato illegalità e soprusi, ...
... e mostrato determinazione e conoscenza di come stiano realmente le cose (con l’accusa di “disfattismo” nonostante siano state avanzate valide proposte alternative) i manganelli dello "stato democratico" si sono abbattuti violentemente su donne, anziani, e perfino bambini, inermi.
Di fronte a quelle centinaia di “divise”, vi assicuro, non si sa mai bene dove comincia la rabbia e dove finisce la paura. Ma si resiste. Il coraggio ti viene dalla consapevolezza che la “vita” non è lì, tra il fumo dei lacrimogeni e le menzogne di una politica che falsifica ed infetta ogni attimo delle nostre esistenze; ma nelle storie, una ad una, di persone che si è imparato a conoscere e ad amare.
Molti i contusi fra la popolazione, alcune persone portate in ospedale per malore, 6 arrestati. Per tre di loro ci sarà in mattinata un processo per direttissima.
Il decreto però è scattato solo dopo la mezzanotte di ieri, per cui gli unici reati contestati sono “resistenza e lesioni a pubblico ufficiale”: qualche giovane “agente” bardato di tutto punto, armato di manganello e lacrimogeni, protetto da casco e corredo da robocop, spintonato da un uomo di 60 anni e dal figlio. Tre ragazzi, ed un attivista dei centri sociali.
C’è poi la notizia del giornalista di Rai3, Romolo Sticchi, al quale è stata sottratta la telecamera dopo essere stato aggredito dalla polizia: "Un agente mi ha chiesto di non riprendere quello che stava accadendo poi mi ha dato una manganellata dietro la nuca e sulle mani - dice ad Apcom Sticchi - dopo mi hanno sottratto la telecamera che ancora non ho riavuto. Spero che non sia danneggiata e soprattutto che non mi sia sottratto quello che abbiamo ripreso perché sarebbe davvero inaccettabile". La questura parla invece di “una telecamera caduta durante la ressa. Da fonti della Questura si apprende, invece, che si sono verificati degli spintoni tra manifestanti e agenti e che c'è stata una carica di alleggerimento, ma che non sono mai stati usati manganelli."
Al di là degli eventi particolari, il messaggio politico sembra chiaro ed inequivocabile: nessuno si permetta più di protestare. Chiaiano rappresenta lo zoccolo duro della “resistenza”, e la strategia è chiaramente quella di colpire lì per scoraggiare altrove altre barricate ed altri presidi.
Se si considera infatti che un’altra grande strada che conduce alle cave era completamente sguarnita da mezzi della polizia, si deduce che l’intento non fosse affatto quello di preparare il terreno all’arrivo dell’esercito. Si confermerebbe invece l’azione delle forze dell’ordine come puramente dimostrativa del potere delle istituzioni: discarica o non discarica, qui la comandiamo noi. Noi siamo lo “stato”, ed il popolo è “sovrano” solo quando deve darci il “mandato”.
Naturalmente, i giornali danno già informazioni distorte, e non perchè parziali, come quella secondo cui le cariche sarebbero iniziate dopo le sassaiole: dovrebbero altrimenti giustificare i motivi del rafforzamento delle barricate.
Anche Berlusconi, in qualche modo, aveva avvertito: “Dobbiamo arrivare prima noi”.
“Sappiamo - dice Berlusconi - di poter contare sulla parte sana della popolazione campana”. Quella meno sana dovrà vedersela con le nuove norme.
Il provvedimento prevede, infatti, che chiunque si renderà promotore di disordini contro la realizzazione di discariche in Campania rischia fino a 5 anni di carcere. Chi invece tenterà di impedire la realizzazione delle discariche, o le violerà, rischia da tre mesi a un anno di detenzione. Per garantire la sicurezza dei siti di stoccaggio, i nomi dei luoghi individuati sono stati secretati: «Saranno conosciuti - spiega il Cavaliere - quando il decreto sarà pubblico in Gazzetta ufficiale, per garantirci la possibilità di operare, cioè arrivare prima di occupazioni di questi luoghi: con le occupazioni i problemi non saranno risolti».”
Certo, con i manganelli e i carri armati sono capaci tutti a “governare”. Persino Pinochet ci riusciva.
A chi serve la violenza
So che questo articolo farà arrabbiare gli amici di Napoli, che in questo momento stanno combattendo sulle barricate, e chiedo loro perdono in anticipo. Ma è rivolto soprattutto a loro, proprio perchè sono amici.
Le barricate non servono a nulla. Anzi, casomai fanno il gioco di chi sta dalla parte opposta.
Sia chiaro, parla uno che “ha fatto il ‘68”, e non certo un “paficista” per natura. Avevo solo 14 anni, e non capivo nulla di politica, ma due belle manganellate sono riuscito a prenderle anch’io, e l’urlo “cazzo-compagni-cordone” me lo ricordo ancora con un brivido lungo la schiena. Ma di tutti quegli anni impestati di slogan, di rabbia e di lacrimogeni, mi è rimasta impressa un’immagine su tutte le altre: il volto esterrefatto di due poliziotti, nel momento in cui si resero conto che un loro collega era morto, durante gli scontri di Milano.
La nebbia dei lacrimogeni avvolgeva tutto, e le sirene coprivano i botti, le urla e ogni altro rumore. Non c’era più davanti e dietro, destra e sinistra, sopra e sotto: avremmo potuto essere all’inferno, e sarebbe stata la stessa identica cosa. Di colpo vidi le teste di due poliziotti materializzarsi dal nulla, a pochi metri di distanza da me: si tolsero il casco e rimasero per un attimo a guardarsi, come se di colpo la battaglia per loro non esistesse più. Si dissero qualcosa di breve e conciso, poi uno di loro indicò un punto in lontananza, l’altro si girò in quella direzione, poi tornò a guardare il primo poliziotto, scuotendo la testa incredulo. Il secondo annuì lentamente, con lo sguardo fisso nel vuoto. Poi scomparvero ambedue in quella direzione, inghiottiti dalla nebbia dei lacrimogeni.
Pochi metri più avanti era morto un loro collega. Io ancora non lo sapevo, naturalmente, ma ricordo che in quel momento provai una netta sensazione di rifiuto, per tutto. Qualcosa si era rotto dentro, qualcosa che avevo letto in quello sguardo smarrito, ...
... e che ancora non sapevo decifrare, mi diceva che stare lì era comunque sbagliato. Sbagliato non per me o per loro, ma sbagliato per tutti.
Ho voluto usare l’esempio del poliziotto, perchè quello di uno studente ucciso – e ce ne furono parecchi, in quel periodo – sarebbe stato fin troppo facile. La cosa più difficile invece è proprio riuscire a vedere la gente senza la divisa, nonostante tutto.
Perchè due uomini, due esseri umani che vivono nello stesso luogo e nello stesso tempo, che provano le stesse emozioni, e che desiderano dalla vita le stesse identiche cose, vengono a ritrovarsi uno di fronte all’altro, pronti ad uccidersi se necessario? Dove sta scritto che non possano avere tutti e due quello che desiderano, senza doversi necessariamente ammazzare a vicenda per ottenerlo?
E perchè uno di loro è armato di tutto punto, ed è “autorizzato” a fare violenza sull’altro, mentre l’altro è disarmato, e non ha nemmeno il diritto di alzare un solo dito in propria difesa? (Non raccontiamoci storie, perfavore: il diritto ce l’ha, ma appena ci prova viene arrestato per “resistenza a pubblico ufficiale”, quindi è la stessa cosa).
Se si trovano in questa situazione – bisogna invece domandarsi - così dispari e inerentemente brutale, chi li ha messi uno contro l’altro? Perchè qui sta la vera chiave del problema, anche se non è facile dimostrarlo.
Non è facile dimostrarlo, perchè nel momento stesso in cui si prova a sostenere che il poliziotto è vittima tanto quanto il cittadino che ha appena finito di pestare, ci si sente rispondere “vittima un cazzo, quello è un figlio di puttana e basta”.
Attenzione però, perchè questo è proprio ciò che vogliono coloro che lo hanno mandato, bardato di tutto punto, a pestarti in quel modo. Costoro non vogliono affatto che tu lo rispetti – come dicono ufficialmente - ma vogliono anzi che tu provi per lui un odio profondo e insanabile, e fanno di tutto per alimentarlo, mandandotelo incontro come se andasse a combattere le guerre stellari. Più lui è armato e protetto, più tu ti senti indignato, offeso e spaventato, e reagisci nell’unico modo che la natura ti ha insegnato ad usare: attaccando.
A sua volta, coloro che hanno mandato il poliziotto a picchiarti hanno pensato bene di riempirgli prima il cervello di menzogne, dicendogli che tu sei uno “sporco comunista” e un fannullone che pesa soltanto sui conti dello stato, in modo che non provi il minimo rimorso nel momento in cui ti massacra di botte.
Dopodichè devono solo sedersi davanti al televisore e godersi lo spettacolo.
Non fosse mai, invece, che i due smettessero per un attimo di picchiarsi, e si domandassero a vicenda: “Ma scusa, tu quanto guadagni al mese?” “Io una miseria, e tu?” “Io la metà di te”, perchè a quel punto sarebbe la fine, per chi comanda. A quel punto i due si domanderebbero "ma scusa, allora tutti i soldi del lavoro che produciamo dove vanno a finire?", e lì sarebbe l'Apocalisse, quella vera.
Invece così è facile: a uno non dai nulla, all’altro dai appena quel qualcosa in più che gli venga subito voglia di difenderla, e con cinque lire te li sei cavati di torno tutti e due, e puoi goderti praticamente il pasto completo, tutto per te.
Certo che il poliziotto può sembrare “un figlio di puttana”, nel momento in cui bastona a sangue la madre di un tuo amico, ma chi lo ha reso animale fino a quel livello? A quel che mi risulta, nessuno nasce con la “missione” di “picchiare i comunisti” già nel DNA. Prima gli insegnano che il comunismo è cattivo, poi gli raccontano che tu sei comunista, e poi te lo scagliano contro. E’ semplicissimo, e purtroppo funziona sempre.
Anch’io, se aizzo il mio cane a sufficienza, riesco a fargli massacrare l’intero vicinato. Sai cosa ci vuole... Se dal giorno in cui nasce gli do in premio una bistecca ogni volta che mi porta la caviglia di un vicino, stai tranquillo che dopo un pò nel mio quartiere vanno tutti in giro con la sedia a rotelle.
Ma quando un cane è troppo aggressivo e morsica una persona, in galera ci va il padrone, non il cane. Come mai?
E come mai noi invece ce la prendiamo con il cane?
Perchè – dirà qualcuno – un poliziotto non è un cane, ed è perfettamente in grado di intendere e di volere.
Questo è vero, ma solo in teoria. Nella pratica invece il poliziotto non è affatto in grado di intendere e di volere. Non perchè “è scemo”, sia chiaro, ma perchè il poliziotto avrà sempre dalla sua le istituzioni, che gli danno pubblicamente ragione e gli forniscono un alibi portentoso per non doversi mai porre la questione in termini di responsabilità individuale. Lui è “al servizio dello Stato”, sai cosa gliene frega del “libero arbitrio”?
E’ per un’altra strada che deve arrivare quel messaggio.
Cari amici di Napoli, so che dire certe cose è facile, e metterle in pratica è molto più difficile. So che la rabbia è tanta, e che tenerla sotto controllo è quasi impossibile, ma ricordatevi che è proprio su quello che conta chi vi manda contro i poliziotti. Altrimenti, se davvero si volesse solo “mantenere l’ordine”, i poliziotti non si presenterebbero fin dall’inizio vestiti da MadMax, parlandoti con dei toni che farebbero incazzare persino un morto. Gli insegnerebbero ad essere fermi ma educati, decisi ma gentili, e svolgerebbero il loro compito di forze dell’ “ordine” agendo prima di tutto con la ragione, e ricorrendo alla forza solo come extrema ratio. (Il problema, come dicevamo, è che il quel caso il cittadino e il poliziotto rischiano di mettersi a chiacchierare, e magari di scoprire che hanno lo stesso nemico in comune, che li sta fottendo tutti e due in un modo diverso, usandoli l’uno contro l’altro. E questo assolutamente non deve avvenire).
Cari amici di Napoli, magari non serve a nulla, ma provate per una volta ad andare incontro a un poliziotto, e invece di insultarlo mettetegli semplicemente in mano un bigliettino con su scritto: “Lo so che sei convinto di fare il tuo dovere, e lo so che ti hanno raccontato che io sono un comunista inutile e puzzolente. Sappi però una cosa: per ogni “ecoballa” che riuscirai a far seppellire da queste parti, grazie alla forza del tuo mitra, ci sarà domani una persona che muore di cancro. E quella persona potrebbe anche essere tua madre, tua sorella, oppure il figlio tuo che ancora deve nascere.”
sabato, 24 maggio 2008
Pubblichiamo questo articolo di C. Lanti perché ci sembra abbastanza esplicativo di quello che potrà accadere al governo Berlusconi se dovesse mostrarsi troppo recalcitrante verso i grandi poteri economico-finanziari che, da tangentopoli in poi, hanno sempre appoggiato la più "liberaldemocratica" sinistra. In realtà, l'ideologia liberista, con le sue molte specificazioni, è utile ai subdominanti italiani (oltre che ai dominanti statunitensi) per fare del nostro paese una terra di frontiera a "instabilità democratica", al fine di meglio preservare gli interessi propri e quelli Usa in Europa. Teniamo, comunque, in debito conto che il cane da guardia americano nel vecchio continente resta l'Inghilterra (la quale dispone di una sorta di "autonomia controllata") mentre per noi gli Usa hanno tutt’altri progetti.
Il Bel paese, sotto questo punto di vista, costituisce un buon laboratorio, dove sperimentare forme di egemonia del "terzo o quarto tipo". Vale a dire, tra le soluzioni "colorate" (Georgia, Ukraina, ecc. ecc.) quelle secessionistiche (Kossovo, Bolivia ecc. ecc.) e quelle hard (Iraq, Afghanistan) esistono ulteriori forme di controllo della vita politica, economica e sociale. Queste si esprimono attraverso meccanismi molto meno visibili e complicati ma altamente funzionali a mantenere succube una formazione nazionale come la nostra che è “sagomata” sulla complessiva formazione occidentale (quella dei funzionari del capitale) nata proprio negli Stati Uniti.
Gli Usa penetrano nella vita politica ed economica italiana con strumenti più subdoli e meno rozzi delle ONG, attraverso attività di lobbying (agenti agli alti livelli del potere costituito piuttosto che sugli strati “popolari” dove ricadono invece i modelli culturali ormai pienamente assimilati) o con l’imposizione di precise direttrici di sviluppo (la reclusione della nostra iniziativa imprenditoriale nei settori meno trainanti delle precedenti rivoluzioni industriali, quelli che non disturbano il nostro potente alleato) che assumono la veste di universali leggi economiche. I rapporti tra dominanti americani e subdominanti nostrani devono essere analizzati nello stesso intreccio capitalistico (imprese, sindacati, partiti, ecc. ecc.) e nella corrispondenza tra dette forme.
Detto ciò, condivido l'idea di fondo dell'articolo di Lanti, secondo il quale la GF&ID, il vero anello di congiunzione sistemica con la potenza centrale, tenderà in alcuni casi la mano a Berlusconi ma solo per “infilzarlo “al momento opportuno. C'è, dietro questa idiosincrasia del salotto buono italiano (e dell’establishment americano) verso il Cavaliere, qualcosa che ci sfugge soprattutto se si pensa ai passati sforzi di Berlusconi, di avere accesso a questo “hortus deliciarum”.
La sua scalata, per via politica, ha colmato solo in parte il suo isolamento ma siamo all’interno di una piccola astuzia della storia che non risolve i problemi dell'Italia ed anzi contribuisce a far marcire, oltremodo, la situazione. Resta la valutazione che abbiamo sempre: fatto il vero cancro è la sinistra mentre Berlusconi rappresenta al massimo una forte polmonite.
SI REALIZZA LA MINACCIA DELL’ECONOMIST BERLUSCONI NON AVRA’ TREGUA DEVE ANDARSENE SUBITO
Roma 20 maggio (La Velina Azzurra) – Non appena ottenuta la fiducia dal Parlamento, il nuovo governo di centro-destra di Silvio Berlusconi è entrato in un ciclone violento, una tempesta sull’Italia, una Babele di grida, attacchi e provocazioni provenienti dall’interno e dall’estero, in cui non è facile ricavare una minima linea logica. I guastatori sono in piena in azione in attesa del consiglio dei ministri straordinario di domani a Napoli. Bersaglio preferito un “decreto sicurezza” di cui in realtà si sa poco e niente, che vorrebbe solo ripristinare nella giungla italiana minime condizioni di legalità e di giustizia. Ma, evidentemente, questo non deve essere fatto. L’Italia deve restare così com’è. Tra le provocazioni va inclusa ovviamente l’improvvisa e misteriosa furia dei napoletani per l’emergenza rifiuti, scoppiata con incendi e barricate proprio alla vigilia dell’arrivo del Cavaliere in città. Chi conosce certi linguaggi sa che una coincidenza del genere non è altro che una minaccia mafiosa. Significa che se Berlusconi tenterà davvero di risolvere la questione napoletana, sarà peggio per lui.
Questo clima marcio e velenoso, sadicamente alimentato dai mass media italiani e internazionali, rischia di paralizzare e sommergere un governo che non ha fatto ancora nulla né di bene né di male: un governo che parte comunque in condizione strutturale di debolezza per la natura stessa dei governi di Berlusconi, ma anche come qualsiasi organo esecutivo o politico di destra o sinistra che tenti di fare qualcosa per modificare lo statu quo e strappare questo disgraziato Paese al suo declino. Abbiamo più volte denunciato forze e interessi internazionali che, per lucida pianificazione o per antiche gelosie e miserabili calcoli di convenienza oppure semplicemente per conformismo, ostacolano fin dal 1993-94 ogni autonomo tentativo di ripresa, premendo in molti modi visibili affinché questo Paese si arrenda alle regole neocoloniali dettate dalle ben note oligarchie finanziarie oppure che sprofondi in condizioni sempre peggiori, cedendo agli avvoltoi i propri mercati e le proprie posizioni internazionali. Non a caso l’aggressione appena scattata contro il governo Berlusconi è identica a quelle già avvenute con l’insediamento dei suoi primi due governi, nel 1994 e nel 2001, in attuazione delle minacce preventive lanciate ogni volta dall’Economist.
Anche questa volta, il settimanale britannico aveva proclamato sia prima delle elezioni italiane (un editoriale nel gennaio 2008) sia dopo la vittoria elettorale (aprile 2008) che Berlusconi è inadatto (unfit) a governare. Il 16 aprile The Guardian scriveva che "gli italiani si pentiranno della scelta che hanno fatto". L’Italia è tornata ad essere ciò che più volte è stata nella sua storia: la pancia molle dell’Europa. Ed oggi è soprattutto l’anello debole tra i Paesi europei più strategici. Mantenere la Penisola in una condizione di instabilità permanente significa anche intimidire gli altri; creare un largo vuoto nell’Europa del Sud; impedire una nuova politica comune energetica, mediterranea e balcanica insieme con Francia, Germania e Spagna. Una politica europea libera e autonoma rispetto agli interessi anglo-americani.
E quindi le forze che controllano i mass media e vari centri tattici sono passate subito ai fatti, svelando un piano chiarissimo: Berlusconi non avrà alcuna chance di governare tranquillamente, con il rischio che riesca a risolvere qualche problema italiano, uscendone fuori come un mito. Un rischio che certi poteri forti non possono permettersi. Un erede di Peron in Europa sconvolgerebbe tutti i piani. No, gli salteranno addosso subito, è già chiaro.
sabato, 24 maggio 2008


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