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venerdì, 29 febbraio 2008
sussurrato da: armentos alle ore 20:49 | Permalink | commenti
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venerdì, 29 febbraio 2008

...oscurando fatti gravi e le notizie
Regionali promossi: verità e falsi

 

Politica e dis-informazione, è stata una bella gara al “vinca il peggiore” nell'informazione regionale, soprattutto scritta ma anche teletrasmessa. È stata approvata la legge finanziaria ma con vicende collaterali di grande impatto e interesse per i lettori: peccato si sia dimenticato di farlo sapere anche a quelli dei due maggiori e storici, più spesso preistorici, quotidiani sardi. La faccenda è stata sbrigata in stitici articoli dedicati quasi esclusivamente a quello di cui i lettori farebbero volentieri a meno. Non gliene frega niente, anzi li indispone, come tutto il politichese senza i contenuti sostanziali. I fatti importanti separati dalle non-notizie, ridotte al solo trito, monotono, ripetitivo gossip: maggioranza che traballa, gli scarti dei socialisti, le divisioni nel Pd, l'Udeur verso la dissoluzione, le dichiarazioni memorabili dei logorroici a in servizio permanente. Una subalternità acritica e grigia alla peggiore politica politicante.

Beppe Grillo ha fissato per il 25 aprile il vaffa-day dedicato all'informazione. Quella sarda ha fornito la dimostrazione di quanto abbia ragione a farlo. Finanziaria, chi la conosce, perché parlarne? Infatti alla manovra di bilancio statale tutti i grandi quotidiani nazionali dedicano per mesi paginate di analisi, grafici, commenti con grandi richiami in prima pagina. Appunto perché, nel bene e nel male, condiziona l'intera vita nazionale. Proprio come quella regionale. Da Milano, Roma e Torino, verranno a lezione dai colleghi di Cagliari e Sassari per abbeverarsi alla sorgente pura della professione al meglio, al corretto modo di gestire e proporre i resoconti.

C'è stata la bazzecola della promozione di massa di 307 dipendenti regionali, con una scia di polemiche durissime che hanno investito - pro e contro - unicamente il nostro piccolo giornale. Ha avuto il merito o il torto d'essere stato il solo ad averla proposta come fatto del giorno, con vari articoli e commenti. Non solo per la vicenda in sé. Soprattutto per quel che significa e dimostra sulla deriva verso la sicilianizzazione alla Totò Cuffaro-Raffaele Lombardo del parlamentino sardo: non perde occasione per confermarsi un marchettificio senza decenza. Ne parliamo più avanti. Fosse venuto all'orecchio di Gian Antonio Stella, l'autore de “La casta”, la storia sarebbe finita in prima pagina sul Corriere della Sera: trascurabile, screditato primo giornale italiano rispetto ai nostri campioni nuragici. Ma c'è stato ben altro, in due giorni: pudicamente nascosto dall'informazione a sfregio.

Consiglio-lumaca, ultimo sulla Finanziaria
ma fulmine unitario per il bilancio da 96 milioni

Per varare la manovra il Consiglio ha impiegato 110 giorni, con un ritardo di due mesi e mezzo rispetto alle altre regioni e allo Stato. Nessuno lo ha messo in risalto: dettaglio privo di interesse per i lettori. Irrilevante? Forse no. Perché interfacciato col record da centometrista sprint nell'approvazione del bilancio dell'assemblea. Continua a pesare per 96 milioni, record assoluto in tutta Italia nonostante un taglietto rispetto all'anno scorso: sei milioni in meno, tutti sul personale, che in media guadagna troppo, molto più degli omologhi della Regione. Giusto usare le forbici selettivamente: gli onorevoli non possono ridursi alla fame da un giorno all'altro.

Il tema è caldo, anzi scotta. Il Consiglio lo ha prontamente gelato approvando il bilancio all'unanimità, benché si accoltelli su tutto, in ben novanta secondi, senza uno straccio di discussione: quasi clandestinamente. Infatti è rimasto nella clandestinità per i lettori, ignorato nelle cronache dei quotidiani: escluso il nostro che ci ha fatto sopra una campagna di denuncia (il taglio per il 2008 è anche merito nostro) e ne ha riferito in abbondanza. Chissà, forse sarebbe piaciuto saperlo anche ai lettori de L'Unione Sarda, che ieri esaltava il primato di averne 403 mila, benché sistematicamente disinformati (tranne per i necrologi). Lo verranno forse a sapere, senza fretta e con sobrietà, tra qualche giorno o mese: la periodicità conta nulla.

Finito l'elenco? Ci vorrebbero paginate. Un fatto grosso c'è stato. Ma poiché sgradito, è stato quasi rimosso. La Ragioneria dello Stato ha formalmente comunicato che la scelta di Soru di iscrivere a bilancio le entrate future (i soldi che lo Stato ci aveva sottratto e ora si è impegnato con Prodi e Padoa-Schioppa a restituirci, a rate, fino al 2013) è corretta e compatibile: si tratta di risorse con caratteristica di “certezza ed esigibilità”. Si capisce che la notizia andata di traverso agli scrivani di Terrapieno, al loro editore e al centrodestra: è un assist imprevisto e formidabile per Soru, anche se l'ultima parola spetta alla Corte costituzionale, cui si è appellata la Corte dei conti della Sardegna. Visto, si cestini o quasi.

Corretto? Neanche sul piano dell'interesse informativo. Da un anno, su questa scelta, si è sparato a palle incatenate contro la Regione, presentando il presidente come un bancarottiere e un malversatore, addirittura da sottoporre a impeachment. Con decine di articoli, commenti e dichiarazioni che hanno giustamente risvegliato l'interesse dell'opinione pubblica. L'improvvisa svolta di segno opposto non merita altro che poche righe quasi invisibili: è rispetto o insulto per i lettori? La notizia non è gradita ma quasi cestinarla è un'offesa ai cittadini, non un dispetto a Soru. Mica robetta. La Ragioneria dello Stato è il guardiano rigoroso e autonomo della correttezza nell'uso dei soldi pubblici. Non generico esperto: fonte di riferimento per governi e Parlamento. Se si è esposta, è comunque un fatto significativo: potrebbe anche incidere sul giudizio della Consulta. Niente, tutto quel che va o può andare bene per Soru, va male per i nostri (loro) giornali: glissano dopo aver scatenato un enorme polverone per un anno. Il lettore è servito.

Insabbiata la riforma dei Consorzi industriali?
Irrilevante e sgradevole: si censuri

Praticamente ignorato uno dei maggiori misfatti del Consiglio: l'insabbiamento della riforma degli scandalosi Consorzi industriali, controllati dalle nomenklature così care alla nostra informazione destagionalizzata. Trascurabile anche il mantenimento di carrozzoni da sballo, che hanno ingoiato e ingoiano un fiume di denaro. Trascurabile, non annoiamo i lettori. Infatti a Olbia ogni match sul consorzio del Nord-est da mesi richiede la presenza della polizia e di magistrati, con risse scatenate dall'aggressivo ex sindaco Settimo Nizzi, fino alla ridicola presenza di due presidenti reciprocamente dichiarantesi illegittimi: in attesa di un ennesimo responso giudiziario. Naturalmente è una contesa platonica, mica di potere, soldi, poltrone e clientele.

Come il Casic, che da decenni ammorba e corrompe tutta la politica, trasversalmente. Tutto trascurabile. Dunque anche il rigetto della riforma che Soru cerca di ottenere da tre anni: bloccata dall'asse sinistra-destra connivente in Consiglio e fuori. Curioso. Ma non era il presunto despota a tenere sotto schiaffo il Consiglio presunta vittima, che invece impone la sua deteriore volontà? Fermiamoci qui, sui fatti-notizia snobbati dai giornali e tv (eccezione positiva, benché molto carente, E-polis: almeno per il rilievo) che devono privilegiare le non-notizie politichesi. Ma almeno lo facessero in grazia di Dio.

Qual è il messaggio? La maggioranza non esiste, traballa, è sull'orlo del ko. Balle. Come sempre, con tutte le maggioranze, la battaglia sulla Finanziaria è un ordinario bagno di sangue che frantuma le coalizioni per l'assalto alla diligenza, gli agguati a voto segreto, le marchette trasversali a spese nostre. È accaduto anche stavolta. Quali risultati? Benché sfregiata in alcune parti, la manovra da 8,7 miliardi è passata con 41 voti contro 21. La maggioranza tiene: con lo sputo e scannandosi, anche perché impazza il durissimo toto-candidati per le elezioni. Ma tiene. È cambiata ma da molto. Da quasi un anno, non ha contro l'Udeur e i socialisti che sono stati sempre oppositori di complemento. Soru ha anticipato di molto Veltroni nel mettere fuori i mastellati e nel prendere atto che lo Sdi era totalmente inaffidabile e antagonista. La coalizione è ormai tra un laceratissimo Pd, Sinistra Arcobalente e Italia dei Valori. Si è ristretta, potrà tenere salvo che non si sfarini fino al suicidio. Ma niente di nuovo sotto il sole.

Eppure cronache e titoli sono tutti centrati sul tormentone stanco e logoro di una maggioranza periclitante: da sempre. E i fatti, quelli elencati, di interesse generale, accessibili a tutti e che il nostro piccolissimo giornale ha documentato e valorizzato come normale esercizio di cronaca? Desaparecidos, oscurati, cancellati o ridotti a quasi nulla. Ha ragione Grillo. I lettori sono tenuti in coma informativo, simile a quello farmacologico per i pazienti gravi da tenere sedati. Tranne quando si devono scatenare battaglie fuorvianti, anche cavalcando proteste estreme: sfociate in guerriglia e assalti a domicilio. L'ultima ha riguardato le ecoballe giornalistiche sulla ridicola “alluvione” dei rifiuti campani: uno spruzzo subito rimosso perché il bluff si è sgonfiato da solo. Ecco, questa è l'ennesima riprova che l'allarme-informazione è davvero grave, in Sardegna: in danno dei cittadini soprattutto.

Il Consiglio alla Cuffaro getta un'ombra sui regionali:
il vero attacco è quell'emendamento scellerato

Ma il fatto più eclatante espunto dai quotidiani è stata appunto la promozione indiscriminata che il marchettificio-Consiglio ha deciso per 307 regionali, discriminandone 68 senza santini disonorevoli. Con una misura onerosa (600 mila euro in più) senza copertura finanziaria e in spregio di ogni regola. Per aver dato il giusto rilievo a una vicenda deteriore, ci si è scatenato addosso una profusione mai vista di reazioni. Minacce di querele, intimazioni alla smentite, accuse insensate: largamente inferiori ai messaggi di consenso. Confermiamo tutto e rimandiamo alla rigorosa analisi di persona autorevole e ben informata dei fatti che pubblichiamo oggi. Esaustiva, quasi definitiva, che risponde alle critiche dei sindacati interni.

È stata rilanciata l'accusa che si sia voluto infangare in modo indiscriminato il personale della Regione. Un falso patente. Abbiamo contestato alla radice, e lo ribadiamo, il metodo seguito dal Consiglio per un'operazione sporca e indebita. Un abuso di potere, quasi certa violazione del diritto di uguaglianza costituzionalmente tutelato, pretesa grottesca di un'assemblea legislativa di cogestire anche il personale amministrativo. Sappiamo benissimo, e lo abbiamo rimarcato, che alla Regione ci sono gli sfaticati e chi lavora anche per gli indolenti, i caudatari dei partiti e (molti meno) chi deve subire quest'andazzo, i cialtroni e le persone preparate e per bene. Nessun attacco al personale. Solo agli irresponsabili consiglieri, autori di un atto inaudito che getta una luce fosca sui regionali: recentemente difesi perché maltrattati rispetto ai ben maggiori privilegi degli omologhi del Consiglio. Questo è quanto.

Infatti, in conclusione, alcuni sindacalisti ci hanno dato ragione in forme ufficiose: «l'emendamento non risolve proprio niente, anzi incasina le cose e toglie al sindacato, alla Giunta e al Coran il ruolo istituzionale». Quel che avevamo sostenuto e confermiamo. Appunto, il Consiglio ha usurpato anche il ruolo del Coran, il comitato tecnico-giuridico arbitro tra Giunta (e Governo) e sindacati per la contrattazione nel settore pubblico, con effetti grotteschi. Segnalati da lettori anche in altri siti, incluso quello di Paolo Maninchedda, che ospita pareri altrui ma non si esprime personalmente.

Ne citiamo uno per tutti. «Abbiamo in pratica un esercito quasi di soli generali, mentre la norma dovrebbe essere a piramide rovesciata, ovvero un numero ridotto di funzionari di fascia D, un numero maggiore di istruttori (fascia C) e così a seguire… Ciò premesso non condivido i discorsi da cursus honorum che sottendono al fatto che “da tot anni non progrediscono di carriera” eccetera. La progressione di carriera non deve essere un diritto ma un'opportunità, legata a fattori come il merito, la professionalità, il sacrificio personale, le capacità. Ci possono essere anche tante persone che entrano in fascia B e ci rimangono, non è scandaloso. È scandaloso che ci siano invece dirigenti diventati tali con concorsi a quiz», scrive un lettore, che così conclude: «Almeno si taccia su quest'ennesima offesa fatta ai sardi». Ciò che e' accaduto è offensivo nei confronti di tutte le persone di buon senso, diplomate o laureate, e aumenta la percezione che esista il voto di scambio. Sono schifato».

Lo siamo anche noi, da subito e da soli. Non per ostilità verso i regionali ma verso una politica marchettara che fa all'immagine del personale danni ben maggiori dei benefici mirati e discriminatori. Il guaio è che la politica delle marchette sia coperta, dunque avallata, da una malainfomazione: tace e incoraggia le pratiche alla Cuffaro, anziché censurarle. Ha ragione Grillo, il suo vaffa è sacrosanto. Senza sconti corporativi.

Il Consiglio promuove, la Regione pagherà
ma non c'è copertura per i 307: costano
600 mila euro. Esclusi 68 figli di nessuno

 

Il Consiglio promuove, la Regione deve pagare: ma non c'è copertura finanziaria. I 307 dipendenti regionali che un emendamento del Consiglio ha promosso in massa da una categoria a quella superiore, incasseranno 1.940 euro a testa in più (media) all'anno, con un costo aggiuntivo di quasi seicentomila euro: peraltro non previsti in bilancio e dunque nella disponibilità delle casse regionali. Di più e anche di peggio: ci sono 68 figli di nessuno, assunti con modalità diverse dai 307 che pur essendo nella stessa categoria restano al palo: esclusi dalla promozione e dalla gratifica.

Effetti dell'emendamento in cui si è prodotto parte del Consiglio (gli ex margheriti Biancu, Cuccu, Cucca, Cocco e Giagu, più i socialisti, col sostegno concordato e determinante del centrodestra), imponendosi come abusivo ufficio del personale.

In via ufficiosa, ci è stato precisato che l'approvazione dell'emendamento comporta l'inquadramento nella categoria C di 307 dipendenti, e la soppressione di un pari numero di posti nella dotazione della categoria B. In particolare, la norma da applicare non ha la copertura finanziaria. Il costo immediato degli inquadramenti è di 597mila euro, che sale a 628mila euro considerando gli aumenti programmati per il rinnovo del contratto. La graduatoria dalla quale sono stati estratti i 307 “promossi” comprendeva originariamente 568 idonei. Di questi, a oggi sono stati inquadrati in categoria C 193 dipendenti (168, originari vincitori della selezione, inquadrati nel 2005 e altri 25 per effetto della Finanziaria 2007, in parziale sostituzione di personale andato in pensione). Pertanto, detratti dalla graduatoria i 193 dipendenti già inquadrati e i 307 beneficiari dell'emendamento, resteranno esclusi 68 idonei, non avendo alla base della loro assunzione un concorso pubblico.

Inoltre, è probabile un impatto negativo nei rapporti tra il personale, dato che l'esclusione di 68 dipendenti, su un totale di 568 (pari al 12 per cento) da un beneficio per il quale tutti hanno concorso con le stesse regole, non potrà non avere ripercussioni sul piano operativo e psicologico per un fatto assolutamente estraneo alla selezione interna (cioè la modalità di assunzione) e lontano nel tempo (le assunzioni per pubblico concorso risalgono agli anni 1990-1991.

Riassumendo oltre il burocratese, peraltro abbastanza chiaro, nella graduatoria figuravano dipendenti assunti con l'ultimo concorso pubblico, di 17 anni fa: spesso sistemando personale operante in agenzie interinali e precari vari. Ma nella graduatoria del 2005, figuravano nella categoria B anche 68 persone assunte in forme diverse, per regolarizzazione di vecchie leggi e altro. Di pari grado, nella stessa categoria ma discriminate doppiamente. Nella graduatoria non c'era vincitori di concorso ma tutti i partecipanti alla selezione. Sono state esclusi solo i 68 disgraziati con un'ulteriore penalizzazione. La graduatoria potrebbe risultare stravolta perché una parte o molti dei 68 figli di nessuno forse precedevano parecchi dei 307.

Insomma, figli e figliastri. I primi, spesso segnalati e per via interna, magari per appartanenza politica; i secondi, ora anche mazziati, colpevoli e immeritevoli. Oltre questa miserabile conseguenza, resta il fatto di una promozione indiscriminata di 307 persone: a prescindere da ogni criterio di selezione sul merito, le competenze, la produttività e l'efficienza. Tutto pareggiato in un'unica gratificazione di grado e di soldi: appunto 1.940 euro(media) in più all'anno, tranne i 68 esclusi.

C'è la possibilità che un ricorso al Tar (anche se i tempi sono lunghi) porti il caso davanti alla Corte costituzionale, per quella che pare una plateale violazione del principio di uguaglianza. Ma che importa agli onorevoli d'assalto di quel che potrà accadere in futuro? Non si sono minimamente preoccupati di sapere se c'era o meno la copertura finanziaria immediata, figurarsi del resto. Certamente, molti o tutti i 307 promossi (magari in modo del tutto regolare formalmente, ma contro ogni principio di ragionevole selezione) riceveranno, come accade in questi casi, una lettera dei “benefattori”, segnalando quanto hanno fatto in Consiglio. Un'immoralità ulteriore, oltre l'indecente esclusione dei 68 sommersi, di cui anche i sindacati neanche si curano. Non appartenevano al giro dei soliti noti, non sono amici degli amici. Doveroso escluderli dalle promozioni, mentre gli stessi benefattori disonorevoli tentavano di gonfiare ancora l'organico della Regione col personale delle Comunitàmontane.

Siamo sardi, ma i siciliani Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo che accollano al settore pubblico decine di migliaia di clientes elettorali, crescono e avanzano anche da noi. Fosse per loro, i 2750 dipendenti regionali (più circa altrettanti forestali) sarebbero raddoppiati o triplicati. Voti a prendere: tanto gli ex dc-margheriti tristi hanno la complicità del centrodestra. Regione-mammella ma anche discarica sociale per chi ha squallidi santini nel desolante “paradiso” del Consiglio.

L'abc del diritto per i marchettari dilettanti
Non può andare lontano
l'emendamento che stravolge la graduatoria

Sulla querelle della promozione dei 308 dipendenti regionali, un esperto della materia - profondo conoscitore della normativa, della specifica questione e del pianeta-Regione dall'interno - ci ha inviato un'analisi che pubblichiamo, accogliendo la richiesta di non pubblicare il suo nome. Lo facciamo perché propone elementi che contribuiscono alla comprensione della vicenda.

Oltre alle spudoratezze già evidenziate nell'emendamento marchettaro che promuove per legge 307 dipendenti regionali, è necessario evidenziare che esso è palesemente illegittimo, in aperto contrasto con la giurisprudenza consolidata della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato in materia di graduatorie definitive di pubblici concorsi e selezioni indette dalle pubbliche amministrazioni.

Infatti, le 307 assunzioni non avverranno secondo l'ordine della graduatoria esistente, approvata dalla commissione il 24 marzo 2005, a seguito della selezione. Avverranno invece sulla base di un criterio discriminatorio inventato ora dall'emendamento, del tutto estraneo ai criteri di valutazione e di punteggio a suo tempo predeterminati per lo svolgimento della stessa selezione. Ciò comporterà un vero e proprio stravolgimento a posteriori dellagraduatoria formalmente esistente.

Chiunque mastichi un po' di diritto, o semplicemente ragioni secondo logica, sa bene che non si può modificare una graduatoria definitiva già pubblicata (a seguito di qualunque concorso o selezione o bando di appalto o comunque procedura selettiva) introducendo successivamente, neanche con norma di legge, un criterio discriminante prima inesistente e non reso noto ai partecipanti, che abbia come conseguenza quella di determinare un ordine diverso nella graduatoria stessa.

Si sarebbe invece dovuta seguire una delle due strade possibili: la prima, quella di autorizzare l'Amministrazione regionale ad assumere un altro contingente degli idonei, secondo l'ordine della graduatoria (come si fece con la finanziaria dell'anno scorso, art. 6 comma 4 della legge regionale 2/2007); la seconda, quella di assumere tutti gli idonei, sempre secondo la graduatoria, naturalmente stanziando la necessaria copertura finanziaria.

Si è invece voluta seguire una via non solo intrisa di clientelismo della peggior specie, ma anche viziata da palese illegittimità, in quanto impone l'assunzione di 307 persone e ne esclude 68, anche se questi 68 dovessero venire prima nella graduatoria approvata.

Insomma, marchettari ma anche ignoranti e pasticcioni.

Biologi, farmacisti, non-medici specializzandi:
la beffa dell'emendamento bocciato
«Solo noi discriminati, zero borse di studio»

Non sono disposti a far passare la cosa sotto silenzio. I non medici che prestano servizio nella sanità pubblica e privata isolana non ci stanno: «Siamo stanchi di essere chiamati “classe B”», dice la portavoce Elisabetta Caredda. Sono farmacisti, biologi e specializzandi delle scuole afferenti all'area medica: circa 120 in tutta la Sardegna. Per loro neanche una borsa di studio. Si sentono discriminati a favore della cosiddetta “;classe A”: i colleghi medici e veterinari, che l'assegno lo prendono da anni. Chiedono «l'equità con le altre scuole» visto che «per lavorare nel nostro campo il sistema sanitario nazionale richiede obbligatoriamente e giustamente la specializzazione».

È una battaglia che portano avanti da mesi, con la richiesta all'assessore regionale Nerina Dirindin di equiparare le posizioni: dopotutto, spiegano in un documento, «l´accordo collettivo nazionale riconosce che gli specialisti ambulatoriali e le altre professionalità sanitarie ambulatoriali (biologi, chimici e psicologi) sono parte attiva e qualificante del sistema sanitario nazionale: si integrano nell'assistenza primaria attraverso il coordinamento con le altre categorie ammesse a operare sul territorio e nel distretto, e presso le strutture accreditate ospedaliere ed extraospedaliere per l'espletamento di tutti gli interventi volti alla prevenzione, alla diagnostica di laboratorio, alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione, nel rispetto delle relative competenze professionali».

L'obiettivo sembrava raggiunto durante la discussione appena conclusa sulla finanziaria. Ci credevano soprattutto perché, secondo quanto raccontano, avevano un appoggio importante nella persona del presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu: «Lui stesso aveva contattato gli specializzandi di Sassari e preso l'impegno di farsi carico del problema, promettendo personalmente una soluzione imminente. Sembrava un problema oramai giunto a soluzione, ma niente. Sollecitiamo: riportate in aula il caso».

Il caso, intendono, è quello del “;fattaccio” del voto prima favorevole e poi contrario ai tre emendamenti portati in aula dai consiglieri Nazareno Pacifico (Pd), Beniamino Scarpa (Psd'Az) e Peppino Balia (Sdi): testi molto simili che chiedono lo stanziamento dei fondi per le borse di studio anche ai non medici. La Giunta è contraria perché, spiega l'assessore, si porrebbe un problema di equità per tutti i laureati che frequentano scuole post-lauream.

Alla prima votazione, elettronica palese, i verdi superano i rossi: significa che l'emendamento è passato. Spissu chiede un nuovo voto, perché «in aula c'è confusione: azzeriamo e rifacciamo la votazione». Capita spesso, ma in questa occasione il risultato è ribaltato: passano i contrari con quattro voti di scarto (39 a 35), dopo che Spissu richiama all'ordine i consiglieri della Sinistra arcobaleno: «Però, colleghi, non si può votare verde», si legge nel resoconto d'aula, «rifacciamo la votazione, colleghi». È su questo che si scatena il fuoco di fila, soprattutto del centrodestra: che si attenua solo dopo una riunione dei capigruppo che decide la discussione su 15 emendamenti relativi a un comma già cassato. Buono per far passare in secondo piano il pasticcio dei verdi diventati rossi.

«Ma noi non possiamo stare zitti», continua Caredda, «e andiamo avanti»: prima di tutto chiedendo che il Consiglio regionale affronti l'argomento. Poi mirando più in alto: direttamente ai vertici del Partito democratico, anche attraverso il coinvolgimento dei parlamentari isolani. Non che i primi tentativi - risalgono a ottobre - siano andati bene: a oggi nessuna risposta. Meglio con il ministro dell'Università Fabio Mussi: «Almeno da lui, che ha risposto con una lettera alla e-mail di una semplice studentessa, abbiamo avuto la conferma di quanto sapevamo». A modo di vedere dei non medici quella risposta sancisce il fatto della loro discriminazione.

Mussi ribadisce, in pratica, che i veterinari rientrano nella categoria dei non medici afferente all´area sanitaria secondo la legge 401 del 2000: il testo dice che «il numero di laureati appartenenti alle categorie dei veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi iscrivibili alle scuole di specializzazione post-laurea è determinato ogni tre anni secondo le medesime modalità previste per i medici dall'articolo 35 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, ferma restando la rilevazione annuale del fabbisogno anche ai fini della ripartizione annuale delle borse di studio nell'ambito delle risorse già previste».

Caredda, a nome di tutti i colleghi, chiarisce che quella che portano avanti non vuole essere una guerra tra poveri: ma «i veterinari percepiscono borse di studio che non dovrebbero avere proprio in virtù di quella legge nazionale». Il pasticcio in salsa sarda è il frutto di una legge regionale del 1997: l'allora assessore Paolo Fadda - già coordinatore regionale della Margherita, parlamentare uscente e di nuovo in corsa nelle liste del Pd - decise l'allargamento delle categorie dei beneficiari delle borse includendo i veterinari. «Si fece riferimento», spiega Caredda, «alla legge regionale 5 del 1992, che integra gli interventi statali previsti dal decreto legislativo 257 del 1991». Ma quello disciplina «unicamente la formazione dei medici specialisti afferenti alle scuole di specializzazione medica riconosciuti dalla Cee», da cui i veterinari dovrebbero stare fuori.

In pratica «subiamo una discriminazione che non ha prerogativa: chiediamo quindi al Consiglio regionale un pronto intervento diretto a sanare questa evidente disparità di trattamento, che appare anche come una violazione di legge, e si provveda a un equo riconoscimento professionale di tutte le categorie sanitarie disciplinate dalla 401/2000, in modo da consentire la formazione richiesta dal sistema sanitario nazionale con l´assegnazione delle borse di studio, così come altre regioni attuano: dalla Valle d´Aosta al Veneto passando per il Trentino».

sussurrato da: armentos alle ore 20:30 | Permalink | commenti
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venerdì, 29 febbraio 2008
 

Insomma: i fratellini di Gravina di Puglia sono caduti in un pozzo. A poca distanza da casa loro, in un luogo frequentato abitualmente dai bambini. Che giocano proprio appresso a questi pozzi. Il loro padre è al gabbio da un paio di mesi, come responsabile della sparizione, ma ora pare proprio che sia stato un madornale errore delle indagini, che non sono state animate dal buon senso di andare a vedere quel pozzo (dove ieri è caduto un altro ragazzino, che giocava lì coi compagni) “rischiando” di tirarli su vivi. L’inchiesta è stata estesa persino in Romania, ma lì, in un luogo di gioco abituale, con dei pericoli noti alla comunità, nessuno aveva pensato di andarli a cercare.

E quindi i ragazzini hanno fatto una fine orribile. Il loro padre è in galera. Due tra i fratellastri sono stati messi in un istituto. I rapporti tra i due ex coniugi, genitori dei bimbi, sono spezzati.



Una psicologa lì presente (dico a Gravina, in tv) notava come in questa e in altre indagini (Denise, Tommy ecc..) gli inquirenti abbiano rivolto per un periodo le indagini sui familiari stretti. Questa tendenza risponderebbe al considerare se stessi talmente contrari a questi fantasmi di violenza familiare, che però questi stessi fantasmi han bisogno, a mò di conferma, di essere fatti vivere fuori di noi. Da qui la tendenza poliziesca a prendere sempre in considerazione la piega “familare” del delitto.

D’altro lato, prevale la tendenza “tecnica” di non affidarsi piu’ alla logica o all’intuito di un individuo (ispettore Derrick, Colombo ecc), ma si preferisce affidarsi in modo mostruoso alle indagini del RIS (CSI italiano) che pretende di ricostruire in modo matematico gli indizi (moltiplicati dall’apparato tecnologico disponibile, fino a pochi anni fa impensabile) avvicinandosi quanto piu possibile alla ricostruzione di “quel” presente (che non è piu’) in cui si è dato il crimine.

Insomma: il commissario avrebbe tali e tanti indizi microscopici che in teoria avrebbe molte piu possibilità di conoscere come sono andate le cose… Talmente tante che la fatica mentale di intuire, di mettere insieme tutte le cose, oltre il loro dato fisico, ammazza l’intuito stesso. Pur sapendone “tanto” di quel mondo che pretendono di ricostruire a partire dalle scienze della natura fisica, potenziate dalla tecnologia, perdono quel banale e proletario ignorante “buon senso” che spesso mette insieme le cose nel modo del rasoio di Occam. Forse bisognerebbe far studiare a chi organizza le indagini un po’ di Hume, quando afferma che non è possibile fondare “conoscenza necessaria” del dato sensibile. Perchè è già immediatamente tradito, nella sua essenza, quando viene pensato. Con tutto cio’ la magna quantità di dati sul delitto, prodotta dalla tecnologia, non riesce a mettere l’umano al riparo dal pregiudizio che ha ragioni profonde e manifesta bisogni che denotano un’inquietudine epocale: il bisogno di capri espiatori, piu’ rassicuranti, quanto piu’ l’orribile è confinabile dentro “una certa” famiglia.

In fondo le ragioni del razzismo stanno anche in questi meccanismi da stupidi animali (con l’intelligenza dei parameci, quali siamo) che prevalgono nella nostra compagine sociale in questo periodo storico. I potenti non sono da combattere perchè sono malvagi. Ma perchè contrabbandano stupidità. Che va sempre a svantaggio dei molti.
Ci vuole un’evoluzione.
sussurrato da: armentos alle ore 20:24 | Permalink | commenti
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venerdì, 29 febbraio 2008
 
Secondo il Dallas Star-Telegram, il Secret Service* ha dato ordine di fermare le perquisizioni per la ricerca di armi un'intera ora prima dell'incontro del 20 febbraio di Barack Obama a Dallas. I metal detector sono stati spenti e le borse non sono state controllate mentre centinaia di persone potevano riempire la Reunion Arena. Questa bizzarra attività “ordinata da ufficiali federali” è stata immediatamente riferita da un allarmato dipartimento di polizia di Dallas che sapeva trattarsi di una “falla nella sicurezza”.

Il Secret Service (che è stato assegnato ad Obama dall'agosto 2007) ha negato le accuse dichiarando post-facto che l'evento era sicuro. Però il Secret Service non ha fornito alcuna spiegazione dettagliata su questo palese blocco della sicurezza. Non si sa chi abbia dato gli ordini. Lo stesso entourage di Obama non ha rilasciato alcuna dichiarazione.

Mentre questa notizia è stata ampiamente ignorata dai maggiori media, i mezzi di informazione liberali indipendenti, in particolare quelli fedeli al partito democratico e ad Obama, hanno espresso stupore e indignazione. Anche gli omicidi del presidente John F. Kennedy nel 1963 a Dallas, e del senatore Robert F. Kennedy, nel 1968 alla vigilia della sua vittoria in California alle primarie presidenziali, sono stati facilitati da “falle” del Secret Service.

Mentre non c'è dubbio che Barack Obama, dopo aver raccolto fondi e sponsorizzazioni dalle elite politiche, sia davvero prossimo alla nomination per il partito democratico e sia un entusiasta promotore della guerra imperialista, ciò non elimina il grave pericolo che gli proviene dai suoi avversari politici.

Non c'è bisogno di dire che Obama è visto come un acerrimo nemico (come minimo da un punto di vista simbolico) dalla banda neocon-Bush-Cheney-McCain. Obama non solo si trova di fronte a minacce da elementi razzisti e da fanatici di estrema destra, ma anche dai rivali, disperatamente assetati di potere, della frazione più conservatrice e neoliberista dei democratici che è guidata da i. Clinton. Gli incendiari attacchi alla Karl Rove lanciati contro Obama dall'apparato dei Clinton sono diventati, nelle recenti settimane, sempre più aspri, personali e sotto la cintura.

Obama è anche in competizione con Hillary Clinton per l'appoggio di John Edwards. Edwards, il calcolatore emissario degli interessi del Gruppo Bilderberg, che, secondo Daniel Estulin, autore di The True Story of the Bilderberg Group, [“La vera storia del gruppo Bilderberg” n.d.t.], è stato personalmente scelto da Henry Kissinger per essere il candidato vice presidente di John Kerry nel 2004, potrebbe volersi proporre per lo stesso incarico quest'anno. Kissinger (che si aggira per il 2008 nel gruppo di McCain) e altri membri di spicco dell'elite, hanno già il controllo dell'intero processo elettorale, da entrambi i lati.

I sostenitori di Obama e i suoi alleati al Congresso, come il senatore Dick Durbin, sono da mesi preoccupati per la sicurezza di Obama.

Bisogna far notare che i legami criminali di lunga data dei Clinton, che si intrecciano e scorrono paralleli a quelli della fazione/famiglia Bush, sono un fatto ben documentato ma ampiamente ignorato. I Clinton e i Bush sono stati compagni nei piani di potere ufficiali e non ufficiali, e co-governanti degli Stati Uniti, per più di due decenni. Il numero di vittime che può essere attribuito a queste due fazioni collaboratrici è enorme e macabro.

E’ ben nota la passione dei Clinton per le intimidazioni e i giochi sporchi da campagna elettorale presidenziale. Durante la corsa del 1992 per la nomination del partito democratico, Jerry Brown accusò ripetutamente i Clinton di ricorrere a trucchetti degni di Nixon. Come fatto notare da Michael C. Ruppert in Crossing the Rubicon, [“Attraversando il Rubicone”, un libro sull’11 Settembre e lo scenario politico-economico che vi è dietro n.d.t.], Ross Perot si ritirò dalla competizione presidenziale del 1992, spinto da pressioni volte ad assicurare la vittoria dei Clinton, dopo che Perot e la sua famiglia ricevettero minacce di morte. (Ruppert, che lavorò per la campagna elettorale di Perot, ne fu testimone in prima persona).

Qualunque importante figura politica che osi scostarsi di un solo centimetro dal copione geopolitico imperiale si trova ad affrontare minacce; in primo luogo alla propria carriera e reputazione, e poi alla propria vita. Nel “governo del Padrino” che sono ora gli Stati Uniti, questa è la regola. Proprio questa mortale stretta criminale impedisce il “cambiamento”--persino la più piccola variazione da quello che è il consenso nell'establishment. E persino rappresentanti di alto livello che operano ben all'interno del consenso devono comunque difendersi dai “colleghi”.

Nessun governo è degno di fiducia. Né i governanti e i membri dell'elite possono fidarsi l'uno dell'altro.

* Il Secret Service è un’agenzia federale assegnata alla sicurezza del Presidente e di tutti i membri di spicco dell’esecutivo, del Congresso e del mondo politico.
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venerdì, 29 febbraio 2008

 


Il progressivo impoverimento dei cittadini italiani è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede nella nostra economia. La perdita del potere d'acquisto dei salari, a causa dell'inflazione e del rincaro dei prezzi, non è tuttavia la sola causa che ha spinto a livelli di "sopravvivenza" i cittadini italiani. Il nostro sistema economico è infatti ostaggio di una dittatura bancaria che riversa sulla vita dei cittadini le loro perdite e le speculazioni disastrose, con raggiri e inganni che nascondono il marcio che cova tra le Banche.

Analizzando in maniera più approfondita la lobby bancaria italiana, scopriamo che quanto più caos e deficit vi è, maggiormente le Banche diventano padrone del sistema economico e della vita dei cittadini. Scatta infatti la trappola dell'usura, che si accresce utili e ricchezza consumando linfa vitale dai problemi e dalle difficoltà delle piccole imprese, i piccoli risparmiatori. Vi sono infatti dei processi in atto che permettono alle Banche di guadagnare enormi somme di danaro proponendo titoli ed investimenti fallimentari in partenza e venduti come grandi affari.
Quanto è accaduto con lo scandalo dei Bond Argentini ne è un chiaro esempio. Allora, grandi Banche attraverso i loro brokers e intermediari, hanno venduto titoli di debito argentini pur sapendo che tutto stava crollando: gli Istituti di credito non hanno potuto mai negare di non essere a conoscenza del crack argentino che avrebbe portato al fallimento dello Stato. Tuttavia, continuarono a chiudere investimenti, apponendo in molti casi sui documenti di "consapevolezza del rischio dell'operazione" firme false. In questo modo le Banche sono riuscite a rubare i risparmi di piccoli investitori che, in buona fede, hanno investito in vere e proprie truffe orchestrate dalle stesse banche. L'esempio che vi proponiamo in questo testo è una storia realmente accaduta, portata alla nostra attenzione da un piccolo imprenditore, membro della Tela, che da anni sta combattendo contro le Banche per impedire il saccheggio delle proprie proprietà. Una storia che mostra non solo il potere incontrastato delle Banche, che possono ottenere ciò che vogliono usando ogni tipo di mezzo, ma anche la manipolazione del sistema giudiziario, che diventa uno strumento nella mani del potere bancario contro i singoli cittadini.

Il nostro piccolo imprenditore detiene da circa 14 anni un piccolo casa in Toscana, e da un anno, la Banca ha acceso un'ipoteca di primo grado nei confronti di un suo affine per un ammontare di circa 350.000€ in maniera completamente arbitraria. In altre parole, vi sono prove certe ed inconfutabili che l'ipotetico mutuatario non ha mai apposto nessuna firma di garanzia in favore di terzi, tale che i documenti di sottoscrizione del mutuo possono dirsi assolutamente falsi. Anzi, in un confronto che si è tenuto presso la sede generale della Banca, in presenze di funzionari dirigenti e dei rispettivi legali, lo stesso impiegato che si è occupato della pratica ha affermato "di non aver mai visto l'intestatario del mutuo" e che "le firme apposte sui documenti in possesso della Banca non appartengono al soggetto". Nonostante questa inconfutabile verità, l'ipoteca è un atto che è ancora all'esame della Procura , e il Giudice non ha ancora preso una decisione in merito. Tutto questo è accaduto perché l'impiegato della Banca ha affermato che l'imprenditore - proprietario della villa ipotecata - aveva affermato che avrebbe portato con sé una persona per chiudere l'ipoteca, spacciandola per un suo parente (quello che poi è divenuto mutuatario), presso la sede di una società privata industriale. Questa persona, sempre a dire dell'impiegata della Banca, avrebbe apposto le firme di garanzia sullo scoperto che aveva la società nei confronti della Banca. Teniamo a precisare che nessuno dei membri della famiglia dell'imprenditore ha mai percepito soldi da questa società, e che tutti documenti in mano alla banca e depositati presso la magistratura , sono assolutamente falsi, per stessa ammissione dell'impiegato della banca.

Come può dunque accadere che un Tribunale, in possesso di tutti le prove necessarie per annullare l'ipoteca e condannare la Banca non prende una decisione? È chiaro che il potere delle Banche è molto più forte di quello della giustizia, dei diritti dei cittadini e dell'autorevolezza dello Stato. Immaginate, quindi cosa potrebbe accadere se l'imprenditore si vedesse imporre un'ipoteca sull'unica casa di proprietà in suo possesso. Potrebbe perdere innanzitutto ogni tipo di garanzia bancaria per la propria attività di impresa, avendo già un'ipoteca accesa a suo carico, e mentre segue le assurde vicende giudiziarie, spendendo soldi e tempo, subirebbe ancora maggiori danni per la perdita di opportunità, per danni morali ed economici. Basta infatti che un funzionario, per coprire le esposizioni dei propri clienti che non sono giustificate, prepari un dossier su un cittadino qualunque che ha una proprietà in grado di garantire il debito. Avendo accesso, mediante le centrali di rischio bancarie ad ogni tipo di dato riguardante i cittadini, il nostro funzionario può falsificare documenti e avviare delle pratiche nella totale inconsapevolezza dei cittadini. Invitiamo dunque tutti i cittadini a prestare molta attenzione ai funzionari bancari che possono in qualsiasi momento manipolarti per coprire interessi più forti. Questo ormai accade perché tutti i sistemi di controllo sono effettivamente saltati e le Banche, in questo caso la fanno da padrona sempre più spudoratamente.
Oggi è possibile controllare e tracciare transazioni da poche centinaia di euro, compilando moduli per l'anti-riciclaggio, ma non esiste alcun tipo di vigilanza sulla protezione dei dati sensibili dei cittadini e sulle manovre dei singoli funzionari, che agiscono così come cellule impazzite all'interno del sistema bancario, rimanendo sempre sotto il controllo della dirigenza bancaria. Gli organi di controllo sono ormai organi di proprietà delle stesse Banche, come la Banca d'Italia, posseduta dalle fondazioni bancarie che di regola dovrebbero essere controllate. Dunque, qualsiasi politica di risanamento del Paese si faccia, non arriverà mai a regolamentare il mercato bancario per imporre un sistema di controllo dei flussi di denaro presso i grandi gruppi. Ormai, tutto è concentrato nelle mani dei gruppi bancari e le Banche sono le vere proprietarie di tutte le più importanti aziende italiane. Allo stesso tempo, sono anche proprietarie del sistema giudiziario, un organo che dovrebbe essere al di sopra delle parti.

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venerdì, 29 febbraio 2008
La ricostruzione delle statue nel centro della soprintendenza a Li Punti SASSARI. Se fosse un puzzle, sarebbe il più grande del mondo. Quasi cinquemila pezzi, per un totale di dieci tonnellate. Per risolvere questo rompicapo da record, che consentirà di riscrivere parte della storia dei sardi nuragici, sono impegnati da diverse settimane, nel complesso della soprintendenza a Li Punti, quindici esperti del Centro di conservazione archeologica di Roma.
A dispetto del nome della società che ha in appalto il restauro delle sculture nuragiche di Monte ’e Prama, dodici esperti su quindici sono sardi. Il gruppo, diretto dall’archeologo conservatore Roberto Nardi, attualmente sta lavorando alla pulitura dei 4880 frammenti. Per questo viene usata la tecnica dell’acqua atomizzata, messa a punto nei primi Anni 80 per il restauro dei monumenti del foro romano. I pezzi di biocalcare vengono messi in un ambiente isolato, dove viene prodotta una miscela di aria e acqua a bassa pressione, che forma un aerosol in grado di ammorbidire lo sporco. Gli operatori, che si distinguono dagli altri dipendenti del centro di restauro di Li Punti, perché indossano una divisa rossa e beige, successivamente finiscono di pulire i «mattoncini» del puzzle nuragico con spazzolini morbidi. Questo intervento è necessario per individuare meglio i punti di «attacco» tra i vari pezzi. Per la ricerca degli «attacchi», è stato predisposto un database con la descrizione di tutti i frammenti. La prima suddivisione viene fatta in base al tipo di scultura: arciere, pugilatore, guerriero e modellino di nuraghe. La seconda selezione viene fatta in base alla tipologia del pezzo: gambe, braccia, teste, piedi, busti. Altri elementi importanti per la ricomposizione, sono il tipo di pietra e lo stato di degrado. Le parti mancanti, qualora fossero necessarie per collegare tra loro i vari pezzi, verranno ricreate al computer in 3d, e poi realizzate materialmente con una sorta di stampante che produce oggetti tridimensionali. Tra pochi giorni la ricostruzione entrerà nel vivo e le prime statue prenderanno forma.
Già oggi il pubblico può assistere in diretta al lavoro dei restauratori. Sono previste, infatti, visite guidate tra i vari ambienti in cui sono custoditi i giganti di Monte ’e Prama. A breve, sempre nel centro della soprintendenza, a Li Punti, verrà inaugurata la galleria di accoglienza al pubblico. Gli esperti del Cca (Centro conservazione archeologica) lavoreranno alla ricomposizione delle statue davanti agli «spettatori». Sullo sfondo avranno una gigantografia del sito in cui sono state rinvenute le sculture. I giganti riprenderanno forma nel loro ambiente di origine. Attraverso il sito web www.monteprama.it è già possibile vedere le lavorazioni in corso.
«Ci stiamo rendendo conto che mancano moltissimi frammenti - spiega l’archeologo Roberto Nardi -, dei quali sarebbe molto importante entrare in possesso. Una grande parte di questo progetto è dedicata all’informazione. È necessario che la gente, soprattutto chi abita nella zona dove è stato fatto il ritrovamento nel 1974, capisca che è fondamentale consegnare al centro di restauro tutti i pezzi: la ricerca principale andrebbe fatta nelle cantine, nei giardini e nelle case degli abitanti di Cabras. Il progetto è finalizzato a restituire alla Sardegna un bene pubblico importantissimo, continuare a nascondere frammenti delle sculture, per un uso “privato”, comincia a diventare incomprensibile».
Il direttore scientifico del progetto di restauro è l’archeologa Antonietta Boninu. I quasi cinquemila frammenti su cui stanno lavorando gli esperti del Cca, fanno parte di un gruppo di circa 35 sculture. «Dopo due mesi di lavoro - aggiunge l’archeologo Nardi - cominciamo a porci l’obiettivo di rimettere in piedi una o due statue, questo a causa dei numerosi pezzi mancanti. La collezione, comunque, sarà “musealizzabile”. I giganti saranno meno “spettacolari” di quanto si sperasse, ma comunque stiamo parlando di un risultato scientifico eccezionale».
Grazie al puzzle più grande del mondo si potrà riscrivere una parte della storia dei sardi nuragici.
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venerdì, 29 febbraio 2008



 

Le elezioni politiche sono incostituzionali, il loro risultato è nullo. Sono stupefatto che il Presidente della Repubblica non abbia PRIMA dato corso al referendum chiesto dai cittadini e DOPO alle elezioni.
Lo psiconano minacciava la marcia su Roma se le Camere non venivano sciolte? I leghisti imbracciavano i fucili? Napolitano gli mandava l'esercito e la faceva finita. Lo paghiamo perchè prenda decisioni, non per fare la statua al Pincio.
La Costituzione è semplice, scritta bene. Si può discutere, ma la sua interpretazione è chiara. Il primo articolo dice: "La sovranità appartiene al popolo". Invece deputati e senatori sono eletti dai segretari di partito. Il Parlamento è deciso per quasi l''80% da due persone: Topo Gigio e lo psiconano. E' il loro Parlamento, veltrusconiano, non italiano. Ma vi rendete conto della colossale presa per il culo di queste elezioni? E' in corso il grande mercato delle liste elettorali. Un mercato in cui c'è di tutto. Veline e puttane, condannati e prescritti. Ogni giorno una nuova candidatura della società incivile. Con la copertura di qualche precario o sopravvissuto alle stragi sul lavoro. Dopo che la legge 30 non è stata cambiata, dopo che l'indulto ha mandato assolti i colpevoli delle morti bianche. Stessi partiti, stesse facce di cuoio. L'Italia è come Bisanzio prima della caduta. Tutti interpretano, tutti si parano il culo.Tutti hanno ragione, tutti hanno torto... Quando incontrate un politico leggete a voce alta la Costituzione e chiedetegli di rispettarla. Un Parlamento incostituzionale non ha alcuna legittimità. I suoi componenti vadano a giocare alla pallacorda ad Arcore o al Festival del cinema 'de Roma.

Riporto il ricorso al Tar di tre avvocati contro la legge elettorale.

"Elezioni del 13/14 aprile: ricorso al Tar. La legge elettorale è incostituzionale e viola la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Oggi tre cittadini elettori, gli avvocati Aldo Bozzi, del foro di Milano, Giuseppe Bozzi, del foro di Roma e Giuseppe Porqueddu, del foro di Brescia hanno proposto ricorso al Tar del Lazio, impugnando i decreti del Presidente della Repubblica con i quali sono stati convocati i comizi per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, nella parte in cui danno attuazione alle norme della legge Calderoli che appaiono in più stridente contrasto con i diritti fondamentali dei cittadini e le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica.
I ricorrenti, sulla scia dei rilievi mossi dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 15 del 2008 (ammissiva del referendum elettorale), chiedono che il Tar sollevi la questione di costituzionalità della legge Calderoli con riferimento a tre punti critici:
1) Le liste bloccate che privano l'elettore della possibilità di scegliere le persone che dovrebbero rappresentarlo in Parlamento
2) L'attribuzione di un premio di maggioranza non subordinato al raggiungimento di alcuna soglia minima
3) L'indicazione sulla scheda elettorale del candidato premier
L'impossibilità per gli elettori di scegliere i candidati cambia la natura del Parlamento perché trasforma tutti gli eletti, anziché in rappresentanti del popolo in rappresentanti dei partiti o dei capi politici che li hanno selezionati, comprimendo il principio costituzionale della rappresentativita e della libertà dei parlamentari, che devono esercitare le loro funzioni senza vincolo di mandato. Essa inoltre viola la Convenzione Europea dei diritti dell'uomo (articolo 3 del Protocollo I).
L'attribuzione di un premio di maggioranza, svincolato da ogni soglia minima, altera profondamente la composizione della rappresentanza. Entrambi i sistemi, sia il premio di maggioranza, sia le liste bloccate sono stati adoperati dal fascismo, con la legge Acerbo del 1924 e con la successiva legge del 1928, per espropriare il corpo elettorale della possibilità di compiere delle scelte libere e mortificare il Parlamento.
L'indicazione sulla scheda del capo della coalizione candidato alla carico di premier pregiudica le funzioni e la libertà del Capo dello Stato a cui la Costituzione attribuisce il compito di nominare il Presidente del Consiglio dei Ministri".

P.S. Il meetup degli Amici di Beppe Grillo dell'Isola d'Ischia sta cercando candidati per integrare la lista che verrà presentata alle elezioni amministrative. Chi fosse disponibile può contattare Andrea D'Ambra (andreadambra@gmail.com).


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giovedì, 28 febbraio 2008

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Una tecnica usata dai giornalisti televisivi è il "taglia e cuci". Le tue parole vengono usate contro di te. La tecnica è utile per farti sostenere l'opposto di quello che pensi o per farti passare per pazzo. L'ospite da squalificare è intervistato prima della trasmissione, mai in diretta. Chi segue da casa non sa nulla dei tagli. Ascolta solo le frattaglie scelte dal conduttore. Tutto quello che non sapete è vero!

"Caro Beppe,
Mario Tozzi mi ha invitato ha partecipare alla sua trasmissione “Terzo Pianeta” sui rifiuti, andata in onda sabato 16 febbraio. Lo spezzone in cui sono stato inserito è stato registrato venerdì 15 nella discarica di Serre. Il mio interlocutore è stato Paolo Degli Espinosa, sostenitore dell’inceneritore di Brescia. Sapevo che non sarei stato trattato alla pari e sospettavo che alcune mie affermazioni potessero essere tagliate, ma pensavo che valesse comunque la pena far sentire una voce fuori dal coro in cui Tozzi canta. In effetti Degli Espinosa ha avuto molto più spazio, con un’intervista iniziale da solo e poi nel dibattito con me. Ma non è stato un fatto negativo, perché ha potuto dire più cose infondate e facilmente smentibili in poche parole. Ciò che non mi aspettavo è invece la quantità dei tagli che sono stati fatti ai miei interventi. Qualche sforbiciata l’avevo messa in conto, ma non è rimasto quasi niente. Ti faccio l’elenco delle cose che sono state cassate.
1. L’inceneritore è uno sfacelo economico. Senza Cip 6 non se ne farebbero. Dopo che sono stati tolti ai nuovi inceneritori, la gara per completare quello di Acerra è andata deserta e Prodi li ha reintrodotti con un apposito decreto per i tre nuovi impianti previsti in Campania.
2. L’incenerimento è una scelta alternativa alla raccolta differenziata. Se le quantità di rifiuti conferiti a un inceneritore diminuissero e il forno non lavorasse a pieno regime il deficit economico crescerebbe.
3. Ogni mezza parola i politici dicono che dobbiamo stare in Europa. Eppure l’incenerimento è l’opposto delle indicazioni europee sul trattamento dei rifiuti, che prevedono, in ordine: la riduzione, la raccolta differenziata e il riciclaggio, il recupero energetico senza combustione (fermentazione anaerobica della frazione organica), il recupero energetico con combustione. Questa sequenza me l’ha fatta ripetere una seconda volta. Per tagliarla meglio?
4. Per la parte indifferenziata residua ho descritto il Trattamento Meccanico-Biologico e i suoi vantaggi rispetto all’incenerimento in termini di costi d’investimento, recupero di materia, guadagno economico, impatto ambientale e sulla salute, smaltimento finale dei minimi residui inerti.
5. Di fronte alla (pseudo)argomentazione che le emissioni del traffico sono maggiori di quelle degli inceneritori ho messo in evidenza la sua assurdità logica. Non si possono paragonare le mele con i tacchini. Le emissioni degli inceneritori vanno confrontate con quelle di altri sistemi di trattamento dei rifiuti; quelle del nostro patrimonio edilizio con quelle di case costruite meglio; quelle del traffico automobilistico con quelle di altri sistemi di trasporto.
6. È stata cassata la parte in cui dicevo che le nanopolveri possono essere causa di tumori.
7. Quando Tozzi ha sostenuto che l’incenerimento smaltisce i rifiuti gli ho ricordato la legge di Lavoiser. Anche questa citazione è sparita.
Credo che sia utile far conoscere questi retroscena, che in ultima analisi sono un segno di debolezza culturale e politica. Se si ricorre a questi mezzi per convincere l’opinione pubblica della bontà di una scelta scellerata in termini economici ed ecologici qual è l’incenerimento, vuol dire che, nonostante la forsennata campagna mediatica in corso, non ci sono riusciti. Anzi, da quel poco che vedo, hanno contribuito a far crescere il numero di chi ne ha giustamente paura e li rifiuta." Maurizio Pallante


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mercoledì, 27 febbraio 2008

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Le liste civiche si stanno formando. Le prime sono a Pescara, Roma e Vicenza per le comunali. E in Friuli Venezia Giulia e Sicilia per le regionali. Le banche straniere vendono i nostri titoli di Stato. Le nostre esportazioni diminuiscono. Il debito pubblico aumenta, 1626 miliardi di euro. I costi dello Stato aumentano. Le promesse elettorali sono meno tasse e più lavoro. Avremo più tasse e meno lavoro. Il Paese è una risorsa per i politici e per la loro burocrazia di massa. Una rendita a vita con le tasse dei cittadini. Stanno divorando l’Italia. Non è vero che la classe politica è tutta uguale. Ma i pochi galantuomini che ne fanno parte la legittimano. Non si può votare il meno peggio. Non si deve perdere la speranza di un meglio. Chi vota il meno peggio legittima il peggio. Le elezioni sono anticostituzionali. Non possiamo scegliere il candidato. E nessun giornale ne parla. Nessuna televisione lo grida. Si ripete: non possiamo scegliere il candidato. Due persone stanno scegliendo i nomi dell’80% di deputati e senatori. Stanno scrivendo la Camera e il Senato. Si chiamano Veltrusconi. Sono la stessa persona, lo stesso partito, lo stesso programma, gli stessi ministri. Beppe Grillo è stato a Napoli il 23 febbraio per il Munnezza Day. Conferenza stampa con 120 giornalisti. Molte testate internazionali. 30.000 persone in Piazza Dante. Chi vuole sapere cosa è stato detto da oncologi, esperti ambientali e dell’energia deve imparare la lingua inglese o tedesca. Leggere il Die Zeit o The Herald Tribune. Il Corriere e la Repubblica gli hanno dedicato un quadratino della dimensione di un francobollo. L’informazione italiana è sotto controllo. E’ propaganda di guerra contro il popolo italiano. Tutto quello che non sapete è vero. Non leggete i giornali. Non guardate la televisione. Pensate con la vostra testa. Alzate la vostra testa.
Per un nuovo Rinascimento. V-day 25 aprile.


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mercoledì, 27 febbraio 2008

 

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Basta avere due amici al bar alla buvette di Montecitorio e diventi “Direttore di giornale”. Un VIP. I politici mettono due firme, noi le nostre tasse. Che bello vivere alle spalle dei cittadini. Ferrara, Polito, Feltri e altri 27. La banda del buco. C’è chi non arriva alla fine del mese e chi fa il giornalista assistito.

"Nel 1990 ... ci si commosse all’idea di estendere l’aiutino (con la legge n. 250) agli organi di «movimenti politici» minoritari, dotati però di almeno due parlamentari italiani o uno italiano e uno europeo: ...bastava la semplice, spensierata e disimpegnata firma di due parlamentari sotto la formale costituzione di un “movimento politico” per assicurarsi il diritto ai contributi per l’editoria.
In base alla “legge 250” e successive modificazioni e integrazioni, furono 30 testate ad assicurarsi i contributi relativi al 2001: fino al 40% dei costi medi dichiarati nei due esercizi precedenti per gli organi di partito (e fino al 30% per le cooperative giornalistiche e per le società la cui maggioranza fosse detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali) più il contributo sulla tiratura. ... Una leggina successiva alla 250 stabilì che la somma di queste due voci – rimborsi sui costi e contributi sulla tiratura – doveva venire raddoppiata sino al tetto del 70% dei costi per gli organi di partito (e del 60% per le cooperative).
Alle testate di “movimento”, per accedere a questi finanziamenti, bastava convincere due amici parlamentari a firmare una carta dove dichiaravano, pur eletti in altre liste e permanendo in altri gruppi, di appartenere al “movimento” di cui la singola testata si pretendeva organo. Naturalmente, non fu previsto alcun controllo sull’effettiva esistenza di un “movimento” o anche solo di una sede operativa, magari costituita da una camera con o senza wc. Naturalmente, era di pubblico dominio che la vita e l’attività di quei “movimenti” rimanevano circoscritte a quella dichiarazione di comodo. Naturalmente, non c’era la necessità che i parlamentari si dimettessero dai partiti nelle cui liste erano stati eletti e nei cui gruppi alla Camera o al Senato o a Bruxelles continuavano notoriamente a militare. Non c’era nemmeno l’obbligo formale di uscirne anche solo temporaneamente, anche solo per dieci minuti. Bastava la firma sotto la dichiarazione (fasulla) di appartenere a un movimento (fasullo). Tutti sapevano e tutti partecipavano alla farsa.
Così quelle 30 testate, nel 2003, avevano incamerato più di 46 milioni di euro. Da solo Libero, grazie alla mascherata del “Movimento Monarchico Italiano”, portava a casa 5 milioni. In virtù delle firme graziosamente concesse dagli amici Marcello Pera (senatore di Forza Italia, centrodestra) e Marco Boato (deputato dei Verdi, centrosinistra), per la sedicente “Convenzione per la Giustizia”, Giuliano Ferrara riusciva ad accaparrarsi per Il Foglio 3,4 milioni di euro. Ancora più goffa risultava la messinscena passando dai giornali veri, che arraffavano ma arrivavano in edicola e vendevano o vendicchiavano, a giornali individuali come l’Opinione delle Libertà, totalmente sconosciuto all’opinione pubblica, se non per una sporadica presenza nelle rassegne-stampa che circolavano nel Palazzo (e una sistematica presenza nella rassegna-stampa di Radio Radicale, significativamente intitolata “Stampa e Regime”). Quella testata e il “Movimento delle Libertà per le garanzie e i diritti civili” si identificavano di fatto in una nota figura del giornalismo di destra capitolino, Arturo Diaconale, che grazie alle sue amicizie di Palazzo riuscì anche nel 2003 a farsi finanziare dagli italiani per 1,7 milioni, tre miliardi e mezzo delle vecchie lire! E che dire dei sei (sei!) miliardi delle vecchie lire strappati dal giovanissimo e rampante parlamentare napoletano Italo Bocchino, improvvisatosi editore, grazie all’antica testata e marginalissimo giornale Roma, e all’invenzione (sulla carta) del “Movimento Mediterraneo”? Altri sei miliardi di lire se li pappò, mettendo la dicitura «Movimento Pensionati» in gerenza, il decadutissimo Giornale d’Italia. Scorrendo ancora quella lista, a parte i giornali di partito, a parte il solito milione di euro per un improbabile quotidiano napoletano, Il Denaro (movimento “Europa Mediterranea”), a parte i quasi 2 milioni per Linea del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, si scoprivano anche più modesti esborsi: 49 mila euro per Angeli, Angeli Editrice (movimento politico?); 126 mila per Aprile dei Comunisti Unitari; 28 mila per Le città che vogliamo del movimento “Andria che vogliamo”, 221 mila per Il Patto del “Patto Segni”, 92 mila per Le Ragioni del Socialismo di Emanuele Macaluso (“Movimento per le Ragioni del Socialismo”), ecc...
Governando l’ex PSI Giuliano Amato, la Finanziaria del 2000 si provò a cancellare la buffonata della firma dei due parlamentari. Dal primo gennaio del 2001, «per poter considerare una testata giornale di partito» – annunciava con soddisfazione il sottosegretario diessino alla Presidenza del Consiglio, Vannino Chiti – «bisogna che il partito cui si riferisce abbia un gruppo o nella Camera o nel Senato, superiore ai dieci parlamentari. Una volta che un gruppo è costituito, quel partito ha diritto ad un solo sostegno per il suo giornale: può fare anche quindicimila sottogruppi, ma rimane sempre un solo sostegno. Su questo la legge è precisa». Per la verità, chiarivano subito dagli uffici del Dipartimento, «quelli che avevano già i contributi, possono continuare a percepirli ai sensi del comma 4 dell’art. 153 se si trasformano in cooperativa con quei requisiti» (Virgilio Povia, dirigente del Dipartimento, a Radio Capital, luglio 2002). Si trattava, insomma, di una “sanatoria”: quei giornali, che avevano sino ad allora ottenuto i contributi come organi di “movimenti politici” grazie alla firma senza alcun impegno di due amici parlamentari, potevano continuare tranquillamente a incassarli – e avrebbero continuato beatamente a farlo sino ad oggi – trasformandosi in cooperative fasulle, vale a dire con soci azionisti e non lavoratori." Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri/Stampa Alternativa

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