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giovedì, 31 gennaio 2008



 

La Corte europea di giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze radiotelevisive.

La Corte ha dato ragione a Europa 7, le cui frequenze sono occupate dalla rete di propaganda di Arcore, detta anche Rete 4. La Corte ha evidenziato che il regime di assegnazione delle frequenze nel nostro Paese:
- non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi
- non ha criteri di selezione obiettivi – trasparenti – non discriminatoriproporzionati (poi ha finito gli aggettivi)

La sentenza europea segue quelle a favore di Europa 7 della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e dell’Avvocato generale della Corte di Giustizia europea del 12 settembre 2007 (che ha bocciato la legge Gasparri).
Mi aspetto che si faccia applicare la sentenza senza invocare la Nato e l’ONU. Ma sono sicuro che non succederà. Con il solito trucco: cambieranno la legge.
Le frequenze radiotelevisive sono in concessione, significa che sono di proprietà dello Stato, che può decidere, liberamente, a chi assegnarle. Le frequenze sono quindi dei cittadini, di nostra proprietà.
Le leggi che hanno regolamentato il sistema radiotelevisivo, dalla Mammì alla Gasparri, hanno creato un mostro: il Testo Unico. Cambiarlo solo in parte è inutile, va eliminato per poter definire, da zero, nuove regole che garantiscano una vera informazione.
Il 25 aprile proporrò tre referendum per una “Libera informazione in un libero Stato”:

- abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa
- abolizione dell’ordine dei giornalisti
- abolizione del Testo Unico del 31 luglio 2005 (D.Lgs. 177) che rappresenta oggi il quadro normativo della radiotelevisione

Sulle frequenze radiotelevisive farò una proposta per una nuova legge con l’aiuto di esperti del settore. Stay tuned!


Post precedenti:
Rete 4 sul satellite
La fatwa
Europa 7: la televisione scomparsa



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giovedì, 31 gennaio 2008
Il Vietnam rappresenta per gli Stati Uniti una nera voragine dalla quale continuano a uscire spettri di ogni genere e dimensione, che una volta materializzati iniziano ad aggirarsi fra i sopravvissuti di ieri, seminando panico e devastazione almeno quanto lo fecero i bombardamenti americani sui villaggi vietnamiti.

E ogni volta che questo accade, scopriamo immancabilmente l’oscuro rovescio di una delle tante gloriose “medaglie al valor militare”.

La più nota vicenda è forse quella di Colin Powell, il generale a quattro stelle dalla reputazione impeccabile, che è risultato aver costruito la sua carriera sul fatto di essersi prestato a cercare di sopprimere in tutti i modi l’emergente verità sul massacro di My Lai.

Anche John Kerry, l’ex-candidato presidenziale che andava ai comizi dei veterani di guerra con il giubbotto da aviatore - pur essendo diventato, al suo ritorno dal Vietnam, un focoso attivista del movimento pacifista - è stato accusato da molti suoi ex-colleghi di aver gonfiato in maniera particolare le azioni che gli sono valse tre Purple Hearts (la prestigiosa medaglia al valor militare dell’esercito americano).

Ma lo scheletro più ingombrante di tutti, a questo punto, sembra riposare nell’armadio di John McCain, l’attuale favorito alla nomination repubblicana per le presidenziali del prossimo autunno.

Figlio di un importante ammiraglio della Marina, John McCain II, che era a sua volta figlio di un eroe della II Guerra Mondiale, il futuro senatore americano si trovava in Vietnam come pilota della US Air Force, quando gli fu affidata una classica “mission impossible”: bombardare in pieno giorno il centro di Hanoi, sfidando una delle più sofisticate e micidiali batterie antiaeree ...

... di quell’epoca. Un collega di McCain, che volava accanto a lui in quella missione, ha poi raccontato che durante il volo di avvicinamento McCain si era dimostrato molto preoccupato per quello che li attendeva. “Per ogni squadrone da 25 aerei che attacca la capitale - aveva ripetuto più volte – i vietnamiti riescono ad abbatterne almeno tre”.

E infatti quella volta toccò pure a lui. Colpito da un missile “grosso come un palo del telegrafo”, il suo aereo tremò da cima a fondo, si capovolse e perse un’ala. Mentre precipitava in una spirale senza speranza, McCain riuscì a riprendere conoscenza e ad azionare in extremis il meccanismo di espulsione del suo seggiolino, ma perse nuovamente i sensi nel violento impatto con l’aria esterna. Rinvenne quando era ormai a pochi metri da terra, giusto in tempo per rendersi conto che stava per finire proprio nel mezzo di un piccolo lago, che si trovava nel centro della città.

McCain aveva la gamba sinistra fratturata in più punti, tre fratture esposte nel braccio destro e una nel braccio sinistro, ma ancora non se n'era reso conto. Fu solo dopo essere riemerso in superficie, e aver cercato di nuotare verso riva, che si era sentito nuovamente affondare. Sarebbe sicuramento annegato, se non lo avessero tratto in salvo alcuni abitanti della zona, accorsi dopo aver visto il paracadute di McCain che si dirigeva verso il lago.

Una volta a riva McCain fu coperto di insulti, calci, sputi e bastonate. Qualcuno gli trafisse un piede con una baionetta, qualcun altro gli frantumò una spalla con il calcio di un fucile, mentre arrivavano i soldati che lo avrebbero finalmente portato via.

Dopo un visita sommaria, i vietnamiti decisero che era troppo malconcio per cercare di curarlo, e decisero di lasciarlo morire.

°°°

Facciamo un salto in avanti, e ritroviamo il senatore John McCain, eroe di guerra pluridecorato, alla presidenza di una commissione senatoriale che affronta il delicato problema dei POW-MIA (“Prisoners of War” e “Missing in Action”), cioè i prigionieri di guerra e i dispersi, ovvero tutti coloro che non risultano ufficialmente morti, ma che a casa non sono mai tornati.

Le sedute sono bollenti, e proprio McCain si è distinto per aver perso più volte il controllo, aggredendo con inusitata violenza tutti coloro che cercavano in qualche modo di conoscere la fine di uno dei tanti soldati che mancano all’appello.

Nonostante il Vietnam abbia sempre sostenuto di avere restituito tutti i prigionieri sin dal 1973, infatti, furono in molti a credere che ne fossero rimasti indietro una notevole quantità. Erano cosi nate delle associazioni che hanno ripetutamente chiesto al Pentagono di rendere pubblica la documentazione sui POW-MIA, ma non sono mai state ascoltate.

Di fronte ai reiterati rifiuti del Pentagono, alcuni deputati presentarono addirittura una legge che imponeva personalmente agli alti ufficiali di rivelare tutto quello che sapevano sui prigionieri di guerra, minacciando gravissime sanzioni nei loro confronti in caso di rifiuto a collaboare.

La legge passò alla Camera con una roboante unanimità, ma poi fu stranamente affondata al Senato, a causa dell’ostruzionismo inspiegabile di un certo senatore, John McCain, che di apertura degli archivi militari non voleva sentir nemmeno parlare. Il passato è passato, diceva, vi garantisco che non c’è più vivo nessuno, mettiamoci una pietra sopra e guardiamo avanti.

Ma le assiciazioni dei familiari non avevano desistito, e la loro pervicacia li aveva portati ad ottenere una commissione senatoriale che indagasse sui POW-MIA. A quel punto era intervenuto McCain, che aveva usato tutto il suo potere per ottenere la presidenza della commissione, nella quale aveva sistematicamente aggredito e distrutto chiunque osasse sostenere la necessità di riaprire quegli archivi.

Una volta respinto l’ennesimo attacco dei familiari, McCain pensò bene di presentare lui stesso una legge – poi approvata – che di fatto poneva talmente tanti lacciuoli a una qualunque richiesta di documentazione da scoraggiare anche il più tenace degli attivisti.

Ed infatti ancora oggi non si conosce la sorte di moltissimi soldati americani partiti per il Vietnam 40 anni fa.

Perchè McCain si era comportato in quel modo? Come mai si opponeva - lui stesso un ex-prigioniero di guerra - a una riapertura degli archivi sui suoi colleghi dispersi?

°°°

Torniamo indietro nel tempo, e ritroviamo McCain moribondo nella sua cella di Hanoi. In un momento di lucidità chiede di parlare con un alto ufficiale dell’esercito vietnamita, al quale rivela di essere il figlio dell’ammiraglio McCain, l’uomo che proprio in quel momento era in procinto di assumere il comando di tutta la flotta americana nel Pacifico.

Di colpo l’atmosfera attorno a lui si trasforma. McCain viene ricoverato con tutte le attenzioni nel migliore ospedale di Hanoi, e per curarlo arriva addirittura un famoso medico dalla Russia.

I vietnamiti gongolano, felici per aver catturato quello che definiscono il “principe ereditario”.

Un mese dopo McCain si è ripreso, ha curato le fratture, e lentamente ritorna a camminare.

Iniziano così cinque anni di prigionia sui quali in realtà si sa poco o nulla. McCain ha raccontato di essere stato più volte torturato, e mantenuto in totale isolamento per i primi due anni. I membri dell’associazione familiari dei POW-MIA sostengono che invece McCain sia diventato a tutti gli effetti un collaborazionista di primissimo grado.

Leggiamo alcuni paragrafi del Codice di Comportamento del soldato americano in guerra:

U.S. MILITARY CODE OF CONDUCT

I. Sono una americano, che combatte nell’esercito che protegge il mio paese e il nostro modo di vita. Sono pronto a dare la mia vita in loro difesa.

II. Non mi arrenderò mai di mia spontanea volontà. Se sarò al comando, non farò mai arrendere chi sta sotto di me finché avrà la possibilità di resistere.

III . Se sarò catturato continuerò a resistere con tutti i mezzi a mia disposizione. Farò ogni sforzo possibile per scappare e aiutare gli altri a scappare. Non accetterò né un rilascio anticipato né altri speciali favori da parte del nemico.

IV. Come prigioniero di guerra, continuerò a fidarmi dei miei compagni di prigionia. Non darò informazioni o parteciperò ad azioni che possano danneggiare i miei compagni. Se sarò io il più l’anziano, prenderò il comando, altrimenti ubbidirò agli ordini legittimi di coloro che stanno sopra di me, e li appoggerò in ogni modo possibile.

V. Se interrogato, come prigioniero di guerra sono tenuto a dare soltanto nome e cognome, grado, numero di matricola e data di nascita. Cercherò di evitare di rispondere a qualunque altra domanda al meglio delle mie capacità. Non rilascerò dichiarazioni, orali o scritte, sleali verso il mio paese e i suoi alleati, o dannose per la loro causa.


Invece i familiari dei POW-MIA citano un episodio nel quale un altro soldato americano avrebbe sentito McCain che raccontava per filo e per segno ai vietnamiti quali sarebbero stati gli obiettivi civili – scuole, abitazioni e ospedali – che gli americani intendevano prendere di mira nei prossimi giorni.

C’è poi un documento che descrive la partecipazione di McCain ad un programma radiofonico vietnamita, nel quale racconta del trattamento amichevole che ha ricevuto, e dice chiaramente che l’America ormai è rimasta isolata nel mondo, e che la loro fine è vicina.

Di fronte a questi fatti, i familiari dei POW-MIA si domandano quante altre informazioni importanti McCain possa aver passato ai vietnamiti, e se davvero abbia trascorso in una cella di rigore i suoi famosi due anni di isolamento.

Di certo fa specie vedere McCain che abbraccia con calore uno dei sui aguzzini (foto del titolo), venuto a testimoniare alla “sua” commissione senatoriale, che poi si è casualmente conclusa con un nulla di fatto.

Pare infatti che ad un certo punto della sua prigionia, a McCain sia stato offerto di tornare a casa prima degli altri, ma che egli abbia vigorosamente rifiutato, perchè un tale gesto di favoritismo avrebbe sicuramente macchiato la sua futura carriera politica.

Già, la carriera politica. E’ da quando Eisenhower, stratega vittorioso dello sbarco in Normandia, è diventato presidente degli Stati Uniti, che un buon carico di medaglie ha sempre rappresentato una valida garanzia per chi volesse essere eletto ad un pubblico ufficio.

E in questo senso McCain batte tutti: pare che di medaglie ne abbia collezionate addirittura una ventina. Se si calcola che in tutto McCain ha pilotato 23 incursioni sul territorio vietnamita, e che queste sono durate circa un’ora l’una, fanno più o meno una medaglia per ogni ora di guerra combattuta dall’eroico candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Quasi un juke-box.



Il documento che descrive l’intervista diMcCain alla radio vietnamita.

Il sito dell’associazione dei familiari dei POW-MIA
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mercoledì, 30 gennaio 2008
 


La vena polemica dell’allievo di Indro Montanelli e' scarsamente rigorosa.

Nella rubrica “Signornò” del settimanale l’Espresso in edicola, Marco Travaglio attacca ancora una volta Bettino Craxi. Fra le colpe imputate al leader politico, oltre alle tangenti per svariate decine di miliardi di lire, Travaglio annovera:

1. Economia: sotto il governo Craxi (1983-87) il debito pubblico balza da 400 mila a 1 milione di miliardi di lire ed il rapporto debito-PIL da 70 al 92%.

2. Caso Moro: la linea della trattativa con i terroristi.

3. Sigonella e l’appoggio all’OLP ancora NON “moderata”.

4. L’appoggio a Siad Barre.

5. Lo schierarsi con i generali argentini per le isole Falkland.

6. Il presidenzialismo.

7. L’attacco alle procure.



8. Politica industriale: sponsor delle partecipazioni statali come grande macchina succhiasoldi e nemico di ogni privatizzazione, prima con i decreti Berlusconi e poi con la Mammì consacra il monopolio televisivo incostituzionale dell’amico Silvio, che fra l’altro paga bene e cash.

9. Altro

È sugli aspetti economici evidenziati in grassetto che vorrei porre l’attenzione, anche se sugli altri ci sarebbe molto da dire, come sul caso Moro o sulla Somalia. Sul primo, siamo proprio sicuri che la linea della fermezza è stata quella giusta? Siamo proprio sicuri che la Somalia di Siad Barre era peggiore di quella successiva?

Sul debito pubblico è necessario rispolverare il passaggio del divorzio fra Bankitalia e Stato e la lite fra Nino Andreatta e Rino Formica (1). La vera colpa di Craxi semmai è stata quella di non aver compreso fino in fondo la tresca “monetarista” di Ciampi e di non averla interrotta energicamente, convinto com’era che comunque la ricchezza rimaneva in Italia. Craxi sosteneva appunto che il debito pubblico italiano, in quanto contratto soprattutto con i risparmiatori italiani, non era così insidioso come quello contratto nei confronti di soggetti esteri; per questo criticò più volte pubblicamente Bruxelles per non effettuare la suddetta distinzione (2). Se proprio bisogna individuare il colpevole dell’indebitamento pubblico italiano, non è certamente a Bettino Craxi che bisogna rivolgersi (3), ma alla banca delle banche centrali, BRI o BIS, di Basilea; è quell’istituzione che, con la latitanza della Politica, ha deciso e decide il “da farsi”. E così sarà finché i politici faranno i pesci lessi.
L’accusa a Bettino Craxi di essere il protagonista dell’indebitamento del paese appare quindi assai debole. Al massimo lo si può accusare di essere stato troppo debole nei confronti dei veri responsabili.

Per quanto riguarda le privatizzazioni l’accusa appare ancora più paradossale. Bettino Craxi è stato l’unico Politico che si è messo di traverso al progetto disgraziato di distruzione del nostro Paese (4) e delle privatizzazioni selvagge, pagando di persona, e la sua colpa, semmai, è stata quella di non essere stato capace di coalizzare le poche forze politiche sane.
Sul fatto che le privatizzazioni siano state effettivamente selvagge basta ricordare quelle bancarie (5). Nella foga demenziale (ad essere generosi) di svendere svendere svendere (come degli assatanati) Draghi, Prodi, Ciampi, Amato, Dini & C. si sono dimenticati di togliere dal pacchetto regalo la proprietà della Banca d’Italia con questo bel risultato: dei privati si sono trovati gratis l’intera Bankitalia con i nostri beni immobili, con il nostro oro, con le nostre riserve.
Adesso i proprietari omaggiati strillano all’esproprio quando si parla di restituire quanto gli è stato regalato da lorsignori. Dal loro punto di vista non hanno torto, ma non mi pare neanche il caso di passare sopra con tanta leggerezza su errori così gravi. La proposta Tremonti di liquidarli con 800 milioni di euro è fin troppo generosa nei loro confronti. Molto più equa quella di dargli 300 milioni di lire di capitale sociale. Se ne vogliono di più che li chiedano a lorsignori.

Le presunte tangenti di Bettino Craxi sono quindi infinitesimali rispetto ai danni CERTI che Draghi, Prodi, Ciampi, Amato, Dini & C. hanno provocato al Paese. Poche decine di miliardi di lire sono poche decine di milioni di euro. I danni di lorsignori sono dell’ordine di 1500 miliardi di euro, ovvero 100 mila volte superiori. Non vorrei essere nei panni dei loro eredi. Per chi ha poca dimestichezza con i numeri consiglio, facendo prima un bel respiro, di contare da uno a 100 mila con intervallo di un secondo fra un numero e l’altro; sono circa i battiti cardiaci quotidiani.

Fa sorridere ora che alla “prima” del documentario di Stefania Craxi dedicato a suo padre ci siano Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini e che vengano addirittura omaggiati dalla “star” Silvio Berlusconi. Si vede che l’uso della memoria in politica è un optional.


NOTE:

(1) http://www.disinformazione.it/divorzio_stato_bankitalia.htm
(2) http://digilander.libero.it/culturaviva/venier.htm
(3) http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name =News&file=print&sid=3844
(4) La denuncia di Craxi del 1997: "Leggo su Repubblica, a proposito della svalutazione della lira del ‘92, tornata agli onori della cronaca giudiziaria e giornalistica, un articolo a firma Elena Polidori, nel quale vengono attribuite a Ciampi alcune spiegazioni dalle quali risulterebbe:
a) Che la difesa ad oltranza ed il cedimento del 14/9/92 sarebbero state decisioni del governo, con Banca d’Italia solo in un ruolo consultivo. Questa affermazione è in contrasto con ciò che si legge in un libro di Barucci (pg 52-59). Il “consigliere” Ciampi bene a conoscenza delle intenzioni tedesche (non intervento a sostegno, con il che il capitolo era chiuso), delle forze in campo e quant’altro, sarebbe stato ascoltato o no? Ciampi non dice ora della sua posizione dell’epoca, che invece risulta descritta in modo chiaro nel libro dell’ex ministro del Tesoro.
b) Le considerazioni di Ciampi sull’utilità dell’emergenza, la cultura della stabilità, etc... in relazione all’enorme spreco di risorse che fu messo in atto, valgono quanto quelle di Barucci a proposito dei vantaggi che ne avrebbero tratto le “api industriose” e cioè, nulla. Osserviamo invece che, né Ciampi, né Barucci dicono se la lira era o non era sopravvalutata in termini reali, rispetto alle principali monete europee. Non lo era affatto. Secondo i dati Istat, il grado di copertura della bilancia commerciale italiana è stato: 91,8% nel 1989 93,5% nel 1990, 92,91% nel 1991. Considerando l’interscambio beni e servizi, tale grado di copertura risulta del 98% per il ‘91 e il ‘92. Si trattava quindi di valori normali.
c) Vediamo meglio quanto l’Italia finì con il perdere. Secondo Eurostat le “disponibilità ufficiali lorde indivise convertibili” dell’Italia, a fine 1991, erano 33.329 milioni di ecu, corrispondenti all’epoca a circa 52mila miliardi di lire e a circa 42 miliardi di dollari Usa. La cifra, ripetutamente indicata in 48 miliardi di dollari Usa, gettata nella fornace del mercato in difesa della lira, sarebbe del tutto comparabile con la disponibilità. Sempre secondo l’Eurostat la disponibilità italiana in divise convertibili è diminuita da fine 91 a fine 92, di circa 18 mila miliardi. La cifra di 14mila miliardi persa nei soli tre mesi tra luglio e settembre ‘92 appare concordante con le statistiche Eurostat.
d) la speculazione fece affari straordinari. Basta, come esempio, il caso che riguarda l’operatore finanziario internazionale Soros. Secondo notizie apparse sulla stampa, Soros avrebbe ottenuto un prestito di un miliardo di dollari Usa al 5 per cento. Con un esborso di 50 milioni di dollari avrebbe conseguito un profitto di 280 milioni di dollari. Un affare d’oro. Non per niente venne poi insignito della laurea homoris causa dall’Università di Bologna. Tanti altri parteciparono all’operazione. Del resto risulta del tutto credibile la possibilità di realizzare consistenti profitti, soprattutto se si può stimare con buona sicurezza il momento della svalutazione”.
Bettino Craxi
(5) http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=176 br> (6) La Repubblica – venerdì 25 gennaio 2008 – pag. 8
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mercoledì, 30 gennaio 2008
 


Sembra esserci una notevole correlazione tra i piani delle torri del WTC in cui, negli anni precedenti all’11-9-2001, era stata migliorata la protezione antincendio e i piani in cui è avvenuto l’impatto, l’incendio e il cedimento della struttura. L’aggiornamento della protezione antincendio avrebbe dovuto permettere la chiusura dei piani colpiti e impedire per un lasso di tempo significativo l’esposizione delle colonne e delle strutture dei piani. Quale tipo di lavoro è stato esattamente fatto durante quel periodo di tempo?

In alcune sezioni del rapporto del NIST sul WTC vengono elencati gli esatti piani in cui era stato fatto il miglioramento della protezione antincendio. Altre sezioni del rapporto suggeriscono che persino più piani erano stati aggiornati per un totale di 18 piani nel WTC 1 e 13 piani nel WTC 2, ma non vengono specificati i piani coinvolti.[1]


[I piani delle torri del WTC in cui era stata migliorata la protezione antincendio e i piani di impatto, di incendio e di cedimento dell’11 Settembre. Cliccare per versione ingrandita dell’immagine.]

Questa relazione è inconfondibile nel caso del WTC 1. Alcuni investigatori hanno fatto notare che un certo numero di piani ha ceduto contemporaneamente in questa torre, tipo a fisarmonica, prima che il resto dell'edificio iniziasse a ‘collassare’. Questi piani sembrano accordarsi in maniera praticamente esatta con i piani che sono stati migliorati. Guardate il filmato qui sotto e la successiva sequenza PowerPoint creata da Gregory Urich.

http://www.911research.com/wtc/evidence/videos/docs/north_tower_collapse.mpeg

http://www.cool-places.0catch.com/docs/Wtc1SeriesNW.ppt

Due progetti per i miglioramenti costruttivi del 1999 e del 2000 per il WTC 2, fornitici da un sostenitore, indicano che il lavoro fu fatto quasi esattamente al futuro punto di impatto e di cedimento in quella torre. Cioè il quadrante sud orientale del WTC 2 fu oggetto del lavoro, almeno per il settantottesimo piano (i progetti fornitici erano solo per i piani 77 e 78). Il volo 175 colpì nel quadrante sud est del WTC 2 in corrispondenza del piano 78 e appena sopra.

Abbiamo anche visto filmati di metallo fuso che cade dal WTC 2 prima della sua distruzione. La relazione tra i miglioramenti antincendio e i punti di caduta del metallo è stretta ma non esatta dato che il metallo fuso visto nei filmati sembra provenire dei piani 80 e 81. Una comunicazione al team del NIST da parte di Frank Lombardi della Port Authority nel 2002 indicava che solo il piano 78, tra i piani di impatto e cedimento nel WTC 2, era stato migliorato. Ma NCSTAR 1-6A (tavola 4-2, p 45) elenca anche il piano 85. Potrebbe essere che alcune zone tra i piani 79 e 84 siano state anche migliorate ma non riportate perché i piani non erano stati migliorati in modo completo?

Almeno per la torre Nord è difficile accettare che questa relazione sia ancora un'altra incredibile coincidenza collegata all'11-9. Certamente il lavoro di miglioramento antincendio permise accesso ad aree critiche. Ma considerando ciò vengono in mente un certo numero di altre domande apparentemente meno ovvie. Perché la misura del miglioramento della protezione antincendio risultò doppia dello spessore specificato?[2] Dispositivi incendiari o esplosivi potrebbero essere stati inclusi all'interno della nuova protezione? Queste attività di “costruzione” potrebbero aver coinvolto l'installazione di meccanismi per dirigere gli aerei nelle specifiche aree in cui poi essi colpirono ciascun edificio?

In ogni caso l'ipotesi della demolizione dovrebbe essere considerata qualcosa di più di una semplice demolizione. Se l'idea era di creare l'impressione di un crollo indotto dagli incendi allora era necessaria una presentazione infuocata, molto di più di quanto sarebbero stati capaci di dare il carburante del jet e gli arredamenti degli uffici. Sembra che la thermate possa essere stata usata non solo per indebolire o tagliare l'infrastruttura d'acciaio in tutto l'edificio, ma anche per aiutare a creare l'infuocata rappresentazione in prossimità dei piani di impatto.

Sembra possibile che un materiale simile alla thermate e/o altri dispositivi che hanno contribuito alla distruzione delle torri possano essere stati incorporati nei piani di impatto e di cedimento durante i miglioramenti della protezione antincendio. L'accesso per una tale operazione sarebbe stato facilitato dall'attività attorno ai miglioramenti antincendio.

NOTE

[1] NCSTAR 1-6, pagina xxxvii, indica quali piani siano stati esattamente migliorati. NCSTAR 1-6, pagina 20 ripete queste affermazioni, come notato nella figura sopra. In un altro punto del NCSTAR 1-6, a pagina lxxi, il NIST intorbida le acque dicendo “ 18 piani nel WTC 1, compresi tutti i piani coinvolti nell'impatto dell'aereo e negli incendi” e “ 13 piani nel WTC 2, sebbene nessuno di questi sia stato direttamente coinvolto nell'impatto dell'aereo e negli incendi”. In quest'ultima frase il NIST contraddice se stesso ancora una volta nelle pagine lxvii-lxix del NCSTAR 1-6, affermando che alcuni dei piani migliorati nel WTC 2 furono coinvolti negli impatti e negli incendi (in particolare il piano 78). Come nel caso delle quantità contraddittorie di carburante per aerei citate in tutto il rapporto del NIST queste affermazioni sui miglioramenti antincendio sembrano essere un altro esempio di come risultati dettagliati nei rapporti di basso livello della squadra NIST siano stati confusi o resi vaghi in rapporti di più alto livello.

[2] NCSTAR 1-6A (p xl) afferma: “lo spessore totale determinato dalle 356 misure individuali era di 2,5 pollici, con una deviazione standard di 0,6 pollici. Non sono disponibili foto dei piani migliorati che mostrino l'aspetto dello spessore così elevato di SFRM”. Il piano 94 del WTC 1 risulta fuori da questi dati, con uno spessore del SFRM di più di quattro pollici. Le specifiche per questi miglioramenti erano solo di 1,5 pollici, aumentati rispetto alle specifiche di costruzione di 0,75 pollici.
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mercoledì, 30 gennaio 2008

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mercoledì, 30 gennaio 2008

 

Rinascita Balcanica intervista Domenico Leggiero (nella Foto), responsabile del comparto Difesa dell’Osservatorio Militare, incaricato al Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Responsabile Nazionale per le Forze Armate in seno al Comitato Permanente sulla tutela dei diritti dei lavoratori delle Forze Armate e di Polizia. Collaboratore e ricercatore da lungo tempo negli studi degli effetti dell'uranio impoverito sul corpo militare esposto a contaminazione, Domenico Leggiero lancia la proposta di trasferire le ricerche effettuate in questi anni sulla situazione della popolazione civile dei Balcani. "Un confronto diretto tra chi ha studiato il problema, e le parti in causa: lo Stato Italiano, il Governo della Repubblica Srpska ed i rappresentanti Americani sul territorio" , sarebbe "non solo giusto ma anche politicamente corretto" - dichiara Domenico Leggiero.

Perché è stato riconosciuto un risarcimento danni per i militari italiani e non per la popolazione civile colpita dai bombardamenti?
Perchè i militari italiani dovranno essere risarciti dall'Italia in quanto vertici militari e governo dell'epoca avevano ignorato l'effetto delle munizioni all'uranio impoverito. I civili dovrebbero essere risarciti da chi effettivamente ha utilizzato l'armamento all'uranio impoverito sulla popolazione civile: Gli Stati uniti d'America. Ad ogni modo, gli Stati che hanno prodotto e utilizzato tali armi non si vogliono assumere le responsabilità perchè si tratta di una strage i cui autori sono, a pari merito, i Governi degli stati partecipanti alle missioni ed i vertici militari. Se venisse riconosciuto un risarcimento vorrebbe dire che vi è una colpa e, le colpe, non possono essere degli Stati che si definiscono "democratici". Non ultima anche una più venale riflessione: a quanto ammonterebbe il danno da risarcire e, soprattutto, nel momento in cui si riconosce un risarcimento ai popoli dei Balcani, per quale motivo non si dovrebbe risarcire anche l'Iraq e l'Afghanistan? credo proprio che il "risarcimento", per questi stati, rappresenti l'antitesi della guerra "di pace" che hanno fatto in vari teatri internazionali.

Scarica Presentazione


Lei considera una condizione inaccettabile "risarcire la popolazione civile dei Balcani per un danno ambientale che l'Italia non ha commesso", essendo le bombe all'uranio impoverito di produzione statunitense. Perché ritiene inaccettabile condannare l'Italia per il bombardamento dei Balcani?

L'Italia non è condannabile per le bombe per il semplice fatto che non ha utilizzato quel tipo d'armamento che neanche produce. Però ne conosce gli effetti e avrebbe dovuto informare i propri militari del rischio che correvano, cosa che non ha fatto. Pertanto, deve assumersi le responsabilità e risarcire tutti i propri "dipendenti" lasciati senza misure di prevenzione. Gli effetti delle bombe all'uranio, seppur conosciute dagli Stati Maggiori erano ignorate dai politici e dal Governo, la consapevolezza della pericolosità delle armi all'uranio è stata nascosta dai militari italiani. In Italia però, gli alti gradi militari, non hanno mai pagato per le loro malefatte.

Quali sono secondo lei le Istituzioni e le entità direttamente responsabili dei danni dell'Uranio impoverito?
Primi tra tutti i Paesi i cui eserciti hanno utilizzato armi all'uraanio impoverito anche se, questaa sostanza, era già stata messa al bando da una risoluzione ONU del 1989 proposta proprio dagli Stati Uniti d'America. La NATO è, a mio parere, direttamente responsabile, l'ONU, d'altro canto, dovrebbe essere il garante universale di eventuali soprusi tra Stati membri. Per questo motivo, le denunce degli stati colpiti dovrebbero essere fatte alla NATO e la richiesta di giustizia all'ONU. Quest'ultima dovrebbe approvare una risoluzione che impegna gli Stati che hanno utilizzato le armi all'uranio a risarcire ed agli stati membri dell'alleanza una eventuale quantificazione del danno ambientale e successiva bonifica

Molte organizzazioni hanno condotto studi e ricerche sui danni dell'uranio provocati sul corpo militare, come l'Osservatorio Militare. Che lei sappia, tali ricerche sono state effettuate anche tra la popolazione civile dei Balcani bombardata?
Avevamo chiesto permessi per portare avaanti un progetto organico in tal senso ma non ci è stato permesso dall'Italia, potremmo portare la nostra esperienza nei Balcani se solo uno degli Stati interessati da mandato per affrontare e studiare il problema sui civili con gli stessi criteri adottati per i militari.

Perché in questi anni non è stato portato all'attenzione degli Organismi Internazionali il problema dell'Uranio impoverito nei Balcani?Vi sono stati degli ostacoli? E se sì, quali?
L'utilizzo di uranio impoverito nella costruzione di armi, consente alle centrali atomiche di smaltire l'uranio derivante dalla lavorazione per la produzione di energia in prodotto economico attivo mentre invece, se si dovesse smaltire come rifiuto e scoria nucleare avrebbe un costo altissimo: ciò che dovrebbe essere un alto costo di produzione viene trasformato in grande reddito produttivo. Dietro la fabbricazione delle armi all'uranio vi è la necessità di smaltire grandi quantità di uranio impoverito prodotto dalle centrali nucleari (per ogni chilogrammo di uranio arricchito per la produzione di energia, 995 grammi diventeranno uranio impoverito da smaltire come rifiuto nucleare.

Come molti sanno, le Nazioni Unite hanno emesso una risoluzione che definisce le armi all'uranio impoverito pericolose e dannose. Crede che l'Onu andrà fino in fondo a tale questione?
L'ONU potrà anche farlo ma, fino ad ora, non mi risulta che gli Stati Uniti si siano mai adeguati ad una risoluzione dell'ONU riguardante l'utilizzo di armamenti non convenzionali.

Secondo lei, in questi anni l'opinione pubblica è stata informata in maniera adeguata o i media hanno fatto molta disinformazione?
L'opinione pubblica conosce il problema solo in parte ed i media (normalmente controllati dai governi, parlano del problema in modo distorto e strumentale.

Oggi conduciamo la battaglia contro l'uranio impoverito, mentre le popolazioni dell'Iraq e della Palestina vengono bombardate con armi "non convenzionali". Gli Stati continuano a non imparare dai loro errori e le Nazioni Unite restano inerti. Crede che sia giusto ipotizzare l'esistenza di un "crimine invisibile" che gioca proprio sui lunghi tempi e sulla difficoltà di condurre dei processi contro tali armi?

E' certamente un crimine quello che abbiamo documentato e provato sull'utilizzo di uranio impoverito. L'Iraq e l'Afghanistan stanno subendo danni certameente superiori a quelli causati in Europa (la reazione poteva essere incontrollabile). Non credo che gli Stati continuano a non imparare dai propri errori, credo invece che gli Stati non vogliono vedere ciò che non conviene vedere per i grandi intgeressi economici che la cosa comporta.

Secondo lei queste campagne contro l'uranio impoverito, possono essere utilizzate dalle società di armamenti per rendere illegali le vecchie armi e introdurne altre, con nuovi investimenti da parte dei governi?
No, Le armi all'uranio impoverito vengono prodotte per smaltire uranio derivante da lavorazione nucleare, in questo caso, le fabbriche si adeguano all'offerta del mercato. L'uranio impoverito si trova anche a costo zero mentre gli altri elementi per la costruzione di armi hanno dei costi particolarmente elevati.

Ritiene che sarebbe utile organizzare una Conferenza nella Republika Srpska per avere un confronto diretto con le Istituzioni locali e la popolazione?
Non solo sarebbe giusto ma politicamente corretto, ritengo anche importante un confronto proprio tra chi ha studiato il problema, e le parti in causa: lo Stato Italiano, il Governo della Repubblica Srpska ed i rappresentanti Americani sul territorio.

Crede che sia possibile organizzare delle operazioni congiunte, tra corpi militari e popolazione civile, per avere il riconoscimento dei danni?
Sono le folle che muovono i Governi, la giustizia il mondo. Credo che un'azione del genere non solo sia necessaria ma indispensabile per capire, conoscere e crescere nel rispetto dei diritti umani e dell'ambiente in cui viviamo.

Possiamo affermare, infine, che queste le armi all'uranio impoverito sono un crimine come l'umanità?

Non solo lo affermiamo ma lo dimostriamo in modo chiaro ed inequivocabile.

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mercoledì, 30 gennaio 2008

 

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Il Ponte di Rialto fu completato nel 1591. I lavori durarono tre anni. Unisce bellezza e funzionalità. L’ultimo ponte costruito a Venezia doveva costare due milioni di euro, ma la spesa è arrivata a 14 milioni. Per finirlo ci hanno messo sette anni, come per una piramide media.
Costruire è un business, non più una necessità. Una speculazione che ha come beneficiari i gruppi immobiliari e le banche. Il professor Majowiecki, presente al V-day, ci guida in un viaggio tra gli orrori dell’urbanesimo moderno. Una via di mezzo tra le tangenti e un quadro di Salvador Dalì. Il territorio italiano e le sue bellezze sono il nostro patrimonio più importante. Credo che sia arrivato il momento di interrompere ogni nuova costruzione se non necessaria: capannoni, grattacieli, viadotti. Decostruiamo, investiamo sul recupero dei vecchi edifici. Il cemento è il presente. Guardiamo avanti, impariamo dal nostro passato.

Testo:
"Beppe Grillo: …hanno i soldi, le sovvenzioni dalle nostre tasse e parlano di cose che non capiscono. Prendono i più bravi architetti del mondo, prendono gli architetti spagnoli, russi per avere l’alibi di fare delle cazzate tremende. Gli architetti come si deve ci sono e bisogna farli parlare! Uno di questi è Majowiecki, vi farà vedere delle cose.
Massimo Majowiecki: Bene, vi ringrazio molto dell’invito perché posso dire due o tre cosette che è impossibile dire altrove. Normalmente mi tocca parlare a trenta persone, a studenti. Qui per me è una cosa completamente fuori dall’ordinario. Mi sembra di essere un cantante…
Beppe Grillo: Sei una popstar oggi!
Massimo Majowiecki: Si si!! Io ho fatto queste cose, solo per presentarmi: lo stadio di Roma, lo stadio Delle Alpi, il Braga in Portogallo e alcuni ponti. Solamente per dire che ho voluto criticare qualche cosa. La prima critica che ho fatto è sul ponte di Messina. Io ho scritto sul blog di Beppe cercando di far capire a tutti quale fosse la situazione reale..."
Leggi il testo completo

Post sullo stretto di Messina



V2-day_Sortino.jpg
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martedì, 29 gennaio 2008
 


I telespettatori giapponesi hanno avuto il privilegio, l’11 gennaio 2008, di assistere in diretta ad una sorprendente audizione al Senato: il presidente di una commissione parlamentare ha riunito il Primo Ministro, i Ministri degli Affari Esteri, delle Finanze e della Difesa per fare loro constatare che, sei anni dopo gli attentati dell’11 settembre, non erano ancora in grado di spiegare i fatti e di confermare che gli attentati erano stati commissionati a partire da una grotta afgana. Riproduciamo l’integrale di questo crimine di lesa maestà degli Stati Uniti.

A partire dal mese di settembre 2001, il Réseau Voltaire s’interroga sulla responsabilità attribuita all’emirato non riconosciuto dei Talebani negli attentati dell’11 settembre 2001. Nel marzo 2002, Thierry Meyssan ha posto la questione politica della legittimità dell’intervento anglosassone in Afghanistan ed ha annunciato la successiva guerra in Iraq in un libro ormai celebre, "L' Incredibilie Menzogna". All’epoca, la stampa dominante ha condotto una campagna per screditare l’opera riducendola ad una semplice inchiesta sugli attentati in sé stessi e passando sotto silenzio l’analisi politica che ne conseguiva. Sei anni più tardi, centinaia di personalità politiche e militari di primo piano, nel mondo intero compresi gli Stati Uniti, si sono schierati con queste tesi.

Dopo capi di stato in carica (lo sceicco Zayed degli Emirati Arabi, Bachar el-Assad in Siria, Hugo Chavez in Venezuela, Mahmoud Ahmadinejad in Iran, Fidel Castro a Cuba) il Parlamento del Venezuela ha espresso i sui dubbi, infine questo 11 gennaio è stata la volta di alcuni parlamentari giapponesi.

Riproduciamo qui la trascrizione integrale delle audizioni tenute dalla Commissione Affari Esteri e Difesa della camera alta giapponese in occasione del dibattito sulla nuova legge antiterrorismo e sull’impegno giapponese a fianco degli Stati Uniti in Afghanistan.

Audizione dell’11 gennaio 2008 della Commissione Affari Esteri e Difesa della Camera dei Consiglieri (Senato), Dieta del Giappone (Parlamento).

Consigliere Yukihisa Fujita: Vorrei parlare delle origini della "Guerra al terrorismo". Senza dubbio ricorderete che in novembre ho domandato se il terrorismo costituisse una guerra o un crimine. La "Guerra al terrorismo" è iniziata in seguito agli attentati dell’11 settembre.
Quello che desidero sapere è se questi attentati siano stati o no commessi da Al Qaeda. Finora il governo si è limitato a dire che crediamo nella responsabilità di Al Qaeda perché è quello che ci ha detto l’Amministrazione Bush. Non abbiamo visto alcuna prova reale della colpevolezza di Al Qaeda.

Perciò desidererei sapere perché il Primo ministro pensa che i Talebani siano i responsabili degli attentati dell’11 settembre.

Vorrei saperlo perché il Primo Ministro era a quell’epoca segretario del Capo di Gabinetto [1]. Yasuo Fukuda, Primo Ministro: dopo gli attentati abbiamo comunicato con il governo americano e con altri governi a diversi livelli e ci siamo scambiati informazioni. Secondo informazioni segrete ottenute dal nostro governo, e da rapporti compilati da altri governi, gli attentati dell’11 settembre sono stati realizzati dall’organizzazione terrorista internazionale conosciuta sotto il nome di Al Qaeda.

Consigliere Yukihisa Fujita: Così, lei si riferisce al contempo ad informazioni segrete e pubbliche. La mia domanda è: il governo giapponese ha condotto una sua inchiesta per mezzo della polizia e di altre risorse?

Si tratta di un crimine, quindi un’inchiesta deve essere aperta.
Quando un giornalista è stato ucciso in Myanmar, avete condotto una vostra inchiesta.
Ugualmente, poiché 20 giapponesi sono morti l’11 settembre, il governo ha condotto una propria inchiesta e stabilito che Al Qaeda era responsabile?
Che genere d’inchiesta è stata fatta? All’epoca lei era segretario del Capo di Gabinetto, dunque nella migliore posizione [per rispondere]. Cosa ne è di questa inchiesta?

Yasuo Fukuda, Primo Ministro: Dopo gli attentati, l’Agenzia Nazionale di Polizia ha inviato a New York con urgenza una squadra anti-terrorismo. Si sono incontrati con le autorità americane e hanno potuto raccogliere informazioni sui giapponesi scomparsi.

Consigliere Yukihisa Fujita: Dunque, lei dice che almeno 20 giapponesi sono stati vittime di questo crimine e che essi lavoravano a New York.
Vi erano anche giapponesi sugli aerei dirottati.
Desidererei sapere il numero esatto dei morti nelle torri e sugli aerei. Potete confermarlo?
Desidererei avere la risposta dal ministro degli Affari Esteri.

Masahiko Komura, ministro degli Affari Esteri: Abbiamo trovato i corpi di una dozzina di vittime giapponesi negli attacchi dell’11 settembre.
Siamo stati anche informati dalle autorità americane della morte di altre 11 persone. Ciò porta ad un totale di 24 vittime giapponesi di cui 2 negli aerei.

Consigliere Yukihisa Fujita: Vorrei chiedere in quali voli si trovavano le due vittime giapponesi e come vi siete sincerati della loro identità.
Se il ministro degli Affari Esteri non è in grado di rispondere saremo soddisfatti anche dalla risposta di un suo collaboratore.

Ryoji Tanizaki, capo divisione del ministero degli Affari Esteri: Poiché ci interroga sui fatti, le risponderò. Come ha detto il ministro degli Affari Esteri, tra le 24 vittime due erano a bordo degli aerei. Una era a bordo del volo 93 e l’altra a bordo del volo 11 delle American Airlines.

Come lo sappiamo? Bene, non ho l’informazione sotto gli occhi, ma le autorità americane lo hanno affermato e in generale utilizzano il test del DNA.
Pensiamo quindi che sia in questo modo che siamo stati informati dell’identità di queste due persone.

Consigliere Yukihisa Fujita: Dunque lei dice che non sa perché non ha la documentazione. Dice anche di pensare che siano stati effettuati test del DNA, ma senza esserne sicuro.
Quello che voglio dire oggi è che si è trattato di un crimine e i crimini richiedono delle inchieste. Il governo deve informare i famigliari delle vittime dei risultati delle inchieste. Così, invece di limitarvi a commemorare ogni anno l’anniversario dell’11 settembre, dovreste raccogliere informazioni e agire di conseguenza.
Nel corso degli ultimi sei anni, avete dato informazioni alle famiglie delle vittime? Vorrei che il ministro degli Affari Esteri mi rispondesse.

Masahiko Komura, ministro degli Affari Esteri: Dunque, lei non chiede più come abbiamo fatto a confermare la morte di cittadini giapponesi, ma vuole sapere quali informazioni abbiamo dato ai famigliari delle vittime. Abbiamo fornito alle famiglie informazioni sui corpi e a proposito dei fondi di risarcimento. Inoltre, riguardo i 13 giapponesi di cui sono stati trovati i resti, abbiamo aiutato le famiglie a prendersi cura dei corpi.
E ad ogni anniversario ci prendiamo carico finanziariamente della visita dei famigliari al World Trade Center.

Consigliere Yukihisa Fujita: Non ho molto tempo. Parliamo di tutte le informazioni che sono state dissimulate e dei dubbi che persone nel mondo intero hanno a proposito dell’11 settembre.

Molti scettici sono persone influenti. In tali circostanze credo che il governo giapponese, che afferma che gli attentati sono stati perpetrati da Al Qaeda, debba fornire queste nuove informazioni alle famiglie delle vittime.

In questo contesto, vorrei porre alcune domande.
Vorrei chiedere a tutti i membri di questa assemblea di guardare le foto e le immagini che vi ho fornito.
Esse costituiscono prove concrete sotto forma di fotografie e di altri elementi d’informazione. Nella prima foto, una simulazione al computer mostra quanto era grande l’aereo che ha colpito il Pentagono. Un 757 è un aereo piuttosto grande con una larghezza di 38 metri.

Come vedete, anche se un grosso aereo ha colpito il Pentagono, c’è solo un buco troppo piccolo rispetto all’aereo.

In questa foto vediamo dei pompieri al lavoro e non vi sono i danni che un aereo così grande dovrebbe provocare. Guardate il prato davanti e notate che non c’è alcun rottame di aereo.

Guardiamo la terza foto - sempre del Pentagono – presa da un reportage televisivo americano. Il testo spiega che il tetto del Pentagono è ancora intatto.
Ancora una volta, nonostante il grande aereo che si suppone essersi schiantato là sopra, non vi sono danni corrispondenti.
Passiamo adesso alla foto successiva, che mostra un buco. Come il ministro Komura sa bene, il Pentagono è un edificio molto solido e con molti muri.
Però l’aereo lo ha attraversato.

[Yukihisa Fujita]

Ma, come sapete, gli aerei sono fatti con i materiali più leggeri che ci siano.

Un aereo fatto con tali leggeri materiali non potrebbe fare un buco così. Adesso ecco una foto che mostra come l’aereo ha colpito l’edificio. L’aereo ha fatto un’inversione, evitando l’ufficio del ministro della Difesa, per colpire l’unica parte del Pentagono che era stata rinforzata per resistere ad un bombardamento.

Al centro della pagina 5 possiamo leggere il commento di un responsabile dell’US Air Force.

"Ho pilotato i due tipi di aerei utilizzati l’11 settembre, e non posso credere che sia possibile, per qualcuno che pilota per la prima volta, riuscire a compiere una tale manovra."

Come sapete, non sono state ritrovate le scatole nere della maggior parte degli aerei.
C’erano più di 80 telecamere di sicurezza al Pentagono, ma si sono rifiutati di esibire la maggior parte dei video. Come avete potuto constatare, non ci sono immagini dell’aereo o dei suoi rottami in nessuna di queste foto.

E’ molto strano che nessuna di tali immagini ci sia stata mostrata. Come sapete, le forze di difesa giapponesi hanno il loro quartier generale a Ichigaya.
Potete immaginare che, un’ora dopo che un aereo ha colpito una città come New York, che un altro possa colpire il Pentagono? In una tale situazione, come hanno potuto i nostri alleati permettere che si compisse un tale attacco?
Desidererei che il ministro della Difesa rispondesse.


Shigeru Ishiba, ministro della Difesa: Non ho preparato nulla, quindi devo improvvisare. Se accadesse una situazione simile, la Difesa invierebbe aerei da caccia per abbattere l’aereo.
La Corte Costituzionale tedesca ha deliberato in proposito.
Nel caso del Giappone, la nostra reazione dipenderebbe dal tipo di aereo in questione, da quali persone si trovino ai comandi e dalle loro intenzioni.
Tuttavia, secondo le nostre leggi, potrebbe essere difficile ordinare di abbattere un aereo semplicemente perché vola a bassa altitudine. Probabilmente avremmo forze della difesa che volerebbero accanto a lui e chiederebbero una decisione al Gabinetto. Se l’aereo avesse a bordo numerose persone, ci sarebbe da discutere sull’azione da intraprendere. Molto tempo fa un Cessna si è schiantato sull’abitazione di una persona di nome Yoshio Kodama [2]. E’ anche successo che un aereo della All Japan Airlines sia stato dirottato e il suo pilota ucciso.

Sarebbe meglio se non accadesse nulla di simile, ma dobbiamo predisporre nuove leggi per tali situazioni e dibatterne in Parlamento.

Consigliere Yukihisa Fujita: Dato che abbiamo poco tempo, vorrei presentare una nuova prova. Guardate, per favore, questo pannello. La prima foto è una di quelle che si vedono spesso con le due torri che sono state colpite dagli aerei dirottati.
Potrei capire che ciò accada subito dopo lo schianto degli aerei, ma qui vediamo grossi pezzi di materiale che percorrono una grande distanza in aria.
Alcuni frammenti sono stati proiettati a 150 metri. In questa immagine, potete vedere degli oggetti volare come se ci fosse stata un’esplosione.
Ecco una foto tratta da un libro. Mostra a quale distanza siano stati proiettati gli oggetti.
La terza foto è quella di un pompiere che ha partecipato ai soccorsi. Parla di una serie di esplosioni nell’edificio che assomigliano ad una demolizione professionale.

Non possiamo, adesso, visionare dei filmati, perciò ho tradotto quello che dice il pompiere.
Ecco cosa dice: "Faceva boom, boom, boom come il rumore di esplosioni".

Una squadra giapponese composta da membri ufficiali del corpo dei pompieri del ministero del Territorio, delle Infrastrutture e dei Trasporti [3] ha interrogato una sopravvissuta giapponese che ha detto che mentre fuggiva ha sentito delle esplosioni.
Questa testimonianza figura in un rapporto realizzato con l’aiuto del corpo dei pompieri del ministero del Territorio, delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Adesso, vorrei mostrarvi l’immagine seguente. Normalmente si dice che le torri gemelle (WTC1 e 2) sono crollate perché colpite dagli aerei. Tuttavia, a un isolato dalle torri gemelle si trovava la torre n. 7 (WTC7).
Si può vedere nella cartina seguente che si trovava a un isolato di distanza. Questa torre è crollata sette ore dopo l’attacco alle torri gemelle. Se avessi potuto mostrarvi il video sarebbe stato facile da capire ma guardate questa foto.


E’ un edificio di 47 piani che è caduto in questa maniera. La torre crolla in 5 o 6 secondi. E’ più o meno la stessa velocità alla quale cade un oggetto nel vuoto. Questa torre cade come potreste vedere in uno spettacolo di Kabuki. Inoltre, cade mantenendo la sua forma geometrica. Ricordatevi che non è stata colpita da un aereo. Dovreste domandarvi se una torre può crollare in questo modo a causa di un incendio di 7 ore.

Qui, abbiamo una copia del Rapporto della Commissione dell’11 settembre. Si tratta di un rapporto pubblicato dal governo degli Stati Uniti nel luglio 2004 e non parla del crollo della torre di cui vi sto parlando. Non viene affatto menzionata in tutto il rapporto. Anche la FEMA ha pubblicato un rapporto ma ha ugualmente omesso di menzionare questa torre (WTC7). Molte persone, soprattutto dopo aver preso conoscenza della storia della torre n. 7, pensano che ci sia qualcosa di strano.

Trattandosi di un incidente in cui hanno perso la vita numerose persone, bisognerebbe seguire numerose piste.

Non abbiamo molto tempo, ma vorrei ugualmente fare cenno alle opzioni di vendita [vendita di azioni sospette prima dell’11 settembre]. Proprio prima degli attacchi dell’11 settembre, il 6, 7 e 8, sono state poste opzioni sulle azioni delle due compagnie aeree [American e United Airlines] che sono state dirottate dai pirati dell’aria.

Ci sono state anche opzioni di vendita su Merril Lynch, uno dei principali affittuari del World Trade Center. In altri termini, qualcuno sapeva che bisognava fare delle scommesse al ribasso su queste azioni per guadagnare una fortuna.

Ernst Welteke, all’epoca presidente della Deutschen Bundesbank, l’equivalente del governatore della Banca del Giappone, ha detto che vi sono numerosi fatti che provano come le persone implicate negli attacchi abbiano approfittato di informazioni confidenziali. Ha detto che prima degli attentati vi sono state molte negoziazioni sospette che hanno coinvolto società finanziarie. Il presidente della banca tedesca ha voluto che ciò si sapesse. Vorrei interrogare il ministro delle Finanze riguardo queste opzioni di vendita.

Il governo giapponese ne era al corrente e lei cosa ne pensa ?

Vorrei sentire in merito il ministro Nukaga.

Fukushiro Nukaga, ministro delle Finanze: Ero in Burkina Faso, in Africa, quando ho saputo dell’incidente. Ho deciso di volare subito negli Stati Uniti ma quando sono arrivato a Parigi mi è stato detto che non c’erano più voli per gli Stati Uniti. Quindi ho solamente sentito quello che è stato successivamente riferito sugli avvenimenti. So che vi sono numerosi rapporti sui punti da lei sollevati.

Perciò abbiamo reso obbligatorio che le persone forniscano un ID [identificativo] per le transazioni riservate e per le transazioni sospette ed abbiamo decretato che il finanziamento di organizzazioni terroristiche è un crimine. In ogni caso il terrorismo è una cosa orribile e deve essere condannato. Il terrorismo non può essere fermato da un solo paese ma per farlo c’è bisogno di tutta la comunità internazionale.

Consigliere Yukihisa Fujita: Vorrei sentire lo specialista in finanza signor Asao perché mi parli ulteriormente delle opzioni di vendita.

Un gruppo di persone deve disporre di ingenti quantità di denaro, d’informazioni confidenziali e di competenza finanziaria perché ciò possa realizzarsi.

E’ possibile che qualche terrorista in Afghanistan o in Pakistan realizzi un insieme di transazioni così sofisticate e su tale scala?
Vorrei che il signor Asao mi rispondesse.

Consigliere Keiichiro Asao: Le opzioni di vendita sono una scommessa di vendere delle azioni a un certo prezzo in un dato momento.

In questo caso, qualcuno deve aver avuto informazioni confidenziali per effettuare questo genere di transazioni perché normalmente nessuno poteva prevedere che alcuni aerei di queste compagnie sarebbero stati dirottati. Di conseguenza, penso si sia trattato certamente di un crimine di esperti.

Consigliere Yukihisa Fujita: Signor Primo Ministro, lei all’epoca era segretario del Capo di Gabinetto e, come ha sottolineato qualcuno, si è trattato di un evento con il quale l’umanità non si era mai confrontata.
Sembra che in questi tempi stiano uscendo più informazioni che non nei mesi immediatamente successivi agli attentati.
Oggi siamo nella società di internet, queste informazioni sono rese pubbliche, quindi se guardiamo la situazione, l’intero punto di partenza di queste due leggi, il punto di partenza della stessa "Guerra al terrorismo", come avete visto dalle informazioni che vi ho presentato, non è stato oggetto di un’inchiesta o un’analisi seria.

Non credo che il governo abbia indagato convenientemente, né richiesto spiegazioni al governo degli Stati Uniti.

Non abbiamo ancora cominciato a rifornire di carburante le navi statunitensi, penso dunque che dobbiamo tornare all’inizio e non fare ciecamente affidamento nelle spiegazioni del governo degli Stati Uniti, né nelle informazioni indirette che ci fornisce.

Ci sono state troppe vittime, penso dunque che dobbiamo ripartire dal principio. Dobbiamo chiederci chi sono le vere vittime della "Guerra al terrorismo".
Penso che siano i cittadini del mondo ad esserne le vittime.

Qui in Giappone spariscono le pensioni alle vittime delle trasfusioni di sangue contaminato dall’epatite C, ma tutto quello che ho presentato qui oggi è basato su fatti e prove verificabili. Parliamo delle scatole nere evaporate, degli aerei evaporati, dei resti evaporati. Anche molte macerie degli edifici sono scomparse.

La stessa FEMA [4] ha detto che ciò le aveva impedito di indagare adeguatamente.
Dobbiamo guardare queste prove e chiederci cosa è veramente questa "Guerra al terrorismo".
Vedo che i ministri annuiscono, ma vorrei fare una domanda al Primo Ministro Fukuda.
Mi guardi, per favore. Ho appreso che quando era Capo di Gabinetto del ministro di allora, lei ha sentito cose strane a proposito di questi attentati.

Non pensa che ci sia stato qualcosa di strano?

Yasuo Fukuda, Primo Ministro: Non ho mai detto che pensavo ci fosse qualcosa di strano.

Consigliere Yukihisa Fujita: Signor Primo Ministro, cosa c’è all’origine della "Guerra al terrorismo"e all’idea che sia giusto o meno parteciparvi?
C’è veramente una ragione per partecipare a questa "Guerra al terrorismo"?
Abbiamo davvero bisogno di parteciparvi?
Vorrei anche chiedere come fermare davvero il terrorismo.

Yasuo Fukuda, Primo Ministro: Sulla base delle prove che ci sono state fornite dal governo americano, noi crediamo che gli attentati dell’11 settembre siano stati perpetrati da Al Qaeda. Dobbiamo porre fine a questo terrorismo di Al Qaeda. Per questo la comunità internazionale è unita nella lotta contro il terrorismo. Riguardo una legge votata dal suo Partito Democratico l’anno scorso e basata sulla risoluzione 1368 delle Nazioni Unite – una risoluzione votata in risposta agli attentati terroristici contro gli Stati Uniti – lei non ha forse votato la legge in accordo con questa risoluzione?

Consigliere Yukihisa Fujita: Lei ha confermato per i corpi e per i fatti dietro la risoluzione? Perché questa è la ragione per cui lei afferma di partecipare a questa "Guerra al terrorismo". Io credo che per mettere fine al terrorismo, dobbiamo votare una legge per aiutare veramente la gente in Afghanistan.
Vorrei ascoltare il signor Inuzuka che ci parli della legge e della lotta contro il terrorismo.

Consigliere Tadashi Inuzuka: Tra i numerosi problemi sollevati dal consigliere Fujita, quello di cui dovremmo più preoccuparci ... è che gli Afghani possano vivere in pace. Ciò è al centro del tema della lotta contro il terrorismo.
Se non si discute di questo problema e ci si contenta di fornire della benzina, senza pensare alla situazione globale, né alle persone che vi sono coinvolte, il dibattito intorno a questa legge non ha senso.
Questa legge deve essere fatta per la pace e la sicurezza in Afghanistan. Il nostro paese deve votare una legge antiterrorismo.

Filmati della Seduta

















Note:

[1] In Giappone, il segretario del Capo di Gabinetto (naikaku shokikancho) ha rango ministeriale. E’ allo stesso tempo il portavoce del governo e il segretario del Consiglio dei Ministri. L’attuale Primo Ministro, Yasuo Fukuda, ha esercitato tale funzione per 1289 giorni, accanto a due Primi Ministri consecutivi, Yoshiro Mori e Junichiro Koizumi, record assoluto nella storia del paese.

[2] Vedere "Yoshio Kodama, le yakusa de la CIA" di Denis Boneau, Réseau Voltaire, 8 settembre 2004.

[3] In Giappone il corpo dei pompieri dipende dal MLIT, il potente ministero dei Trasporti (Kokudo Ko-tsu-sho), il più grande ente amministrativo del paese.

[4] La FEMA (Federal Emergency Management Agency) è l’ente statunitense per la gestione delle situazioni di crisi.
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martedì, 29 gennaio 2008

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Lo psiconano minaccia la marcia su Roma se non si vota subito con la legge porcata che fece approvare in tutta fretta nel 2006. La legge mantenuta in vita allegramente per due anni dal centro sinistra TOGLIE al cittadino il voto di preferenza. Vuol dire, ad esempio, che Cuffaro e Cirino Pomicino possono essere eletti senatori da Casini e da Berlusconi e i cittadini possono solo stare a guardare.
Testa d’asfalto non le manda a dire sul rinvio delle elezioni: "Milioni di italiani si riverserebbero a Roma per chiederle”. Bossi ha rincarato la dose: “Se non si va al voto facciamo la rivoluzione. Ci mancano un po' di armi, ma prima o poi quelle le troviamo”. Qualche simpatizzante gli ha inviato dei proiettili calibro 38, così si porta avanti con le munizioni. In un Paese normale queste persone sarebbero almeno agli arresti domiciliari.
Il probabile futuro capo del governo, del quale abbiamo perso il numero di prescrizioni, ha un paio di processi aperti. Uno per corruzione in atti giudiziari insieme all'avvocato David Mills che dovrebbe concludersi ad aprile. Straordinaria coincidenza con le elezioni anticipate. E per il quale rischia sei anni di carcere. Un altro per presunti fondi neri relativi ai diritti tv di Mediaset. In nessuna democrazia del mondo una persona potrebbe candidarsi premier con due processi a carico. Pensate a Obama o a Hilary accusati di corruzione. Ho il sospetto che l’Italia non sia più, da tempo, una democrazia, ma una dittatura morbida.
Alla marcia su Roma va data una risposta ferma e implacabile. Italiani!!!!!!!!!!
Tutti alla “Gita su Roma”. Se lo psiconano suonerà le sue trombe, noi suoneremo le nostre campane. In caso di marcia organizzerò una gita turistica di massa nella Città Eterna. Il percorso si snoderà attraverso le sedi di partito. Un’occasione irripetibile per vedere dal vivo i ruderi della politica. E fotografare i nostri dipendenti. Un evento da raccontare ai nipoti. Meglio della caduta del Muro di Berlino. Italiani!!!!!!!!!

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lunedì, 28 gennaio 2008
 

Il 25 Dicembre 2007 il sito Wikileaks.org, branca specializzata nelle "omissioni" della famosa enciclopedia "Wikipedia" [*], mette in rete un rapporto segreto dell’esercito statunitense sulla “prima battaglia di Falluja” di aprile 2004. Il 27 Dicembre su Wikileaks.org e il 28 Dicembre su Antiwar.com viene pubblicato un articolo di Stephen Soldz a questo proposito. L'analisi è eccellente e approfondisce gli aspetti fondamentali del rapporto.

(Presentazione di Stephen Soldz: "psicanalista, psicologo, ricercatore per la salute pubblica e membro di facoltà alla Boston Graduate School di Psicoanalisi. Gestisce la pagina web di Psychoanalysts for Peace and Justice e il blog Psyche, Science, and Society").

Il rapporto è affascinante perchè, descrivendo la (prima) battaglia di Falluja, non narra di un conflitto tra i Marine e gli insorti, ma l'episodio di una “guerra d'informazione”. La veridicità del rapporto non ha quindi niente a che vedere con i fatti, né con le stesse operazioni. Il rapporto non analizza la situazione reale ma quella virtualizzata. Propone delle correzioni riguardanti la situazione virtuale, ragiona ed informa solo in funzione di ciò. Soldz lo fa notare con precisione e si interroga a questo proposito... Per questo, ad esempio, non vi sono informazioni “segrete”, in modo che non sia accessibile al pubblico. Questo “rapporto segreto” non comporta niente di segreto perché affronta un tema necessariamente pubblico, il materiale con cui si lavora per costruire permanentemente e rinforzare la “realtà” virtuale.

"Non venendo a termini con l'impopolarità dell'occupazione, il rapporto perpetua la cecità americana alle difficoltà di sostenere un'occupazione mentre cresce l'opposizione. Così, il rapporto presta insufficiente attenzione al grado in cui la popolazione di Fallujah ha sostenuto i combattenti della resistenza. Forse, comunque, l'assenza di una qualunque discussione sul "vincere i cuori e le anime" è un implicito riconoscimento che questo era un obbiettivo impossibile, ed irrilevante al fine del desiderio statunitense di distruggere Fallujah come simbolo di opposizione organizzata all'occupazione.

Alla fine, l'aspetto più sorprendente del rapporto divulgato è l'assenza di ogni informazione o analisi, nel documento segreto, che non fosse prontamente disponibile nel pubblico dominio. Il fallimento nel trattare con la situazione reale che gli Stati Uniti hanno affrontato in Iraq durante l'assalto di Fallujah ha sollevato la domanda del perché, persino nelle analisi segrete dello spionaggio, l'esercito, e forse l'intero governo Usa, non abbia analizzato la realtà, piuttosto che trasmettere propaganda. Possono essere contemplate molte spiegazioni diverse: paura che il documento trapelasse; leader dell'esercito o persino analisti dello spionaggio affetti dalla stessa propaganda propinata alla stampa e all'opinione pubblica, o sistemi per il reperimento informazioni che premiamo quelli che supportano l'ideologia dominante. Più probabilmente è una qualche combinazione di questi fattori. Ma il risultato, illustra il rapporto, è che, come per l'intelligence pre-guerra, l'intelligence durante l'occupazione dell'Iraq ha in molti casi corroborato i credo esistenti piuttosto che fornire nuove prospettive che permettessero alle forze Usa di adattarsi alle condizioni reali che affrontavano".


Il rapporto e la sua analisi - è significativo che l'autore sia uno psicologo – sono dei documenti importanti per la nostra epoca, per la guerra in Iraq, per la psicologia americana, per il nostro famoso virtualismo. Si nota poi che il rapporto su Falluja di aprile 2004 (considerata una “disfatta” della “guerra d'informazione”) preannuncia il rapporto di novembre 2004 (una “vittoria” sempre nello stesso campo – ma subito contestabile e contestata). Più che mai, è il virtualismo l'arma totale ed assolutamente implicita secondo il comportamento americanista; il materiale di questa guerra è la comunicazione di un'informazione che deve essere “elaborata” con lena e vigore.

La definizione della “guerra” postmoderna

... Il rapporto e la sua analisi contribuiscono a farci comprendere qual è la definizione della “guerra” nella nostra epoca postmoderna. Quest'analisi completa quella che abbiamo pubblicato nella rubrica F&C del 26 Dicembre 2007.

Se gli americani preparano la loro fuga vittoriosa dall'Iraq, patrimonio dei loro ex avversari accudito dal generale Petraeus, è perché si sono convinti che nell'intelletto limitato degli iracheni c'è qualcosa di insormontabile. Nonostante i numerosi tentativi, non sono riusciti a convincere gli Iracheni liberati che erano stati loro, gli Americani, a vincere. Eppure era questo lo scopo della battaglia di Falluja (novembre 2004), almeno secondo il Christian Science Monitor che il 29 Novembre 2004 afferma (brano tratto dall'analisi di Soldz): "Sta circolando questa idea: 'Perché l'Iraq non sembra come la Germania o il Giappone [dopo la Seconda Guerra Mondiale], che sapevano di essere stati sconfitti?'" dice John Pike, un analista militare che dirige Globalsecurity.org ad Alexandria, Vancouver. "Una delle sfide che stiamo affrontando ora è che queste persone non sanno di essere state sconfitte", dice. "Fallujah sarà un'opportunità per loro di essere battuti in modo definitivo e assaporare la sconfitta".

È quindi normale che il rapporto dei servizi segreti dell'esercito statunitense parli di “una guerra d'informazione” riferendosi alla prima battaglia di Falluja: "Per quel che si confà ad una battaglia simbolica, l'analisi rende chiaro che la guerra d'informazione era primaria. La mancata riconquista di Fallujah dopo l'attacco dei Marine fu causata, sostengono gli autori, dal fatto che le forze della resistenza (gli "insorti" nel loro lessico) siano riuscite a far giungere il loro messaggio nel mondo intero".

La battaglia si fondava sulla “realtà” virtuale che i soldati americani volevano imporre. Si potrà notare che esclusi i risultati delle operazioni (Falluja fu presa di nuovo) e la soddisfazione iniziale, la seconda battaglia di Falluja non diede dei risultati migliori, perché la guerra degli “insorti” non terminò: l'Iracheno continuò a non ammettere di essere stato vinto, ma andò avanti combattere e a non sottomettersi. La logica di Falluja-II può essere compresa e spiegata ad un inglese, ma lo stesso non si può dire per gli Iracheni. (L'inglese citato, sempre dello stesso articolo del Christian Science Monitor: "La logica è: abbatti Fallujah, mostrane la testa e dì 'Fai come ti dico, o sarai il prossimo'", dice Toby Dodge, un analista dell'Iraq allo International Institute of Strategic Studies a Londra).

Durante la lettura del rapporto, in cui si condividono ampiamente le osservazioni di Soldz, si comprende la causa del furore degli Americani in Iraq dopo la loro vittoria nell'aprile del 2003, il perché del loro comportamento spesso barbaro e, brutale. È il furore di fronte alla testardaggine del non-americano che rifiuta la realtà virtuale statunitense.

Oggi negli Stati Uniti si concepisce la guerra secondo regole precise. Curiosamente si potrebbe pensare che questo sia un ritorno alla guerra del XVIII secolo, periodo in cui le battaglie erano effettivamente mediate da regole ferree. (Questo tipo di guerra fu cancellato dalla "guerra senza regole", la guerra rivoluzionaria. Questo tema è stato trattato nei due articoli su Guglielmo Ferrero del 19 Dicembre 2007). Ma se il processo sembra simile, è la portata di quelle regole che differenzia la guerra d'oggi da quella del Settecento. Nel XVIII secolo tutti accettavano quelle regole, considerate "oggettive", fondate sulla logica delle situazioni e che si rifacevano ad una realtà oggettiva che tutti condividevano. Non erano solo la visione deformata del mondo di uno solo dei suoi protagonisti. Oggi gli Americani sono i soli a seguire queste regole che caratterizzano la loro realtà virtuale. Le regole possono riassumersi in questa filosofia: "L'unica guerra accettabile è quella che definiamo secondo le nostre concezioni e i nostri mezzi, ed è chiaro che ne saremo i vincitori".

Tutto questo è virtualismo puro e limpido. È evidente quanto tutto ciò metta in luce perfettamente l'impotenza militare oramai affermata e quasi teorizzata del "padrone della guerra" americanista. Questa guerra, che egli impone in gloria della sua potenza, è diventata effettivamente impossibile da portare avanti e da vincere semplicemente perché l'avversario rifiuta il virtualismo statunitense e continua la propria guerra. Il "padrone della guerra" continua a creare, confermare e documentare, attraverso i suoi servizi segreti, la sua versione virtualizzata; forse nella Costituzione sarà inserito un emendamento per vietare qualsiasi messa in discussione. La realtà intanto tira dritto per la sua strada, portando l'esercito statunitense ad uno sfinimento tale che si sta progettando una ritirata forzata dall'Iraq.



Nota:

[*] Non è propriamente corretto. Wikileaks si auto-definisce "un sistema incensurabile per il rilascio non-rintracciabile di documenti e analisi pubbliche. Il nostro interesse primario è in Asia, l'ex blocco sovietico, l'America Latina, l'Africa sub-sahariana e il Medio Oriente, ma ci aspettiamo aiuto dai popoli di tutti i paesi che desiderano rivelare il comportamento immorale nei loro governi e nelle loro aziende".
sussurrato da: armentos alle ore 21:16 | Permalink | commenti
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