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lunedì, 31 marzo 2008
Arriva il segreto sulle opere del G8
Poteri a Bertolaso, d’intesa con Soru. Un centro studi a Caprera
Sulle opere per il G8 arriva il segreto di Stato. Ieri Romano Prodi ha firmato un'altra ordinanza, sarà pubblicata oggi sulla Gazzetta ufficiale. Guido Bertolaso, commissario straordinario dell'evento, avrà maggiori poteri. Soprattutto sugli appalti per l'arsenale e l'ospedale militare, su come verranno fatti i lavori, su chi li farà e come, su chi fornirà materiali e servizi. Molte le deroghe alle leggi statali e regionali.
Quello di apporre il segreto è un atto necessario e motivato. Il presidente del consiglio Prodi ha esteso a tutti i lavori del G8, comprese le forniture e i servizi, la «qualificazione di riservatezza e segretezza». E lo ha fatto spiegando che tutto deve essere fatto con la «massima sicurezza», soprattutto per la presenza dei più importanti leader politici del mondo. E, altro particolare fondamentale, con la «somma urgenza».
Il G8 alla Maddalena è tra poco più di un anno, non è più possibile perdere tempo. In ballo c'è l'immagine dell'Italia, chiamata a dare prova di grandi capacità organizzative e, anche, a riscattare la pessima prova dell'ultimo vertice organizzato a casa propria: quello tragico del luglio 2001 a Genova.
Dunque pieni poteri a Bertolaso ma, passaggio politicamente rilevante, sempre usati d'intesa con il presidente della Regione. Su questo non ci sono incertezze: anche nell'ordinanza pubblicata oggi sulla Gazzetta ufficiale, è riconosciuto il ruolo di primo piano affidato a Soru per l'imponente riconversione economica e sociale che cambierà la faccia della Maddalena. «Ma, attenzione - fanno sapere da palazzo Chigi e dallo staff di Bertolaso - la segretezza non vorrà dire assenza di informazione. Anzi, Bertolaso vuole dare la massima pubblicità a tutti gli atti che prenderà». Dopo ogni decisione, ci sarà la comunicazione ufficiale. Un segnale di trasparenza che vuole essere, insieme all'ecosostenibilità, la cifra caratterizzante del G8.
La segretezza con cui Bertolaso potrà operare è prevista dal codice sui contratti pubblici. Quando di mezzo c'è la sicurezza dello Stato, opere, servizi e forniture possono essere eseguiti in deroga. Non ci sarà pubblicità sugli appalti per la riconversione dell'arsenale, dell'ospedale militare, della caserma Faravelli e delle officine Sauro.
Bertolaso potrà fare una «gara informale», invitando a presentare le loro proposte almeno cinque importanti imprese. Una di queste, o un consorzio di queste, avrà il ruolo di general contractor: in Italia è una qualifica che hanno solo 23 aziende, tra queste Impregilo e Astaldi, le prime due nel settore delle costruzioni. Il general contractor avrà la responsabilità di realizzare le opere nei tempi previsti (anticipando i soldi), facendo ricorso ai subappalti. Una possibilità che apre le porte alla partecipazione delle imprese maddalenine e sarde in generale.
Bertolaso, però, non farà le cose da solo. Sarà affiancato da una "struttura di missione" che lavora sotto la direzione della presidenza del consiglio e, per i casi specifici, sotto la guida della protezione civile. Ma la nuova ordinanza, che amplia quella firmata da Prodi nel novembre del 2007, prevede anche un'altra figura cui il commissario straordinario potrà fare ricorso: quella del soggetto attuatore. E' un ruolo-chiave: dovrà seguire le procedure per l'affidamento dei lavori, dei servizi e delle forniture, la stipula dei contratti, la direzione dei lavori e il controllo della spesa pubblica.
Avrà a sua volta il potere di derogare alle leggi statati (in primis quella sui contratti pubblici) e regionali. Alcuni esempi. Non dovrà seguire le norme che disciplinano la posa di cavi e la realizzazione di condotte, il trasporto dei rifiuti, la realizzazione di impianti di smaltimento. E così avverrà anche per la valutazione d'impatto ambientale. Si farà su tutte le opere, è bene rimarcarlo. Verranno accorciati solo i tempi della procedura, che saranno ridotti della metà. Ma, vista la «somma urgenza», Bertolaso (o il soggetto attuatore) potrà comunque affidare i lavori senza la valutazione, imponendo poi al general contractor le «prescrizioni che dovessero essere impartite a seguito della compiuta valutazione d'impatto ambientale». Questo permetterà al commissario di mantenere gli impegni presi: i cantieri per il G8 apriranno il 1° aprile.
A essere derogato sarà anche il piano paesaggistico regionale. Bertolaso potrà non tenere conto di una serie di articoli, dall'attuazione del piano alla disciplina transitoria, per finire con le prescrizioni sui "manufatti storico culturali". Ma, l'ordinanza è chiara, lo dovrà fare in «raccordo con il presidente della Regione autonoma della Sardegna».
Il G8 non violerà lo statuto speciale, semmai - è il caso del trasferimento dei beni dallo Stato - ha contribuito enormente a farlo applicare. E infatti, a parte tutte le altre opere pubbliche che saranno inserite nelle ordinanze di Bertolaso, come l'allungamento della pista dell'aeroporto di Olbia dopo il 2009, Soru ha ottenuto ciò che voleva per un bene strategico: il comprensorio di Punta Rossa, a Caprera, diventerà un centro di ricerca e sviluppo sulle specialità ambientali e artistiche della Sardegna.
Ma il G8 sarà una grande opportunità pure per ingegneri e architetti: una decina, sotto i 35 anni, potranno partecipare a un concorso per l'assunzione nella pubblica amministrazione, per un anno. Staranno a contatto con Boeri e Cucinella. Una bella scuola.
http://www.indicius.it/torpore/protezione_incivile.htm
lunedì, 31 marzo 2008
Vince la città italiana che batte Smirne 86 a 65. Il sindaco Moratti: «Contenta per l'Italia e per il mondo». Napolitano: «Riconosciuta l'eccellenza del sistema Italia» Vota
lunedì, 31 marzo 2008
 DI AFEF JNIFEN
Mi sono decisa a parlare della conversione al cristianesimo di Magdi Allam avendo letto la presa di distanza del Vaticano dai giudizi critici sull’Islam che il giornalista ha rilasciato dopo la cerimonia del battesimo nella veglia pasquale in San Pietro.
Voglio precisare che non mi permetto di giudicare Papa Benedetto XVI e che al tempo stesso sono profondamente convinta che debba essere a ogni costo difesa la libertà di professare la propria religione così come di convertirsi. Ma non posso più tacere sulla disinformazione riguardo al mondo musulmano che Magdi Allam porta avanti da anni. Pur essendo italiana, le mie origini si radicano nella cultura islamica e faccio parte della comunità araba in Italia. Non sono praticante, ma per rispetto della religione musulmana, la religione dei miei genitori in cui sono cresciuta, sento di dover intervenire.
Non sono interessata alla conversione di Magdi Allam, e così credo la maggioranza degli italiani, ma ho ben chiaro - e da diverso tempo - qual è il suo obiettivo. Magdi Allam grida al genocidio contro gli ebrei e i cristiani nel mondo islamico. Ci sono stati e ci sono casi, ce lo insegna la storia. Ma ci sono stati e ci sono conflitti anche all’interno di una stessa religione, tra sciiti e wahabiti, tra sunniti e sciiti, tra cattolici e protestanti. Di questo, però, Allam non scrive, come non scrive delle tante testimonianze e dei tanti sforzi per favorire il dialogo interreligioso. No, lui vuole soltanto alimentare i conflitti, infiammare lo scontro di civiltà per cercare di passare alla storia come un simbolo e una vittima di queste crisi. E’ diabolico, ma non ci riuscirà.
Nei giorni scorsi in Qatar - un Paese di soli 800 mila abitanti - è stata aperta la prima chiesa cristiana e negli Emirati Arabi la quinta, mentre in Oman sono quattro quelle già presenti. Ancora, in Tunisia c’è la più vecchia sinagoga di tutta l’Africa, il Marocco ha avuto un ministro del Turismo di religione ebraica così come oggi il re ha alcuni consiglieri che professano quella fede, mentre in Libano la Costituzione dice che il presidente debba essere cristiano. Insomma, ci sono tanti esempi di tolleranza e dialogo che la gente magari non conosce, ma Allam non ne parla mai. Lui cita soltanto esempi di conflitti. Certo che nel mondo musulmano ci sono gli integralisti, chi lo nega? E in presenza di conflitti gli integralisti esasperano il fattore religioso. Ma nessuno oserebbe dire che poiché Mussolini e Hitler erano cristiani il cristianesimo sia violento.
Gli articoli che da anni scrive Magdi Allam sono stati molto dannosi per la comunità arabo-musulmana in Italia. Non c’è stato alcun esponente della destra, anche la più estrema, che abbia fatto un lavoro tanto negativo. Allam ha troppo astio dentro di sé, mi auguro che ora dopo il battesimo trovi pace interiore, lo dico senza ironia. Scommetto però che arriverà invece un libro sulla sua conversione, spero soltanto che darà i soldi in beneficenza a qualche parrocchia. Ci risparmi altre lezioni di malafede tra le religioni, anche il Vaticano ha capito che crea zizzania fra due mondi che cercano un dialogo difficile, ma molto importante.
Caro Magdi, alla faccia tua il dialogo continuerà.
lunedì, 31 marzo 2008

Messina, Caltanisetta, Catania, Palermo. Piazze piene in un fine settimana di sole. 10.000 persone a Palermo. Giovani siciliani dalla faccia pulita. L’informazione di regime ha oscurato la mia presenza. L’informazione di regime ha ignorato la lista di Sonia Alfano candidata alle regionali. I siciliani hanno cancellato Gianfranco Fini, il badante dello psiconano. Solo 300 comparse a guardare una salma politica. Votate Sonia Alfano, non è Crisafulli e neppure Cuffaro. Non è Topo Gigio e neanche Testa d’Asfalto. Il comune di Messina è commissariato. Il comune di Palermo è chiuso per le elezioni. I nostri dipendenti sono tutti alla spiaggia di Mondello. Beppe Grillo sarà presente per sostenere le liste civiche comunali. Il primo aprile a Ischia. Il cinque aprile a Vicenza. Il 6 aprile a Treviso. Il 10 aprile a Pescara. Le elezioni politiche sono incostituzionali. I posti alla Camera e al Senato sono già stati assegnati dalle segreterie di partito. Il non voto utile è il solo utile. Veltrusconi non vuole Antonio Di Pietro ministro della Giustizia. Veltrusconi non vuole la libertà di informazione. Veltrusconi vuole i condannati in Parlamento. Veltrusconi non vuole l’inciucio, ma “accordi per le riforme”. Le liste politiche con il nome Beppe Grillo sono illegittime. Beppe Grillo sarà in tribunale per chiedere il ritiro di urgenza di: NO EURO – LISTA DEL GRILLO. L’udienza si terrà al Tribunale di Roma il 4 aprile, ore 11.30. Treviso-Roma-Vicenza-Pozzuoli-Pescara-Fiumicino-Massa-Pisa-Viterbo-Nettuno-Tivoli-Villafranca di Verona-Ischia-Bitonto-Formia-Campi Bisenzio-Cepagatti sono le liste civiche che si ispirano al blog. Passate l’informazione. Stampate volantini. Usate i megafoni. Il 25 aprile si avvicina. Il V2 day si avvicina. La vera informazione si avvicina. Tre referendum si avvicinano. No all’ordine dei giornalisti di Mussolini. No al finanziamento di un miliardo di euro all’anno all’editoria. No alla legge Gasparri e al duopolio partiti-Mediaset. 200 banchetti in 200 città in tutta Italia sono già pronti. Milioni di moduli per il referendum sono in spedizione. Richiedete i moduli. Aprite nuovi punti per le firme. La bolla si sta sgonfiando. Ripeto: la bolla si sta sgonfiando.

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domenica, 30 marzo 2008
NELLA REPUBBLICA CECA
L’installazione di un sistema missilistico di difesa nell’Europa dell’Est è una virtuale dichiarazione di guerra
Immaginiamoci la reazione degli Stati Uniti se la Russia, o la Cina, o l’Iran o qualsiasi altra potenza straniera osasse persino pensare di piazzare un sistema missilistico di difesa sul suolo o ai confini dell’America, per non parlare della sua attuazione. In tale inimmaginabile circostanza, una reazione violenta degli USA non sarebbe soltanto quasi certa, ma comprensibile, per motivi chiari e semplici.
Tutti sanno che la cosiddetta difesa missilistica (leggi scudo stellare) è prima di tutto un’arma di offesa. Stimati analisti militari americani la descrivono come “non un semplice scudo, ma un potenziale trampolino di lancio per azioni di guerra americane”. “Agevolerà di molto l’impiego di forze militari americane all’estero”. “Salvaguardando da possibili rappresaglie il suolo americano, lo scudo stellare garantisce agli Stati Uniti sia la capacità che la volontà di ‘plasmare’ il territorio altrui”. “La difesa missilistica non è veramente intesa alla protezione dell’America, ma uno strumento di dominio globale”. “Lo scudo stellare serve a consolidare il potere dell’America all’estero. Non è per difesa, ma per l’attacco, ed è questo il vero motivo per cui ne abbiamo bisogno”.
Tutte le frasi citate sopra sono state pronunciate da autorevoli e rispettate fonti liberali, che sono a favore dell’impiego del sistema missilistico di difesa e al suo piazzamento ai più remoti angoli del dominio statunitense globale. La logica è chiara e semplice: un sistema funzionante di difesa missilistica informa i potenziali bersagli che “noi vi attaccheremo quando ci pare e piace, e voi non potrete vendicarvi contro di noi, per cui non potete impedirci di farlo”.
Il sistema è “venduto” agli europei come “difesa contro i missili iraniani”, ma anche se l’Iran possedesse armi nucleari e missili ad ampio raggio, le probabilità che ne farebbe uso per attaccare l’Europa sono tanto remote quanto lo è la probabilità che l’Europa sia colpita da un asteroide, per cui se la difesa ne è la ragione, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema di difesa contro gli asteroidi. Se l’Iran dovesse anche solo accennare di avere quel tipo di intenzioni, verrebbe vaporizzato.
Il sistema è certamente inteso per l’Iran, ma per attaccarlo. Fa parte delle crescenti minacce USA contro questo Paese, minacce già di per sé illegali e contrarie alla Carta delle Nazioni Unite, anche se non applicabili a stati “fuorilegge”.
Quando Gorbachev acconsentì alla Germania unita di aderire ad un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, ma lo fece per le ragioni che tutti conosciamo. In cambio il governo USA promise solennemente di non allargare la NATO verso l’Est. La promessa fu violata alcuni anni dopo, destando pochi commenti dall’Ovest, ma aumentando di molto la minaccia di uno scontro militare. La cosiddetta “difesa missilistica” ha accresciuto le probabilità di una nuova guerra. La “difesa” che offre è sintomo premonitore di aggressione nel Medio Oriente, che avrebbe conseguenze incalcolabili, data la minaccia di una guerra nucleare totale.
Più di mezzo secolo fa Bertrand Russell e Albert Einstein fecero uno straordinario appello ai popoli del mondo, avvertendoli di trovarsi di fronte ad una scelta “tetra ed ineluttabile: mettere fine alla razza umana o rinunciare alle guerre”. Accettando il cosiddetto “sistema missilistico di difesa” la scelta è stata fatta a favore della fine della razza umana, forse addirittura in un futuro non molto distante.
Tratto da una lettera di Noam Chomsky a Jan Tamás.
domenica, 30 marzo 2008
Un esempio, dal mondo reale della produzione della mozzarella di bufala, una testimonianza di prima mano
Il 12 di febbraio ultimo scorso, tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che "la cosa"... era un bufalotto di alcuni giorni, ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all'autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo.
Un bufalotto maschio, senza marca nell'orecchio, senza padrone. L'ho caricato in macchina e l'ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perchè probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Si, mi è stato risposto, è l'abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata ai Carabinieri per fare la denuncia di "ritrovo". Anche il Comandante "sapeva": i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è "normale", non servono, non danno latte. Si parlava di soffocarli buttando la paglia in gola...
Con il Servizio Veterinario abbiamo fatto i calcoli: circa 15.000 bufalotti maschi all'anno "non nascono" ufficialmente. Ma devono essere nati, perchè la natura procura l'equilibrio: nascono tanti maschi come femmine. E se sono iscritti 40.000 bufali femmina devono essere minimo 15.000 i maschi che "spariscono". Ho sentito di altri "metodi" di uccisione: la maggior parte degli allevatori semplicemente lascia morire di fame i neonati, cioè li allontanano dalla mamma subito dopo il parto e non danno più attenzione. Muoiono! Basta! Ci sono quelli che li sotterrano vivi e ci sono quelli che li buttano nella fossa del letame. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa. Per il resto, per continuare a produrre mozzarella di bufala si dovrebbe organizzare una raccolta dei piccoli appena nati per portarli ai macelli.
domenica, 30 marzo 2008
In Sicilia non esistono le condizioni minime che consentano elezioni libere.
Affermo ciò alla luce di quanto successo alle elezioni comunali di Palermo del 2007 (documentato da filmati e argomento di una interpellanza parlamentare) e alle elezioni politiche del 2006.
Gran parte del territorio siciliano è controllato dalla criminalità organizzata e numerosi sono i casi di politici e amministratori collusi. Comitati d’affari fatti di imprenditori, politici e mafiosi tengono strettamente in pugno il potere.
Una non democrazia non può consentire che elezioni libere possano cacciarla via. Pertanto, utilizza ogni mezzo possibile per controllare il voto.
Alle scorse elezioni comunali, secondo l’interpellanza parlamentare, si sono registrate numerose gravissime irregolarità, prima, durante e dopo il voto.
Alcune di esse:
- al momento dell’insediamento dei seggi la domenica mattina, i plichi di schede risultavano aperti in molte sezioni e nella quasi totalità di tali casi da una a 100 schede risultavano mancanti. Ciò è gravissimo perché le schede mancanti possono essere utilizzate per far votare fuori dai seggi secondo le proprie indicazioni e sotto lo stretto controllo di uomini di Cosa nostra;
- in alcune sezioni sono stati rinvenuti nell’urna e regolarmente spogliati pacchetti anche di 160 schede che risulterebbero tutte votate dalla stessa mano e con la stessa grafia, in favore del medesimo candidato, e per di più con matite non corrispondenti a quelle copiative in dotazione ai seggi;
- in alcune ore (soprattutto la mattina presto) si è registrata una formale elevatissima affluenza di elettori che non appare sia stata corrispondente a un effettivo sovraffollamento dei seggi;
- diversi elettori sarebbero stati sorpresi all’interno delle cabine di voto intenti a fotografare la propria scheda con telefonini;
Maggiori dettagli sulle irregolarità possono essere letti qui.
Inoltre, è assai probabile che scrutatori poco ligi al dovere abbiano votato le schede bianche per i partiti e i candidati che sono stati loro segnalati da Cosa nostra, sia alle Comunali del 2007 sia alle Politiche del 2006.
Peraltro, la scelta degli scrutatori, a seguito di una scriteriata legge approvata alcuni anni fa dal centrodestra, non avviene più per sorteggio ma per nomina. In Sicilia, gli scrutatori sono nominati da una commissione presieduta da un dirigente del partito Udc, lo stesso partito dell’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro e di molti altri politici dalle frequentazioni ambigue, molti dei quali arrestati o indagati per mafia.
Il rischio di trovarsi intere sezioni elettorali controllate da uomini di partito è molto serio. Il rischio che il voto di queste sezioni elettorali sia completamente falsato a favore dello stesso partito è altissimo.
A seguito di tutto ciò, in quanto libero cittadino, ritengo indispensabile che le prossime elezioni regionali siano monitorate dall’OSCE e pertanto chiedo l’invio degli osservatori.
Questa lettera sarà spedita al più presto, tradotta in inglese, all’OSCE, Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa e ad alcuni quotidiani. Se poi avrò una risposta ufficiale, la pubblicherò.
Update: la lettera è stata inviata all’OSCE il 23 marzo. Hanno aderito all’appello: Nicolò La Rocca, Francesca Mazzucato, Vins Gallico, Livio Romano, Angelo Petrella, Elisa Bolchi, Remo Bassini, Filippo Bologna, Sauro Sandroni, Stefano Sgambati, Edo Grandinetti, Elisabetta Rubicone, Benny Calasanzio, Ribera online, Antonio Consoli, Marco Di Porto, Wilmer Comin, Luca Pettinelli.
domenica, 30 marzo 2008
Si discute in Occidente se sia il caso di boicottare le Olimpiadi organizzate dalla Cina, responsabile della sanguinaria repressione in Tibet di cui si fa finta di accorgersi solo ora mentre la strage di Lhasa non è che l'ultima di una serie lunga mezzo secolo. Secondo me le Olimpiadi non si dovrebbero fare né in Cina né altrove. Non si dovrebbero fare più.
Le ultime a dimensione umana sono state quelle di Roma, nel 1960, con la leggendaria galoppata di Abebe Bikila a piedi nudi nella maratona. Dopo sono diventate un gigantesco Barnum, un baraccone grottesco, gonfiato fino all'inverosimile dagli enormi interessi economici, dagli affari, dalle sponsorizzazioni. Non c'è centimetro quadrato dell'Olimpiade che non sia business (in passato gli americani sono arrivati ad affittare agli sponsor anche la fiaccola olimpica portata dai tedofori vendendone il percorso a tremila dollari al chilometro).
Inoltre, in totale contrasto con le intenzioni dell'ingenuo barone Pierre De Coubertin, che le reinventò nel 1893, concependole come un momento di fratellanza universale fra i popoli, da almeno quarant'anni le Olimpiadi Moderne, proprio per il gigantismo che hanno assunto e la cassa di risonanza mondiale che rappresentano, sono diventate terreno fertile per l'esplosione di tensioni (la rivolta degli studenti al Messico), di rancori (la contestazione dei neri a Montreal), per boicottaggi (quelli incrociati di americani e sovietici a Mosca e a Los Angeles), per discriminazioni grottesche (il Sudafrica no, l'Iraq nazista di Saddam sì), quando non addirittura teatro di stragi come accadde a Monaco nel 1972 ai danni degli atleti israeliani. Da allora le Olimpiadi sono protette da centinaia di migliaia di uomini armati, da agenti segreti di ogni nazionalità, gli atleti non possono uscire dalle loro «location» se non sotto scorta. Quasi sempre il Paese che le ospita se ne serve per legittimarsi e per mascherare, dietro la perfezione e la spettacolarità dell'organizzazione, le proprie magagne, sociali e politiche. E questo è sicuramente il caso della Cina che il presidente Bush, con la tempestività che lo contraddistingue, ha depennato dai dieci Paesi che, a parer suo, violano i «diritti umani» proprio quattro giorni prima della strage di Lhasa.
Ma tutti gli Stati partecipanti hanno intenti politici e fanno di ogni vittoria una questione di prestigio nazionale. Così per prendere una medaglia alle Olimpiadi si inventano sport inverosimili e comici che non hanno in tutto il mondo che qualche centinaio di adepti o si mascherano come dilettanti professionisti pagati centinaia di migliaia di dollari. Ma gli effetti più inquinanti di questa corsa a un malinteso prestigio politico e nazionalistico si hanno sugli atleti. Per una medaglia, soprattutto nelle specialità «regine» delle Olimpiadi, atletica, nuoto, ginnastica, si allevano in batteria, come fossero polli, bambini e bambine di sei, sette anni costringendoli ad allenamenti quotidiani, pesantissimi. Per una medaglia gli atleti vengono, a seconda della specialità, ingrassati o denutriti, omogeneizzati, anabolizzati, spesso drogati. Ai nuotatori vengono rasi i capelli e i peli delle braccia, del petto, delle gambe, ai saltatori vengono stimolate le piante dei piedi con scariche elettriche, ad altri viene cambiato il sangue, alcune atlete, in passato, per rinforzarsi si sono fatte ingravidare per poi abortire a risultato avvenuto, ad altre vengono iniettati ormoni maschili fino a che perdono ogni forma femminile. Una buona parte dei Giochi Olimpici è fatta ormai di questi fenomeni da baraccone verso i quali si prova, invece che ammirazione, un senso di pena o la curiosità umiliante che ispirano la donna cannone e il nano Bagonghie.
E allora prendiamo il coraggio a due mani e facciamola finita una volta per tutte con questo circo indecoroso e impudico. E chissà che, oltre a evitarci lo spettacolo avvilente ed inquietante di città messe in stato d'assedio per quella che viene ancora ipocritamente chiamata «la festa della gioventù» (dove invece «si fa la festa alla gioventù), non si possa, in futuro, tornare a giocare a chi corre più veloce senza doverci trasformare in tanti Frankenstein .
domenica, 30 marzo 2008
Scoppia negli Stati Uniti il caso del contractor del Pentagono da 300 milioni di dollari che ha organizzato un'operazione su scala internazionale di riciclaggio di armi. Il New York Times pubblica il suo grande reportage del traffico d'armi dall'Albania all'Afghanistan, ma si guarda bene dal coinvolgere in maniera diretta il Pentagono o il Governo degli Stati Uniti. Intanto continua il giallo sull'organizzazione dell'operazione di riciclaggio di armi. Pubblichiamo qui le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni avvenute tra Efraim Diveroli, che si presenta come Presidente della AYE INC. - contractor del Pentagono per il commercio di armi - e Kosta Trebicka, proprietario della società albanese XHOI, che opera nel settore dell'imballaggio.
Il New York Times ha finalmente pubblicato il servizio sul traffico di armi che giunge in Afghanistan dopo aver attraversato i Balcani e l'Europa Orientale, con l'Albania a fare da centro nevralgico ( Supplier Under Scrutiny on Arms for Afghans) . Come anticipato dalla nostra redazione più volte, citando le parole del Premier Berisha dinanzi al Parlamento a pochi giorni dalla strage di Gerdec, il quotidiano americano preparava da tempo un reportage sulla connessione dell'Albania ad un traffico di armi internazionali, sottolineando che dietro una fantomatica società della Florida, vi era il Ministero della Difesa Statunitense. Non appena il servizio viene pubblicato, tutti i media statunitensi lo rilanciano, e si preparano, come ha fatto per esempio il Financial Times, a pubblicare altri reportage sul caso delle " munizioni albanesi", sino a creare un'onda mediatica contro il Governo e le mafie albanesi.
Come da copione, infatti, il Pentagono decide di sospendere l'esecuzione del contratto a nome della AYE Inc. perché soggetta ad un'investigazione criminale, che ha smascherato una società costituita da poco più 8 persone e gestita da un ragazzo di 22 anni. Il Pentagono invalida il contratto perché la AEY sembra abbia venduto munizioni "made in Cina", contravvenendo al dettato del contratto secondo cui il governo non può comprare direttamente o indirettamente munizioni da una società militare cinese, o da alcuna entità che è parte dell'industria di difesa della Cina. Secondo le fonti, la Difesa statunitense non aveva chiesto ancora la sospensione perché aspettava la conclusione delle ispezioni, ma divenuto l'affare di dominio pubblico, occorreva ricorrere alla sospensione immediata.
Allo stesso modo, il contratto viene invalidato anche nei confronti del Governo albanese, perché ha violato le clausole stabilite. Tirana, dal canto suo si difende affermando che la spedizione delle munizioni era stata precedentemente certificata dall'Ambasciata Statunitense a Tirana. Così, scoperta la truffa cadono le pedine più scoperte per coprire i veri organizzatori della complessa operazione di riciclaggio di armi.
Infatti, ciò che non viene ben messo in evidenza dal reportage, miope e dalla ristretta visuale, che lo scandalo delle munizioni dell'Albania non si riduce a due o tre società private, dalla struttura quasi inesistente, con due o tre sedicenti rappresentanti. Il New York Times si guarda bene dal coinvolgere in maniera diretta il Pentagono o il Governo degli Stati Uniti come responsabili dell'appalto e della commercializzazione delle munizioni, considerando che, al di là di ogni particolare intreccio politico, il Ministero della Difesa degli Stati Uniti ha concesso un contratto ad una società amministrata da un certo Efraim Diveroli, che risulta essere un ragazzo di 22 anni che fa il massaggiatore. A questo occorre aggiungere che la AEY INC. , posseduta dall'israeliano Heinrich Thomet, è in qualche modo collegata alla società di Cipro, la Edvin Ltd. , sulla quale si è scatenato un vero e proprio giallo in seno al Governo albanese.
Tirana ha infatti sottolineato più volte che fu la società americana a chiedere l'intermediazione della ditta di Cipro, seppure le intercettazioni sembrano incolpare la Meico, che, per volere del direttore Yili Pinari, esclude la partecipazione all'affare della società albanese XHOI di Kosta Trebicka per inserire la Edvin Ltd. che viene rappresentata a Tirana da un certo Herni Tomei. Henri Tomei è un cittadino svizzero, indagato per traffico d`armi a livello internazionale, e possiede varie società che trafficano armi, come la la “Brugger & Thomet AG” e la “BT International Ltd”. Questo personaggio svizzero, individuato anche dal New York Times, nell'ambiente è conosciuto da sui partner in affari anche come Heinrich Thomet, che risulta essere azionista di maggioranza anche della “Brugger & Thomet AG” e della “BT International Ltd”. Se questo dettaglio è vero, allora il cerchio si chiude, e possiamo senza dubbio affermare che il Governo di Tirana è stato manipolato in qualche modo da una rete di personaggi ambigui che dicevano di operare per il Governo Americano, per fantomatiche società svizzere, e quant'altro.
Pubblichiamo dunque le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni avvenute tra Efraim Diveroli, che si presenta come Presidente della AYE INC. - contractor del Pentagono per il commercio di armi - e Kosta Trebicka, proprietario della società albanese XHOI, che opera nel settore dell'imballaggio. Nel corso delle conversazioni, Diveroli spiega chiaramente che Ylli Pinari, direttore della Meico, vuole escludere dall'affare, la Xhoi di Trebicka, per inserire la società di "Henri".
AUDIO : Intercettazione n.1 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Cosa succede con il tuo amico Pinari?
DIVEROLI: Non so, me lo puoi dire tu. Hai fatto qualche accordo con lui per le casse?
TREBICKA: Non voglio fare accordi con lui, tu lo sai che è spazzatura. Me l`hai detto tu, prima, che lui e` un uomo della mafia, o no?
DIVEROLI: Penso che lo sia, penso che e` della mafia o la mafia lo sta controllando. In tutti e due i casi lui e` un problema. Il problema è che io non ho scelta. Devo fare un accordo con lui. Il Governo Americano aspetta i prodotti. Non ho nessuna decisione da prendere. Sei tu che devi prendere una decisione.
TREBICKA: Tu vuoi...io posso dimenticare i miei soldi, quelli che ho investito lì... non ho nessun problema... non posso combattere con questo governo, non posso combattere con Pinari. Certamente ora è nelle tue mani, non nelle mie. Se Pinari vuole continuare a giocare con te, se lui metterà la gente della mafia...
AUDIO : Intercettazione n.2 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Che succede con tutto quest`affare di merda qui...(parte indecifrabile di discorso su Pinari). Okey, l`azienda che sta preparando le casse potrebbe voler comprare il tuo materiale di imballaggio.
TREBICKA: Okey, molto bene, molto bene.
DIVEROLI: Io romperò l`accordo, quel che non va bene per te, non va bene neanche per me.
TREBICKA: Quale società c'è ancora? Quella di Delijorgji, di Mihal Delijorgji? E questa la compagnia?
DIVEROLI: Non ho nessuna idea. Noi stiamo aspettando che Pinari ci dia i dettagli della società. Io rimanderò questa vendita così importante, la rimando fin quando non prendi i tuo materiale...
AUDIO : Intercettazione n.3 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: (Discorso non ben decifrabile, facendo riferimento ai soldi che Trebiska deve a Diveroli per un carico di merce che deve partire, si tratta di una cifra di 2.5 milioni di dollari) Io sono al 100% con te. Non ti ho escluso io da quell'affare. Lo capisci? Non c'entro con questo. Anche se Pinari me l`ha chiesto, e lui mi sta obbligando a farlo, io non l`ho mai appoggiata questa decisione. Sono molto, molto seccato. Sono molto preoccupato.
TREBICKA: Lui sta ancora lavorando con Henri Tomei?
DIVEROLI: Penso che stia lavorando ancora con Henri. Io sto lavorando ancora con Henri. Devo lavorare con Henri, sto lavorando con Henri.
AUDIO : Intercettazione n.4 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: C`e` una cosa che deve capire Pinari: io non sono amico di Henri... non posso fare un commercio di scimmie con la mafia e Delijorgji e con tutta quella gente di merda in Albania. Io sono un'azienda diretta, io lavoro per il governo, tutti mi stanno osservando. Pinari vuole persone come Henri in mezzo che si “occupano” di lui e della sua gente, ma questo non è affar mio. Io non ne voglio sapere di questa storia. Io voglio parlare solo del business legale. Questa è la mia impressione sulla situazione. Questa è una mia idea, una mia opinione.
DIVEROLI: Come stanno le cose per te per il momento?
TREBICKA: Le cose sono okey, sono tranquillo, hai capito? Sto lavorando bene, ho altri business di cui occuparmi e il mio business quotidiano e` okey, non ho problemi.
AUDIO : Intercettazione n.5 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: (Alcune frammenti di discorso sulla visita del Presidente Bush in Albania) Pinari è un bene per lui, per il vostro Presidente. Alex è felice. Lui mi ha detto che Pinari dirà a te per il volo di mercoledì, se si farà o meno. È nelle tue mani, lo sai. Io posso aiutarti se vieni incontro a qualche altro problema. Mi dici e ti aiuterò, ma penso che con Pinari, con la sua gente di mafia, Delijorgji e Henri, sarà più difficile per te continuare ad andare avanti, perchè loro ti daranno tanti problemi. Ma tieni presente che, qualsiasi cosa accada, in qualsiasi momento che ne avrai bisogno, fammi una telefonata. Ci sono tante possibilità che io venga chiamato a Washington D.C dalla gente della CIA e dai miei amici lì. Tra due settimane verrò in Florida per incontrarmi con te e discutiamo sugli altri accordi.
DIVEROLI: Mi piace. La facciamo questa cosa.
AUDIO : Intercettazione n.6 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Per il momento ho un ottimo accordo in Serbia per il quale posso avere bisogno di un po' di finanziamenti per ...
DIVEROLI: Ho un'idea, forse puoi finire l`imballaggio delle munizioni martedì. Per esempio puoi finire l`inscatolamento di due milioni e mezzo che mi devi.
TREBICKA: Si. Si
DIVEROLI: Pinari e Delijorgji vedranno il tuo lavoro che si sta muovendo tranquillamente e non vorranno bloccarlo. Così vorranno comprare materiale da te. Perchè non hanno motivo di spostare ciò che sta lì attualmente. Non hanno motivo di girarci attorno, viaggiare in Macedonia, e girare ancora. Possono dare a te i soldi. Forse questa e` una buona idea, credo. Pensi che Pinari lo farà questo lavoro?
TREBICKA: Io posso farlo, posso continuare il lavoro.
AUDIO : Intercettazione n.7 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Ho trovato dei buoni partner e penso che posso continuare l`affare. Non lo so se va bene per Pinari, Delijorgji e la loro gente di mafia, se vogliono lavorare ancora con me. Ma per me va bene, non ne voglio parlare. Non aprirò bocca, faro tutto quello che mi dici di fare.
DIVEROLI: Capisco, ma ti dico che : io difendo te, e tu difendi le mie cose. Lasciami parlare con Pinari. Pinari sa cosa fare con l`imballaggio. Perchè lui si sta allontanando da te, dalla posizione che hai. Se lui non colma questa divisione nel modo giusto, ci sarà una montagna di guai per tutti. Così lui si può innervosire per Delijorgji, che non può saper fare il suo lavoro, comunque. Questa è l'occasione migliore, questo è il mio sogno.
AUDIO : Intercettazione n.8 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Noi dobbiamo rimandare la vendita del materiale, così almeno tu non sarai esposto e io non sono esposto. Giusto, o no?
TREBICKA: Hai ragione. Hai ragione al 100%.
DIVEROLI: Adesso c'è l`opzione A e l`opzione B. Noi andremo su una di esse, ma semplicemente non siamo sicuri su quale. Perchè non provi ora a baciare ancora una volta il culo di Pinari. Prendi il telefono, pregalo, bacialo, qualsiasi cosa. Mandagli una delle tue prostitute, che lo fa felice. Forse ti dà una chance di fare il lavoro. No?
TREBICKA: Ok, ok.
DIVEROLI: Forse lui non è organizzato, forse si innervosisce. “Beh, tu lo sai che se non faccio il lavoro, allora perdo il business di munizioni”. (Immagina cosa dovrebbe dire Trebicka) Forse diventerà nervoso e noi possiamo giocare con la sua paura. “Pinari, dai allora. Dammi un' altra possibilità”. (Continua a suggerire a Trebicka) Dagli un po' di soldi, dagli qualcosa per le sue tasche. Non prenderà molto. Prenderà solo 20 mila dollari da te...
AUDIO : Intercettazione n.9 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Non posso vivere con questa. Mi capisci?
TREBICKA: Si ti capisco.
Diveroli: Fammi sapere domani. Parliamo questa sera o domani e decidiamo se scegliere la variante A o B? Parlo con Pinari, tu parli con Pinari e prendiamo una decisione. Poi passiamo ad un altro accordo. Hai qualche altra soluzione?
AUDIO : Intercettazione n.10 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Di più, di più. La questione è andata più in alto del Primo Ministro e di suo figlio. Questo e`... questa mafia e` troppo forte per me. Non la posso combattere questa mafia. E` diventata troppo grande. Gli animali sono appena usciti fuori dal controllo. Troppi giocatori...
Ecco come il Pentagono fa business
Pubblichiamo le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni avvenute tra Efraim Diveroli, che si presenta come Presidente della AYE INC. - contractor del Pentagono per il commercio di armi - e Kosta Trebicka, proprietario della società albanese XHOI, che opera nel settore dell'imballaggio. Nel corso delle trattative tra l'americana AYE e la società di Stato albanese MEICO, si introduce un nuovo partner che cerca di entrare nell'affare, la Xhoi di Trebicka che prende contatti con Ylli Pinari, direttore della Meico.
AUDIO : Intercettazione n.1 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Cosa succede con il tuo amico Pinari?
DIVEROLI: Non so, me lo puoi dire tu. Hai fatto qualche accordo con lui per le casse?
TREBICKA: Non voglio fare accordi con lui, tu lo sai che è spazzatura. Me l`hai detto tu, prima, che lui e` un uomo della mafia, o no?
DIVEROLI: Penso che lo sia, penso che e` della mafia o la mafia lo sta controllando. In tutti e due i casi lui e` un problema. Il problema è che io non ho scelta. Devo fare un accordo con lui. Il Governo Americano aspetta i prodotti. Non ho nessuna decisione da prendere. Sei tu che devi prendere una decisione.
TREBICKA: Tu vuoi...io posso dimenticare i miei soldi, quelli che ho investito lì... non ho nessun problema... non posso combattere con questo governo, non posso combattere con Pinari. Certamente ora è nelle tue mani, non nelle mie. Se Pinari vuole continuare a giocare con te, se lui metterà la gente della mafia...
Il barbiere di Cipro
Un progetto di demilitarizzazione si è trasformato in un'operazione di riciclaggio di armi, con la creazione di denaro dal nulla. Un traffico di armi e munizioni viene apparentemente gestito da un circuito chiuso di prestanomi e società fantasma, mentre il Pentagono e contractors statunitensi costituiscono i veri protagonisti di una grande truffa ai danni del popolo albanese, vittima del crimine invisibile di società e centri di potere internazionali. (Foto: Mihal Delijorgji)
L'incredibile incidente dell'esplosione del deposito di Gerdec, in Albania, ha portato alla luce una verità sconcertante e paradossale. Un traffico di armi e munizioni viene apparentemente gestito da un circuito chiuso di prestanomi e società fantasma, mentre il Pentagono e contractors statunitensi costituiscono i veri protagonisti di una grande truffa ai danni del popolo albanese, vittima del crimine invisibile di società e centri di potere internazionali. Il vero giallo sul traffico delle armi scoppia con l'esplosione del deposito di Gerdec che rade al suolo un intero villaggio nei pressi di Tirana, con decine di vittime e centinaia di feriti. 
Le indagini a questo punto sono obbligate, in quanto le famiglie e i media vogliono chiarezza sulle responsabilità dell'accaduto. A gestire il deposito è la società statunitense Southern Ammunition, che nel maggio del 2007 sottoscrive un contratto con il Ministero della Difesa per lo smaltimento delle munizioni, sino al 7 dicembre del 2007, dopodichè con un subappalto trasferisce le successive operazioni di smantellamento alla società albanese Albdemil, che tuttavia risulta essere partecipata per il 25% dalla stessa Southern Ammunition Inc. Co. e il 75% da Mihal Delijorgji che ha una fonderia in Albania. In particolare, la SAIC sottoscrive il 27 dicembre 2007 un contratto di acquisto con la MEICO, e dopo 3 soli giorni di vendita delle stesse munizioni con la collegata Albdemil per un prezzo maggiorato del 2%. La curiosità di questo evento è che la Albdemil è stata creata solo nel 2006 e la sua attività caratteristica è il trasporto di armi, quando la sola azienda concessionaria di tale settore è la società di Stato Meico. Tuttavia, dopo 4 mesi dalla sua costituzione, un piano di riforme del governo Berisha, voluto dalla Comunità Europea, liberalizza il settore e permette anche alle aziende private di trasportare e commercializzare armi e munizioni. Così Dielejiorgi riesce a prendere il controllo della situazione e con grande diplomazia mette tutti d'accordo. La Albdemil riesce a scavalcare l'azienda di Stato Meico, e, tramite una legge speciale della Presidenza del Consiglio albanese e con il benestare del Ministro della difesa Fatmir Mediu, la società americano-albanese si aggiudica l'appalto di demilitarizzazione.
In realtà non vi è stata una vera e propria opera di bonifica perché all'interno dei depositi avveniva la selezione e lo scarto delle munizioni, che, secondo varie testimonianze, durante la notte le casse venivano reimballate e portate a Durazzo per essere poi esportate. Hanno dunque sequestrato armi vecchie, per poi reimballarle, rivenderle come nuove agli eserciti che sono ancora in guerra, rigorosamente sotto il marchio "made in US". Questo fa ben capire cosa siano in realtà le campagne di demilitarizzazione che la UNDP promuove con le star del cinema internazionale come Michael Douglas, giunto in Albania per pubblicizzare una campagna per lo smaltimento delle armi e la loro distruzione.
Con una sofisticata tecnica di distribuzione, di riciclaggio e di riarmo di vecchi eserciti, come quello afghano ed irakeno, che hanno in dotazioni armi vecchie è stato costruito un perfetto sincronismo tra Nato, Comunità Europea e Organizzazioni Internazionali, tra demilitarizzazione dei paesi, liberalizzazioni dei settori controllati dai monopoli di Stato e campagne di sensibilizzazione. L'organizzazione è talmente perfetta che tutto fila liscio, tutti guadagnano e il circuito gira senza problemi.
Un pomeriggio, però, esplode il grande deposito di Gerdec, nella tragedia muore anche il cognato del Premier Berisha che rivestiva il ruolo del conteggio delle munizioni. Berisha imbarazzato dalla situazione, si giustifica dinanzi ai giornalisti dicendo di non conoscerlo perché sua cognata, dopo il divorzio in Albania, si era risposata all'estero, per poi tornare. Anche l'ambasciatore americano a Tirana, John Withers II , sembra in forte difficoltà, e si precipita a dichiarare che il governo americano non è in alcun modo implicato con quanto accaduto, in quanto l'intera operazione era gestita solo da società private e dal Governo Albanese. Accuse contro gli albanesi piovono anche dalla società statunitense che aveva ottenuto l'appalto di smaltimento delle munizioni. Gli eventi subiscono una continua escalation, e dagli Stati Uniti si prepara un reportage-scoop del New York Times sull'esistenza di un traffico di armi verso l'Afghanistan proveniente dall'Albania. 
A questo punto, l'Albania, trovandosi alle strette, comincia a difendersi, e il Ministero della Difesa mostra i contratti regolarmente sottoscritti tra la società di Stato MEICO, e la AEY Inc. ( Contratto del 23 Marzo tra MEICO e AEY Inc. ) , posseduta dall'israeliano Heinrich Thomet, e divenuta un contractor dell' US Government Contracting Office di Rock Island, nonchè concessionaria di un contratto con il Pentagono, per l'esercito degli Stati Uniti. Precedentemente, tra il 2006 e il 2007, la AEY Inc. aveva vinto un tender del Pentagono per la fornitura di munizioni alle Forze di sicurezza dell'Afghanistan, per un ammontare di 298 milioni di dollari ( n. protocollo #W52P1J-07-D-004). L'esercito afghano infatti utilizza armi di manifattura russa e cinese risalenti agli anni '80, con munizioni diffuse ancora oggi solo in Paesi Balcanici e del continente euro-asiatico. Per tale motivo, la AEY cerca in giro munizioni vecchie, per poterle reimballare, e consegnarle poi all'esercito afghano.
Nel corso delle trattative, determinate situazioni non sono più chiare, e così si stabilisce che per perfezionare l'accordo di vendita delle armi alla società americana occorre utilizzare come intermediario la Evdin Ltd, che ha sede a Cipro ( Contratto MEICO-Edvin-AEY). Con l'ingresso all'interno delle trattative della Edvin Ltd il prezzo concordato per l'acquisto di una cassa di munizioni aumenta da 22 a 40 dollari. Il Governo albanese afferma che fu la controparte statunitense a pretendere l'ingresso di un intermediario per concludere l'affare, mentre la AEY ha sempre sostenuto che la Meico propose di inserire la Edvin Ltd. nell'affare. Vista la discordanza delle tesi delle due controparti, non è stato ancora ben chiarito in che modo la Edvin Ltd. sia intervenuta nelle trattative, ma la sua presenza è molto importante.
 Si scopre infatti che la Evdin ltd, con sede a Cipro, in via Thermopylon 1 6023 Larnaca Cipro, in realtà corrisponde ad un "barbiere". I riferimenti telefonici presenti sul suo sito - un fax +387 62 94 24 52 e un cellulare +387 32 40 72 72 - ci riportano ad un ufficio presente in Bosnia, nella zona di Zenica. Quando abbiamo contattato il numero di telefono, risponde una persona che nega l'esistenza di un sito che appartiene a questa società. Dopo alcune ricerche, scopriamo che anche un'altra ditta, la Garietta LTD, mostra gli stessi riferimenti telefonici: ritelefoniamo e lo stesso utente, questa volta, chiude il telefono senza rispondere. A questo punto contattiamo il Provider Top Hosting di Sarajevo e, nonostante lo informiamo che ha registrato un sito con dei riferimenti falsi, non interviene per verificare l'identità della società e del proprietario del sito.
Da fonti giornalistiche albanesi che indagano sulla presunta ditta fantasma del " barbiere di Cipro", si viene a sapere che a rappresentare la Edvin Ltd. in Albania è Henri Tomei, cittadino svizzero, indagato per traffico d`armi dal Dipartimento Americano della Difesa, da Amnesty International e dal Governo svizzero. È conosciuto sul mercato internazionale delle armi come “Dio della Guerra”. Secondo le stesse fonti, la MEICO non ha sottoscritto un contratto diretto con AEY, ma con Tomei in qualità di intermediazione, nonostante abbia degli oscuri precedenti. Tomei è anche rappresentante, fondatore e proprietario dell'azienda svizzera “ Brugger & Thomet” e “ AG BG International”, nonché azionista di maggioranza di una miriade di aziende implicate nel traffico d`armi in paesi in conflitto sotto embargo dell'ONU. Il business di Tomei sembra essere concentrato nei Balcani, in particolar modo in Serbia e Montenegro. È da lì che è partito, circa tre anni fa, un ulteriore caso di traffico d'armi che vede come protagonista l'azien  da israelita “ Talon” con sede a Tel Aviv, che gestiva un traffico d`armi dalla Serbia e Montenegro verso il Medioriente. Dalla Camera di Commercio d`Israele, risulta che il proprietario della “Talon” è il Maggiore Shmuel Avivi, che, nonostante neghi ogni coinvolgimento, risulta essere collegato ad un'azienda svizzera che aveva come partner un certo "Henri", conosciuto anche come Heinrich Thomet, lo stesso azionista di maggioranza della AEY Inc e di altre società che vendono armi. Senza alcuna sorpresa scopriamo che le società incriminate sono la “Brugger & Thomet AG” e la “BT International Ltd”. Non bisogna dimenticare la nota comune di tutti i trafficanti di armi che usano due nomi: uno ufficiale che risulta su documenti originari, e l'altro con cui firmare i documenti. Ad ogni modo, lo stesso Heinrich Thomet, della AEY, ha ammesso di aver lavorato occasionalmente con Avivi e le sue aziende, che, a suo dire, lavoravano solo per il governo americano, e per nessun contractor destinato all`Afghanistan o all'Iraq.
Ci chiediamo, a questo punto, come sia possibile che una società americana, contractor del Pentagono, abbia potuto concedere un subappalto di consegna di armamenti ad una società fantasma. Rivolgiamo la stessa domanda alla Comunità Internazionale che dovrebbe spiegare come mai, nonostante la miriade di leggi per la lotta al terrorismo, non vengano effettuati i dovuti controlli sulle società concessionarie degli appalti di vendita di armi. Con tutti i suoi potenti mezzi di intelligence, né la Cia o l'NSA sono intervenuti a fermare l'operazione di riciclaggio delle armi.
Fatmir Mediu e John Withers II
È evidente invece che l'intero circuito è stato studiato e organizzato in maniera tale da non far ricadere colpe e responsabilità sui grandi contractors e sullo stesso Pentagono, servendosi così di società fantasma, di brokers e rappresentanti di ambigua credibilità, per ricostruire l'intero tracciato dei soldi e delle armi, e far ricadere la colpa sul Governo Albanese e le sue società. In tutto questo, infatti, un progetto di demilitarizzazione si è trasformato in un'operazione di riciclaggio di armi, con la creazione di denaro dal nulla, grazie all'apertura di linee di credito e l'emissione di garanzie bancarie a copertura dei finanziamenti e degli investimenti. Non possiamo credere infatti che il danaro, le transazioni e i trasferimenti non siano stati tracciati, o che non sia stato rilevato che una società fantasma di Cipro stava portando a termine una compravendita di armi per milioni di dollari.
Malgrado lo scandalo sia scoppiato, la verità non verrà mai a galla, perché le grandi società, accreditate da potenti strutture militari e internazionali agiscono sempre con una rete di ditte anonime per disperdere nei circuiti le loro identità. L'epilogo di questa assurda vicenda del " barbiere di Cipro" potrebbe essere sconcertante. L'Albania dovrà infatti pagare il suo errore di aver sottoscritto un contratto per la vendita di armi, e il suo Governo sarà ricattato per l'ennesima volta. Di quelle munizioni, alla fine dei conti, solo una minima parte sono uscite dalle frontiere albanesi, ma era necessario che fossa l'Albania l'intestatario ultimo dei contratti, facendo così da "prestanome" per una complessa operazioni di riciclaggiano di armi. Comunque, " il libanese" gira sempre nel blocco di Tirana e propone ai nuovi ricchi grandi guadagni e visti, in cambio di firme e di denaro.
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