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giovedì, 29 novembre 2007
In un periodo in cui la Chiesa vive sicuramente uno dei momenti più difficili della sua storia, visti gli attacchi alla famiglia, alla vita e alla moralità, in ESCLUSIVA per Gioventù Cristiana parla Padre Marco Locche, ex direttore di Voce Serafica ed ex Padre Provinciale della regione Sardegna-Corsica e attualmente parroco presso la Parrocchia di San Francesco d'Assisi a Sassari.

Iniziamo dai temi cosiddetti “politici”. C’è un distacco sempre più netto tra i politici e la gente. Parecchi di questi addirittura dichiarandosi cattolici non rispettano gli ordini delle gerarchie e fanno tutto il contrario di ciò che la dottrina cristiana insegna. Come si deve comportare la Chiesa in tal senso?

Non è mio mestiere fare “politica”. Guardo però con attenzione l’aspetto religioso del comportamento. Non seguono la dottrina della Chiesa e poi si dicono cristiani? Il giudizio è già chiaro. Gli “ordini delle gerarchie” non esistono. C’è il Vangelo che la Chiesa continua ad annunciare. Chi dice di essere cristiano segue il Vangelo “mediato” dalla Chiesa. Chi non lo segue è inutile che affermi di essere cristiano. La Chiesa continua ad annunciare il Vangelo e a offrire i mezzi necessari per la salvezza ma non può costringere nessuno.

In questi ultimi mesi il Vaticano è stato oggetto di aspre critiche per le esenzioni fiscali nonostante ci siano organizzazioni di essa che aiutano i più poveri. Secondo lei la Chiesa in Italia è privilegiata?

Non confondiamo il Vaticano con la Chiesa italiana. Bisogna ricordare i patti fatti tra la Chiesa e lo Stato italiano, tenendo conto di tutto ciò che il medesimo ha sottratto alla Chiesa (vedi leggi dal 1865 in poi e seguenti!). E’ bene ricordare, ad esempio, che il Quirinale è stato costruito dalla Chiesa ed era una residenza papale. Lo Stato che ora se ne gloria, l’ha sottratto alla Chiesa. I benefici che ora la Chiesa italiana ha dallo Stato, sono una forma di “restituzione”. Da non dimenticare è che la Chiesa opera a beneficio della gente, e fa opera di assistenza oltre che spirituale, anche materiale a favore di tantissime persone che lo Stato non sa assistere adeguatamente.
Siamo “privilegiati” perché riceviamo aiuti economici per aiutare i più poveri? Basta vedere che cosa fanno le Caritas diocesane e le Caritas parrocchiali…!

È vero o no che sono esenti dall’Ici anche gli immobili della Chiesa destinati a fini commerciali?

E’ falso. Gli immobili usati a fini commerciali e le attività commerciali pagano l’ICI.

Oggi l’Italia può considerarsi uno Stato Cristiano?

E’ estremamente difficile rispondere affermativamente.

Nonostante la Chiesa predichi la pace, l’amore, l’uguaglianza quasi nessuno segue ciò che dice, e a Sassari il mese scorso si è tenuto un concerto sulle cosiddette “Unioni Civili” dove hanno cantato e parlato associazioni ostili al Papa. Come mai tante critiche verso i cristiani?


Ci sono un infinità di cristiani che seguono le indicazioni evangeliche mediate dalla Chiesa e di solito chi ha torto grida ancora più forte. Dici delle critiche verso i cristiani… Non sono mai mancate, da Gesù fino a noi. Chi non vuole seguire la Verità, critica ancora più fortemente.

E’ preoccupato dal fatto che anche in Sardegna stiano arrivando islamici e la natalità è sempre minore?


Il fattore immigrazione non mi preoccupa più di tanto. Ciò che preoccupa è il modo con cui vengono “accolti” e il fatto che molti cristiani non sanno come comportarsi. Non si può dimenticare che Gesù è venuto a portare la salvezza per tutti. Il calo della natalità preoccupa tutti ma il problema richiede ben altro spazio che le mie righe di risposta..

Per concludere, cosa ne pensa del comportamento dell’attuale Governo nei confronti della scrittura della Costituzione Europea senza radici cristiane?

Penso che questi non conoscono, o meglio, fingono di non conoscere la storia. Oppure vuole anche con questo mezzo cancellare il cristianesimo. Tra atei più o meno dichiarati, non ci si può aspettare altro. Per quanto una Costituzione abbia grande importanza, non dobbiamo spaventarci. E’ molto più importante che i cristiani continuino a vivere e a operare come autentici testimoni del Vangelo.
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giovedì, 29 novembre 2007

«I talebani non c'entrano con l'11 settembre

Messaggio audio del leader di al Qaeda: «L'aggressione deve finire. Non è stata una guerra onorevole»

 

Osama Bin Laden
«L'influenza americana sta scemando e quella in Afghanistan non è stata una guerra onorevole: per questo chiedo agli europei di non partecipare a questo conflitto»: è il messaggio lanciato in una registrazione audio rivolta ai popoli europei dal leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden. Alcuni brani di questo messaggio audio sono stati diffusi dalla Tv araba 'al-Jazeera'.

REAZIONE - «I fatti dell'11 settembre sono una risposta a ciò che fanno gli americani e gli israeliani ai palestinesi - ha affermato Bin Laden - I talebani non c'entrano in questo». Il leader di Al Qaeda ha chiesto quindi agli europei di fare pressioni «sui politici affinché finisca l'aggressione all'Afghanistan, dove sono stati bombardanti anche donne e bambini».

sussurrato da: armentos alle ore 18:38 | Permalink | commenti
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giovedì, 29 novembre 2007

 

interviste_staff_reding.jpg

 

La responsabile per la Società dell'Informazione e Media della Commissione Europea Viviane Reding ha rilasciato un'intervista al blog. L'Italia è sempre fanalino di coda, in compenso Levi vuole mettere la mordacchia alla Rete e Gentiloni regalare il WiMax alle società telefoniche. Il blog, invece, ha raccolto più di 100.000 firme per escluderle e per non mantenere una situazione di monopolio. Le invierò presto all'attenzione di Viviane Reding. Le Authority nazionali, a partire dalla nostra, vanno abolite e sostituite con una sola Authority europea.
Chi volesse scrivere a Viviane Reding denunciando la situazione italiana può farlo inviando una mail a: Viviane.Reding@ec.europa.eu

Testo:

"La situazione italiana è molto chiara: in Europa il tasso medio di penetrazione della connettività è del 18%. l'Italia si attesta intorno al 17%, quindi sotto la media europea, ed è del 20% sotto il dato migliore. Credo che l’Italia possa davvero fare meglio, ma c’è qualcosa di più preoccupante, cioè la copertura dell’accesso.
Guardiamo le persone che vivono nelle città: hanno accesso alla banda larga. Ma appena si esce dalle città le persone non hanno alcun accesso alla Rete. Sono ciò che chiamo “macchie bianche”, sulla mappa. Abbiamo troppe macchie bianche ed è una situazione che va cambiata perché credo che tutti abbiamo diritto all’accesso alla banda larga in una società che voglia svilupparsi in modo omogeneo.
Nel mondo, i quattro migliori Paesi per tasso di penetrazione della connettività sono europei, mi riferisco a Danimarca, Olanda, Finlandia e Svezia. Bene. Ma abbiamo una coda orribile, con tassi bassissimi e questo, ovviamente, abbassa la media al 18%, quando i player migliori hanno un tasso del 20% più alto e la differenza con i peggiori è del 30%.
E’ evidente che nei Paesi dove il tasso è alto c’è concorrenza nel mercato. La concorrenza porta investimenti, innovazione e ciò permette l’accesso prima di tutto agli enti pubblici, cittadini anche a prezzi accettabili. Quindi, il punto centrale è investire in concorrenza e innovazione che spingono in basso i prezzo e l’accesso verso l’alto. Questo è il motivo per cui devo promuovere le riforme in favore della concorrenza, che è il cuore dello sviluppo.
Più offerte ci sono meglio è. Credo che tutte le tecnologie vadano usate perchè sono complementari. Infatti, non è molto economico portare la fibra ottica in un paese di montagna, ma si può usare il WiMax, è logico. Anch'esso dovrebbe essere introdotto con la competizione tra differenti aziende e la migliore dovrebbe fornire il servizio. Ma fornire il servizio è la cosa importante, non come viene introdotto. Io sono contraria a tutti i monopoli perchè non portano concorrenza. Se non c'è concorrenza non c'è accesso, è chiaro. Se ci sono più provider i cittadini possono scegliere e i più informati possono scegliere l'offerta migliore.
Questo è il motivo per cui nella mia riforma è previsto l'obbligo per i provider di informare davvero i cittadini. La trasparenza è una regola fondamentale.
Non credo che ci sia conflitto di interessi. Credo solo che sia da incentivare la concorrenza. Alla gente non interessa chi gli fornisce la banda larga. L'unica cosa a cui è interessata è avere il servizio a un prezzo decente.
Non è importante il “brand”, non è importante l'operatore. E' importante che sia fornito il servizio. E il modo migliore per farlo è in un mercato concorrenziale.
Se libero accesso significa gratuità, non sono d'accordo. Ma se vuol dire che si possa accedere liberamente all'informazione, questa è la grande battaglia che sto combattendo, in nome dell'Europa, alle Nazioni Unite in termini di Internet governance: ho spiegato con parole molto determinate che copiare le informazioni non è la strada che Internet deve intraprendere.
Crediamo che la creatività e le libertà individuali debbano potersi esprimere in Rete e questo è il motivo per cui crediamo in una Internet libera non solo in Europa ma a livello planetario. Questa è la ragione per cui insistiamo, e l'abbiamo fatto alla conferenza sulla Internet governance a Rio, nel dire che Internet, l'informazione, deve restare libera e senza ostacoli. Il Web 2.0 è la nostra risposta a coloro che cercano di impedire che le persone siano informate.
La mia opinione è che i blog debbano restare liberi, che la creatività e l'espressività dei blogger non siano limitate.
Ovviamente i blog non possono essere criminali, lasciatemelo dire molto chiaramente – non credo che nessuno voglia aiutare i blog criminali – ma a parte questo i blog devono restare aperti, dovrebbero ..., devono dare alla gente la libertà di esprimersi, di dire quello che vogliono, di criticare i politici se lo vogliono. Credo che noi dovremmo imparare a (comprendere) le critiche sui blog. Io amo i blog, sono un ottimo strumento di libertà di espressione." Viviane Reding

sussurrato da: armentos alle ore 18:28 | Permalink | commenti
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giovedì, 29 novembre 2007
Il film che tutti conoscevate come “La Verità di Cristallo” è finalmente terminato. Uscirà però con il titolo “Il Nuovo Secolo Americano”, che risultava molto più appropriato rispetto ai contenuti.

“Il Nuovo Secolo Americano” ha esordito tre settimane fa al Festival di San Paulo, in Brasile. Pur trattandosi ancora di una copia lavoro, i risultati sono stati incoraggianti: alla fine del Festival gli organizzatori hanno dovuto programmare una proiezione supplementare, a richiesta del pubblico che non era riuscito a vederlo in quelle normali.

Il film è già in lista per una possibile selezione al prossimo Festival di Miami (febbraio).

In Italia sarà disponibile in libreria a partire dai primi di febbraio (Macroedizioni).

Questo è il trailer:



Nel frattempo ci siamo accordati con l’editore per stampare un centinaio di copie, che i lettori di luogocomune potranno acquistare sin da adesso. Le spedizioni partiranno dall’Italia, ma è necessario che inizino entro una decina di giorni al massimo, per arrivare in tempo a chi intende farne (o farsi) un “regalo di Natale”. Nel caso ci fossero ritardi di qualunque tipo, quindi, è già previsto che le copie possano essere anche spedite direttamente dagli Stati Uniti, in modo da garantire comunque la consegna in tempi “natalizi”. (Vedi nota sul costo di spedizione).

E’ anche possibile organizzare fin da ora proiezioni pubbliche, simili a quelle già fatte da molti di voi l’anno scorso con Inganno Globale, ...






... purchè l’ingresso sia libero e aperto a tutti. (Piombino si è già prenotata per il 14/15 dicembre). Chi è interessato può contattarmi direttamente, via PM oppure scrivendo a redazioneATluogocomune.net (sostituire “AT” con il simbolo della chiocciola ovviamente).

(Nota: la vendita del DVD compare causalmente a seguito della richiesta di sostegno per il sito, ma si tratta ovviamente di due questioni diverse. Questo film contiene un anno di lavoro, e ha tutto il diritto di fare una normale vita commerciale, indipendentemente dalle sorti del sito. In ogni caso, come già Inganno Globale, anche “Il Nuovo Secolo Americano” sarà presto disponibile in rete gratuitamente).

Abbiamo organizzato al volo un mini-shop per le vendite, ma non abbiamo potuto testarlo a sufficienza. Vi preghiamo quindi di pazientare, riportando al più presto (su questo thread) eventuali problemi tecnici o difficoltà di qualunque altro tipo.

“Il Nuovo Secolo Americano” è stato presentato alla 31 Mostra Internazionale del Cinema di San Paulo, Brasile, il 26/29 Ottobre 2007. QUIla scheda tratta dal catalogo ufficiale.

Segue una recensione apparsa su Cinematoca Blogspot (Brasile). QUI o
QUI
l’originale.

“O NOVO SÉCULO AMERICANO (Il Nuovo Secolo Americano, Itália, 2007) ****

L’italiano Massimo Mazzucco appartiene sicuramente alla categoria di Michael Moore. Con “Il Nuovo Secolo Americano” mostra però una maggiore capacità nel trattare una delle più gravi ferite degli Stati Uniti, l’undici di settembre.

L’idea di fondo è che la responsabilità degli attacchi alle Torri Gemelle non sia di Osama bin Laden, ma dello stesso governo locale. Si tratterebbe cioè di un autoattentato, inteso a far considerare “giuste” tutte le azioni che sono poi conseguite, come la guerra in Iraq.

La responsabilità della attuale situazione ricade, secondo Mazzucco, sui neocons, o noeconservatori, già uomini di fiducia del Presidente George H.Bush (1989-1993), andati forzatamente in vacanza dopo l’insediamento dell’avversario Bill Clinton, e tornati con Bush figlio con il proposito di “dominare il mondo”. Sfortunatamente i cowboys non si aspettavano un inquilino della Casa Bianca così debole. Non a caso uno degli uomini del gruppo è Dick Cheney, l’attuale vice-presidente.

Il documentario passa ai raggi X la storia americana, e mostra come dalla guerra Hispano-Americana, passando per i due conflitti mondiali del XX secolo, al Vientam, alla [I]Guerra del Golfo e all’Iraq, il paese si è sempre approfittato di un presunta forzatura.

Indagando sugli effetti dell’occupazione americana nei “paesi nemici”, il film mette in discussione l’uso della tortura e la distruzione del patrimonio culturale altrui, come è notoriamente accaduto in Iraq. L’interesse per il petrolio del Medio Oriente aiuta abbastanza a capire l’occupazione e la designazione dell’ ”Asse del male”.

“Il Nuovo Secolo Americano” è fortemenente basato su documentazione disponibile in Internet. Se ne serve per ottenere filmati istituzionali a scopo critico, ma la sua intensa fissazione per il testo scorrevole genera una tale quantità di informazioni che lo spettatore si perde e si stanca facilmente. Anche senza tanti nomi e tante prove, sarebbe comunque difficile non interessarsi a ciò che viene raccontato.

Nemmeno il più accanito sostenitore della terra dello Zio Sam penserebbe a una tale mitragliata di accuse così evidenti come quelle di Mazzucco. Accettare che i problemi non siano così a portata di mano finisce per risultare molto difficile. Il regista italiano, che ha un sito di news post-11 settembre, non fa che collocare uno specchio di fronte agli americani, che si vergogneranno nel vedere il proprio riflesso.

Anche con i diversi blocchi non del tutto amalgamati (il film è stato presentato alla Mostra in fase di post-produzione non ancora terminata), “Il Nuovo Secolo Americano” è uno dei lavori più impressionanti sull’analisi dei poteri della più grande potenza economica mondiale. Cosa che uno straniero, con feroce obiettività, è in grado di percepire nel modo migliore.“

sussurrato da: armentos alle ore 18:22 | Permalink | commenti
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giovedì, 29 novembre 2007

 

 

| Video del sit-in |

iRS presenzia alle aste. Aste deserte.

iRS, indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, come comunicato in precedenza ai media, ha presenziato alle aste giudiziarie degli agricoltori esecutati, per il caso legge 44, stamane alle ore 9:00 presso il Tribunale di Cagliari, con un folto gruppo di militanti.
L’incontro tra il sig. Francesco Maxia e il Banco di Sardegna è stata rinviato per ricontrattazione del debito tra le parti.
Le aste di incanto dei beni del sig. Pinna Vincenzo (proc n. 208-06, creditore Banco di Sardegna) e del sig. Pinna Giuseppe (proc. n. 230-06, creditore Banco di Sardegna), SONO ANDATE DESERTE né si sono presentate offerte o potenziali compratori.
iRS vigilerà fino a quando la situazione non sarà definitivamente risolta.

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APPROFONDIMENTI

27/11/2007
Video dei TG sardi sull'a conferenza stampa di iRS che annuncia azioni contro le aste.

10/11/2007

Non desiderare l'azienda d'altri. Comunicato contro le aste
.

09/11/2007
Video dell'intervento di iRS a Decimoputzu.

20/12/2001
Video del blitz al Banco di Sardegna del 2001.

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RASSEGNA STAMPA

iRS | 27/11/2007

Pubblichiamo il testo del comunicato distribuito agli organi di informazione redatto da Bettina Pitzurra e Perdu Lallai, responsabili di iRS-Casteddu:

Le truffe finanziarie a danno dell'agricoltura sarda, rilevabili nei dettagli successivi, sono lo specchio del fallimento dell'intera politica agricola sarda.
L'aspetto peggiore è la collusione tra politica e mondo finanziario che si rivela fuori dalla legalità ed è studiato sulle spalle della povera gente come nel caso delle aziende dell'Isola.
Il Banco di sardegna è oggi al 51% in mano alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna e il restante 49% è della Fondazione Banco di Sardegna, al cui interno c'è una forte rappresentanza politica.

E' impossibile che il corpo politico vada ad indagare sull'agire illegale delle banche in quanto gli stessi fanno parte del loro Consiglio di Amministrazione.
E' evidente che politici e banche stanno coprendo una truffa devastante.

Le nostre campagne muoiono, i paesi si spopolano e piovono sempre più prodotti estranei alla nostra cultura ed alla nostra economi: è un dramma sociale che ha messo in ginocchio 5400 aziende e famiglie.
Il blocco delle aste dichiarato dai mass-media e dallo stesso ministro De Castro, non risulta essere stato ancora attuato, date le testimonianze degli esecutati in lotta facenti parte del Comitato di Decimoputzu.

iRS indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, partecipando all'asta del 29 Novembre nel Tribunale di Cagliari, rinnoverà ancora la sua solidarietà alle famiglie oneste coinvolte in questa trappola infernale, diffida inoltre chi chiunque partecipi come acquirente alle suddette: è intollerabile il tentativo da parte di privati e enti pubblici di appropriarsi dei beni altrui messi all'incanto da questo sistema.
Ciò non fa parte della nostra cultura e del rispetto delle debolezze altrui.

I soggetti interessati lamentano di non essere stati coinvolti con i loro rappresentanti in nessuna trattativa, nè sono chiari e visibili i documenti degli accordi presi, non accettano misure di sussistenza poichè ritengono quel debito inesistente e figlio di un reato penale.

Politici e banche si stanno mangiando le aziende, è perciò necessario l'immediato blocco delle aste e un'indagine accurata sugli interessi della manovra, sull'illegalità e sulla copertura delle responsabilità.
Questa è una battaglia per la dignità e la giustizia che oggi vede coinvolti gli agricoltori, ma non si dimentichi che le medesime dinamiche hanno in passato determinato la crisi di altri comparti nella Nazione Sarda.

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L'UNIONE SARDA | 27/11/2007 | di Andrea PIRAS

Intanto sul caso degli agricoltori sardi, dei debiti e delle aste interviene anche Indipendetzia Repubrica de Sardigna. Irs, avevano preso una netta posizione di solidarietà con i contadini e i pastori esecutati annunciando la partecipazione all'asta del 29 novembre in Tribunale perché siano impediti gli svolgimenti giudiziari», annuncia anche l'acquisizione di documenti attestanti speculazioni, errori, responsabilità dirette di chi ha determinato il fallimento delle famiglie in lota con il Comitato di Decimoputzu».

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SARDEGNA OGGI | 27/11/2007

Indebitamento agricolo: Irs accanto a donne in sciopero fame

Vi saranno anche i militanti dell'Irs, gli indipendentisti sardi, accanto alla coppia di agricoltori di Musei che fra domani e dopodomani mattina in Tribunale a Cagliari si vedranno mettere all'asta tutti i loro beni. Cinque lotti valutati inizialmente 500mila euro, ma che ora, considerata la maturazione degli interessi e la svalutazione del 20% che si ottiene a ogni vendita all'incanto, forse non basteranno per coprire i 40mila euro dovuti al Banco di Sardegna.

CAGLIARI - I coniugi Francesco e Maria Luisa Maxia fanno parte delle 5.400 famiglie sarde che, avendo usufruito del mutuo agevolato concesso dalla Legge regionale 44 del 1988 (poi bocciata nel suo articolo 5 dalla Corte di giustizia europea) si sono ritrovati indebitati con alcuni istituti di credito e adesso non sono in grado di onorare l'impegno. “Una situazione vergognosa, una truffa ai danni di persone oneste”, ha spiegato Bettina Pitzurra, rappresentante dell'Irs, denunciando inoltre che il blocco delle aste recentemente annunciato agli organi di informazione dal ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, non è stato reso esecutivo. “Si tratta di un provvedimento – ha sottolineato Pitzurra - che in ogni caso dovra' seguire un lungo iter parlamentare, mentre nel frattempo decine di famiglie sarde finiranno letteralmente sulla strada”.

Intanto Maria Luisa Maxia, visibilmente disperata (all'asta ci sarebbe anche la sua prima abitazione, nonostante a settembre una sentenza della Cassazione abbia ribadito la non pignorabilità della prima casa, in quanto bene primario) rende noto che a partire da domani mattina attuerà lo sciopero della fame. Con lei si unirà un'altra Maria, nelle stesse condizioni, che oltretutto deve badare al marito, in sedia a rotelle a causa di un'ischemia cerebrale.

“L'Irs - ha continuato Pitzurra - lotterà pacificamente assieme a queste donne valorose almeno sino a quando non si metterà fine allo sciacallaggio in atto da parte delle banche creditrici e al menefreghismo dei politici che spesso fanno parte del Consiglio di amministrazione di quegli stessi istituti di credito”. I militanti dell'Irs hanno, inoltre, evidenziato la presenza alle aste di alcuni prestanome, dietro i quali - sostengono sempre gli indipendentisti - si celerebbero proprio le banche. “Si tratta - ha concluso Pitzurra - di operazioni vergognose, per altro assolutamente estranee alla cultura sarda, segno ulteriore del fallimento dell'intera politica agricola isolana”.

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L'UNIONE SARDA | 28/11/2007 | di Lanfranco OLIVIERI | 28/11/2007

Debiti, gli agricoltori in viale Trento
Blitz notturno in Regione. Coldiretti: «Pronti a chiudere i conti»

Si riaccende la vertenza sui debiti nell'agricoltura. La Coldiretti minaccia la chiusura dei conti correnti. L'Irs parla di truffa finanziaria. [...]

LE ASTE. Forti i dubbi dell'Irs, il movimento politico guidato da Gavino Sale. Ieri, in una conferenza stampa, gli indipendentisti hanno parlato di «truffa finanziaria a danno dell'agricoltura». Bettina Pitzurra e Pietro Lallai, rappresentanti dell'Irs, hanno criticato l'accordo - preso di fronte al ministro dell'Agricoltura, Paolo De Castro - che sospende le aste sui terreni degli agricoltori inadempienti. «Il blocco non è ancora stato reso esecutivo», sbottano. «Si tratta di un provvedimento che in ogni caso dovrà seguire un lungo iter parlamentare, nel frattempo decine di famiglie finiranno sulla strada». Non solo. Pitzurra e Lallai denunciano che «la Ragioneria regionale continua a versare, ogni anno, i contributi al Banco di Sardegna per una legge dichiarata illegittima dall'Ue». Un'accusa che il Banco smentisce e la Regione non conferma.

LA PROTESTA. Domani, ci saranno anche i militanti dell'Irs accanto a Francesco e Maria Luisa Maxia, coppia di agricoltori di Musei, che nel Tribunale di Cagliari si vedranno mettere all'asta i loro beni. I coniugi Maxia fanno parte delle 5.400 famiglie che, avendo usufruito dei finanziamenti bocciati dall'Ue, hanno difficoltà a onorare l'impegno.

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IL GIORNALE DI SARDEGNA | 28/11/2007 | di Carla FROGHERI

Il caso. I pignoramenti non si fermano nonostante gli accordi tra Regione e istituti di credito per bloccarli
Agricoltori, la vita finisce all'asta. "In fumo il futuro dei nostri figli".

Francesco Maxia e la moglie Maria Luisa, vogliono vedere da vicino il volto di chi domani si presenterà in Tribunale a rilevare i loro beni e la loro azienda. Cinque lotti: la loro casa in paese, a Musei, un'abitazione in campagna e tre pezzi di terreno con serre che ad acquistarli varrebbero circa 500mila euro e che invece serviranno, e neppure, a ripianare un debito che inizialmente era di 60mila euro e che ora è impossibile da stimare. Calcolare gli interessi dovuti al Banco di Sardegna «è impossibile» per loro oltre che per i militanti dell'Irs, Indipendentzia Repubrica de Sardigna, che assistono i coniugi passo passo, e che saranno con loro domani in piazza Repubblica per contestare le aste maledette.

Vicini alle migliaia di agricoltori ridotti sul lastrico dopo aver fatto affidamento su una legge regionale, la numero 44 del 1??88, che consentiva di ripianare i debiti a tasso agevolato, e che la Commissione europea a dichiarato non valida. Disperata, la signora Maria Luisa ha iniziato ieri sera in via Trento lo sciopero della fame assieme a un'altra donna, Francesca Pinna, anche lei sul lastrico ?? anche lei pronta a tutto per chiedere e avere giustizia. «Non voglio la carità, ho lavorato una vita e non voglio una pacca sulle spalle», esclama Maria allargando le braccia. «??oglio pagare ogni cosa che devo, ma nient'altro. Adesso la Banca ci prende anche i soldi della borsa di studio di mia figlia».

DOPO LA DECISIONE dell'UE, le cifre da dover restituire alle banche sono lievitate, con tassi di interesse passati dall'undici per cento anche al 2%.
E per 5.400 agricoltori questo ha significato rinunciare ai beni sudati per una vita, ceduti per spiccioli a quelli che l'Irs non esita a definire «sciacalli che si presentano alle aste...». Quelle aste, che un accordo siglato a Roma tra banche e Regione avrebbe dovuto sospendere, ma che in realtà non si sono mai fermate. Per gli indipendentisti si è trattato di «un accordo solo politico e mediatico» senza nessun riscontro. Prova ne è l'appuntamento di domani, mai revocato, anche se la data di gioved?? risulta depennata dal calendario del Tribunale. [...]

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LA NUOVA SARDEGNA | 28/11/2007 | di Pascquale PORCU

Sciopero della fame per non perdere la terra

[...] I coniugi Francesco e Maria Luisa Maxia fanno parte delle 5.400 famiglie sarde che, avendo usufruito del mutuo agevolato concesso dalla Legge regionale 44 del 1988 (poi bocciata nel suo articolo 5 dalla Corte di giustizia europea) si sono ritrovati indebitati con alcuni istituti di credito e adesso non sono in grado di onorare l’impegno. Cinque lotti, quelli dei Maxia, valutati inizialmente 500mila euro, ma che ora, considerata la maturazione degli interessi e la svalutazione del 20% che si ottiene a ogni vendita all’incanto, forse non basteranno per coprire i 40mila euro dovuti al Banco di Sardegna. «Una situazione vergognosa, una truffa ai danni di persone oneste», ha spiegato ieri in una conferenza stampa Bittina Pizzurra, rappresentante dell’Irs. Intanto Maria Luisa Maxia, presente alla conferanza stampa e visibilmente disperata (all’asta ci sarebbe anche la sua prima abitazione, nonostante a settembre una sentenza della Cassazione abbia ribadito la non pignorabilità della prima casa, in quanto bene primario) fa sapere che a partire da questa mattina attuerà lo sciopero della fame. [...]

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L'ALTRA VOCE | 28/11/2007 | di Marco MURGIA

Un presidio in tribunale contro le aste sui debiti degli agricoltori.
IRS denuncia complicità banche-politica.

Che la partita non fosse chiusa lo avevano sottolineato il giorno stesso dell'accordo raggiunto a Roma tra la Regione e le banche creditrici, sotto la regia del ministero delle politiche agricole. I contadini indebitati a causa della legge 44/1988 - concedeva mutui regionali a tassi agevolati, salvo poi essere cassata dalla Unione europea - annunciarono di voler continuare la loro mobilitazione in attesa di vedere i documenti: mai arrivati. Intanto, denunciano, le aste vanno avanti nonostante le rassicurazioni: la prossima è fissata per domani al tribunale di Cagliari. In piazza Repubblica si presenteranno in forze gli attivisti dell'Irs: per rinnovare la «solidarietà alle famiglie oneste coinvolte in questa trappola infernale» e per ribadire la diffida verso chi intenda «appropriarsi di beni altrui messi all'incanto da questo sistema: sciacalli che fanno da prestanome agli istituti di credito».

Ma i militanti del movimento indipendentista non attendono sulla difensiva. Anzi: rilanciano in grande stile, con tanto di documenti «che saranno utilizzati e divulgati a tempo debito». Le anticipazioni, però, sembrano gustose. A iniziare dalla giornata di domani in tribunale: nel calendario delle vendite all'incanto mancano proprio gli appuntamenti del 29 novembre. Potrebbe essere un buon segnale, significherebbe che l'asta non si dovrebbe tenere: se non fosse che nessuno ha avvisato Francesco e Maria Luisa Maxia, i titolari dell'azienda di Musei che dovrebbe essere venduta, dell'eventuale blocco del procedimento. E le offerte d'acquisto, secondo regolamento, possono andare avanti sino al pomeriggio di oggi.

«Da quando De Castro ha annunciato il blocco delle vendite giudiziarie», ricorda Elisabetta Pitzurra, «sono già tre le aziende cedute»: è il motivo per cui la mobilitazione non accenna a diminuire. Al contrario, riprende nelle forme più dure: con lo sciopero della fame da parte di due donne che continuano l'occupazione del municipio di Decimoptuzu. Senza escludere l'ipotesi di trasferire la protesta con un camper sotto il palazzo della Regione, in viale Trento.

Storie come quella della famiglia Maxia ne esistono almeno un migliaio. La racconta la signora Maria Luisa: tutto parte da un favore fatto a un amico, «un compare» deceduto poi per un incidente sul lavoro, con la sottoscrizione di 10 milioni di lire su un avallo di 50. «Aveva 100 milioni di lire depositati all'Ispettorato agricolo: ma anziché utilizzare quei soldi per appianare l'avvallo, il Banco di Sardegna ne ha dato 60 a un commercialista, a copertura di alcune parcelle, e 40 alla vedova».

Risultato numero uno: i 40 milioni scoperti restano sulle spalle della famiglia Maxia, che nel frattempo aveva acquistato un trattore con un finanziamento del 40 per cento a fondo perduto della Regione. Mai arrivato, mentre gli interessi continuavano a salire. Risultato numero due: ai 40 milioni di lire si aggiungono circa 40mila euro - «ma la cifra esatta non la conosciamo» - che fanno lievitare l'indebitamento a quasi centomila euro.

Alla fine dei conti, continuano i Maxia, «anche con la vendita delle nostre terre non potremo coprire il debito»: perché «anche se i nostri beni divisi in cinque lotti - una casa in paese, una in campagna con le serre e altri tre terreni - sono stati valutati 500mila euro, dall'asta non raggiungeremo neanche la cifra che dovremmo versare». Roba che «se avessi avuto i soldi, avrei denunciato il Banco di Sardegna che è arrivato a trattenere anche le borse di studio di mia figlia», è la conclusione. «Ma un agricoltore questo non lo può fare: chiediamo solo di restituire quanto dobbiamo ma di poter continuare a lavorare».

Il punto è un altro. «L'aspetto peggiore», dicono i militanti del movimento guidato da Gavino Sale, «è la collusione tra politica e mondo finanziario, che si rivela fuori dalla legalità ed è studiato sulle spalle della povera gente». Parole durissime ma supportate dal ragionamento: «Il Banco di Sardegna è oggi al 51 per cento in mano alla Bper e il restante 49 per cento è della Fondazione Banco di Sardegna», composto di una «forte rappresentanza politica». Quindi, spiegano, «è impossibile che il corpo politico vada a indagare sull'agire illegale delle banche in quanto gli stessi fanno parte del loro consiglio di amministrazione».

Le richieste vanno in questa direzione: blocco delle aste immediato e documentato, scritto su carta, e «un'indagine accurata sugli interessi della manovra, sull'illegalità e sulle coperture delle responsabilità». L'indagine, continuano, dovrebbe partire proprio dalla legge 44: secondo la documentazione raccolta dall'Irs, che fa riferimento a una sentenza della Corte di giustizia europea del 23 febbraio 2006, Bruxelles non avrebbe mai cassato tutta la norma ma solo l'articolo 5 sui «mutui di assestamento a favore dei produttori agricoli».

Quindi la 44 è valida a eccezione di quell'articolo: «Tanto è vero», dice Pietro Lallai, «che i lavoratori di altre categorie che hanno usufruito dei finanziamenti previsti dalla norma regionale non risultano indebitati». Significa «che la storia tanto propagandata della bocciatura della Comunità europea per la mancata notifica è stata solo divulgata per nascondere la capitalizzazione inconsulta degli interessi di mora».

Ancora: secondo una comunicazione protocollata della Regione, firmata il 25 settembre 2006 e a disposizione dei militanti, «la Ragioneria effettua alle scadenze del 30 giugno e del 31 dicembre di ciascun anno il pagamento dei ratei semestrali dovuti, e alla data attuale non ha interrotto i pagamenti». Il fatto da chiarire, allora, è preciso: «Perché la banca continua a esigere dagli agricoltori anche la quota di compartecipazione regionale?».

Non andranno a Roma, i militanti Irs, «ma continueremo a sostenere la battaglia qui in Sardegna», senza abbassare la guardia «su questo scempio che deve essere fermato». Nella capitale, sabato, arriveranno invece gli agricoltori che fanno capo al comitato di Decimoputzu: «Nessun accordo sarà possibile», fanno sapere, «se prima non avverrà un confronto serio e approfondito sui termini delle soluzioni possibili che coinvolga anche gli agricoltori.

Mentre Parlamento, Senato e Consiglio regionale della Sardegna, in un percorso concordato con il Comitato di lotta stanno procedendo ad importanti passi come il blocco delle aste fino al 31 luglio, il ministro e il presidente della Regione continuano ad annunciare improbabili soluzioni che hanno il sapore di voler non vedere quale è il problema posto dalla nostra lotta: la soluzione starebbe in un accordo con le banche, sinora non verificato con gli agricoltori». Avranno l'appoggio incondizionato dell'Anci: l'associazione dei Comuni presieduta da Tore Cherchi ha assicurato la partecipazione di una propria delegazione alla manifestazione nazionale del primo dicembre.

Seguono la strada tracciata da Beppe Grillo, intanto, gli iscritti alla Coldiretti, che si dichiarano pronti a chiudere i conti correnti bancari «se gli istituti di credito non manifesteranno un atteggiamento consono alla gravità del momento per le aziende agricole fiaccate dai debiti». «Va ricordato che le aziende, a suo tempo, accesero i mutui con le banche confidando su una legge regionale, salvo poi dover restituire gli aiuti e pagare gli interessi a tasso pieno dopo che la Commissione europea dichiarò illegale la 44». Una legge per la quale la Regione è stata denunciata dalla Coldiretti, in rappresentanza di tremila imprese: la prima udienza è fissata per l'8 gennaio.

 

 

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mercoledì, 28 novembre 2007
Maurizio Blondet

Giuliano Ferrara sul Foglio: per Annapolis, Bush merita il Nobel per la Pace.
Misurato come sempre, quando lo zelo per Israele lo divora.
Sullo stesso Foglio, Bernard Lewis spiega che la pace è ammissibile solo se si accetta Israele come stato etnico-razziale.
Commento dell'amico Siro: «No Fourth Reich, no peace».


Daniele Capezzone è diventato il portavoce del partito nuovo di Berlusconi (di cui non riusciamo ancora a ricordare il nome).
Se il cavaliere gli abbia dato l'incarico, o il Capezzone se lo sia preso, non è certo: i radicali, partito del 2%, sono bravissimi a insinuarsi come vermi nella mela.
Capezzone (la cui parola d'ordine è: «Privatizzare, privatizzare, privatizzare») dà dunque la linea politica al partito (come si chiama?), diciamo «by default»; Berlusca si occupa dei lustrini, cravatte e veline.
Risultato: nei sondaggi, Prodi riguadagna favore.
Per gli italiani, sempre meglio che il Ca[pe]zzonismo di massa.


Mario Deaglio conduce questa settimana l'ascoltata rassegna-stampa  di RAI3.
Deaglio si presenta da sé come percorritore di successo di due  carriere, l'universitaria e il giornalismo.
Esprime persino nelle inflessioni la spocchiosa sicurezza di appartenere alla borghesia illuminata piemontese (leggi: FIAT), dotata di cultura superiore e sicura visione.
Si stupisce, sarcastico e supercilioso, che Berlusconi - che non è piemontese né illuminato - abbia usato il termine «ectoplasma».
Un termine colto, si degna di spiegare Deaglio, che viene «dalle sedute mediatiche».
Avrebbe dovuto dire «medianiche», perché l'ectoplasma è lo spettro che la medium, nelle sedute spiritiche (o medianiche), talora fa uscire dal proprio corpo.
Deaglio confonde «mediatico» con «medianico»?
Non ci si vuol credere, si tratta di un borghese illuminato.
Il guaio è che subito dopo Deaglio passa a parlare del «Galileo», il programma satellitare di posizionamento globale europeo, e spiega a noi ignoranti che il «Galileo» ci serve per i telefonini satellitari, per telefonare in America.
Un ascoltatore cortese gli risponde che no, il «Galileo» è appunto il concorrente del GPS americano, serve per determinare le posizioni nel mondo di un veicolo, di un aereo, di un missile.
Di buon grado, signorile, Deaglio accetta la correzione.
E' stato un «lapsus», ammette.
«Lapsus» è parola troppo colta.
Per noi incolti si può tradurre, nel caso di Deaglio, con «ignoranza matricolata»?
Ecco come mai l'università è in crisi, quanto il giornalismo.


Mario Draghi, il nostro illuminato governatore, a Francoforte, riunione dei banchieri centrali del 22 novembre, ha esaltato il sistema finanziario internazionale che oggi sta crollando dopo aver strangolato l'economia reale: quel sistema che consiste per le banche nel concedere mutui a debitori insolventi, e poi - anziché tenersi il rischio - impacchettare i mutui e rifilarli ad ignari ed illusi in giro per il mondo, con la falsa promessa che pagheranno un alto interesse.
Draghi, che è un banchiere molto anglo (dipendente Goldman Sachs) chiama questa truffa «Originate to distribuite», o ancor meglio OTD.
Ha ammesso che la devastante crisi originata in USA ed ora in espansione nel mondo è «essenzialmente una crisi del modello OTD», ma ha aggiunto: è un modello «troppo prezioso per tutte le parti per poter essere abbandonato».
Per la crisi in corso, Draghi ha proposto le terapie consuete, quelle dettate dal dogma liberista: ancor meno regolamentazioni nazionali, ancor più globalizzazione.
Egli giudica un bene supremo i successi «ottenuti dal settore privato e dalle autorità pubbliche nello smantellamento delle barriere tecniche e procedurali esistenti» nell'Unione Europea.
Ciò è avvenuto, ha aggiunto «secondo le proposte formulate nel secondo Rapporto Giovannini».


Alberto Giovannini, come c'informa l'EIR, è stato altissimo dirigente della LTCM (Long Term Capital Management), il fondo iper-speculativo fondato nel 1998 da Robert Merton e Myron Scholes, che avevano ottenuto l'anno prima il Nobel per l'Economia.
Il LTCM fallì rovinosamente in pochi mesi, provocando una recessione mondiale e costringendo la Banca Centrale ad un salvataggio pesantissimo.
L'Unione Europea ha pensato bene di assegnare a Giovannini, reduce da tale meravigliosa esperienza che l'ha sicuramente arricchito, la poltrona di capo dei consiglieri per la transizione dalle monete nazionali alla moneta unica e «l'integrazione dei mercati finanziari».
E' un bancarottiere che detta le regole del mercato comune.


Alessandro Profumo, mentre Draghi esaltava il sistema che ci porta alla miseria stile '29, diceva il contrario al Financial Times: la sua UNICREDIT (terza banca europea per dimensioni) non seguirà più il modello «originate to distribuite».
«Prima avevamo l'idea di dirigerci verso un modello OTD, ma questo modello non c'è più». Profumo, in disaccordo coi teorici dogmatici, non crede più che «la stretta creditizia e i disordini di mercato sono temporanei e non cambiano la tendenza a lungo termine».
Crede che la cambino, eccome.


Alessandro Profumo deve aver presente che Citigroup,la più grande banca del mondo, è stata salvata dalla bancarotta dall'emiro di Abu Dhabi, che ha iniettato nella banca 7,5 miliardi di dollari per il 5% di proprietà.
Ma l'arabo s'è fatto pagare bene il salvataggio: s'è fatto dare da Citigroup non già azioni (mica è scemo), ma obbligazioni convertibili ad interesse esoso (secondo Barron l'11%), com'è giusto quando il debitore salvato è alle corde.
Ed ovviamente, l'emiro ha pagato con dollari svalutati di cui non sa che farsi (ne ha troppi, come emiro petrolifero) una quota di Citigroup che si trova ad un prezzo storicamente bassissimo.
Un affarone per lui, non per l'America.


D'ora in poi, una parte consistente del genio finanziario creativo americano, se farà profitti in futuro o se non li farà, ne dovrà dare una parte notevole all'emiro: il quale si è fatto dare obbligazioni e non azioni, dunque non partecipa al rischio.
Il settore economico USA più «di successo» si è dato all'emiro, e agli stranieri dollarosi che certamente lo seguiranno, accettando di pagare loro un affitto.
Il modello OTD ha dato come risultato una forma moderna dell'arcaica «schiavitù per debiti»: anche nella Roma prisca, il debitore insolvente si consegnava schiavo al creditore fino alla copertura del debito.


Profumo è stato toccato dal senso di realtà, probabilmente perché il suo UNICREDIT ha, senza confessarlo, la pancia piena di derivati tossici e subprime, caricati a prezzi irrealistici, e che oggi non valgono nulla, e teme di fare la stessa fine di Citigroup.
Perché non spiega a Draghi che il modello OTD non c'è più, che è esploso come una atomica, e quello che Draghi sta vedendo non è un fuoco d'artificio, ma il fallout nucleare?


Dopotutto, Profumo è, di Draghi, uno dei padroni: Bankitalia appartiene alle banche private italiote.
Draghi mostra in economia la stessa competenza che Deaglio dimostra in giornalismo.
E poi dicono che l'Italia va a pallino.

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mercoledì, 28 novembre 2007

Sui debiti degli agricoltori
IRS denuncia complicità banche-politica

 

Che la partita non fosse chiusa lo avevano sottolineato il giorno stesso dell'accordo raggiunto a Roma tra la Regione e le banche creditrici, sotto la regia del ministero delle politiche agricole. I contadini indebitati a causa della legge 44/1988 - concedeva mutui regionali a tassi agevolati, salvo poi essere cassata dalla Unione europea - annunciarono di voler continuare la loro mobilitazione in attesa di vedere i documenti: mai arrivati. Intanto, denunciano, le aste vanno avanti nonostante le rassicurazioni: la prossima è fissata per domani al tribunale di Cagliari. In piazza Repubblica si presenteranno in forze gli attivisti dell'Irs: per rinnovare la «solidarietà alle famiglie oneste coinvolte in questa trappola infernale» e per ribadire la diffida verso chi intenda «appropriarsi di beni altrui messi all'incanto da questo sistema: sciacalli che fanno da prestanome agli istituti di credito».

Ma i militanti del movimento indipendentista non attendono sulla difensiva. Anzi: rilanciano in grande stile, con tanto di documenti «che saranno utilizzati e divulgati a tempo debito». Le anticipazioni, però, sembrano gustose. A iniziare dalla giornata di domani in tribunale: nel calendario delle vendite all'incanto mancano proprio gli appuntamenti del 29 novembre. Potrebbe essere un buon segnale, significherebbe che l'asta non si dovrebbe tenere: se non fosse che nessuno ha avvisato Francesco e Maria Luisa Maxia, i titolari dell'azienda di Musei che dovrebbe essere venduta, dell'eventuale blocco del procedimento. E le offerte d'acquisto, secondo regolamento, possono andare avanti sino al pomeriggio di oggi.

«Da quando De Castro ha annunciato il blocco delle vendite giudiziarie», ricorda Elisabetta Pitzurra, «sono già tre le aziende cedute»: è il motivo per cui la mobilitazione non accenna a diminuire. Al contrario, riprende nelle forme più dure: con lo sciopero della fame da parte di due donne che continuano l'occupazione del municipio di Decimoptuzu. Senza escludere l'ipotesi di trasferire la protesta con un camper sotto il palazzo della Regione, in viale Trento.

Storie come quella della famiglia Maxia ne esistono almeno un migliaio. La racconta la signora Maria Luisa: tutto parte da un favore fatto a un amico, «un compare» deceduto poi per un incidente sul lavoro, con la sottoscrizione di 10 milioni di lire su un avallo di 50. «Aveva 100 milioni di lire depositati all'Ispettorato agricolo: ma anziché utilizzare quei soldi per appianare l'avvallo, il Banco di Sardegna ne ha dato 60 a un commercialista, a copertura di alcune parcelle, e 40 alla vedova».

Risultato numero uno: i 40 milioni scoperti restano sulle spalle della famiglia Maxia, che nel frattempo aveva acquistato un trattore con un finanziamento del 40 per cento a fondo perduto della Regione. Mai arrivato, mentre gli interessi continuavano a salire. Risultato numero due: ai 40 milioni di lire si aggiungono circa 40mila euro - «ma la cifra esatta non la conosciamo» - che fanno lievitare l'indebitamento a quasi centomila euro.

Alla fine dei conti, continuano i Maxia, «anche con la vendita delle nostre terre non potremo coprire il debito»: perché «anche se i nostri beni divisi in cinque lotti - una casa in paese, una in campagna con le serre e altri tre terreni - sono stati valutati 500mila euro, dall'asta non raggiungeremo neanche la cifra che dovremmo versare». Roba che «se avessi avuto i soldi, avrei denunciato il Banco di Sardegna che è arrivato a trattenere anche le borse di studio di mia figlia», è la conclusione. «Ma un agricoltore questo non lo può fare: chiediamo solo di restituire quanto dobbiamo ma di poter continuare a lavorare».

Il punto è un altro. «L'aspetto peggiore», dicono i militanti del movimento guidato da Gavino Sale, «è la collusione tra politica e mondo finanziario, che si rivela fuori dalla legalità ed è studiato sulle spalle della povera gente». Parole durissime ma supportate dal ragionamento: «Il Banco di Sardegna è oggi al 51 per cento in mano alla Bper e il restante 49 per cento è della Fondazione Banco di Sardegna», composto di una «forte rappresentanza politica». Quindi, spiegano, «è impossibile che il corpo politico vada a indagare sull'agire illegale delle banche in quanto gli stessi fanno parte del loro consiglio di amministrazione».

Le richieste vanno in questa direzione: blocco delle aste immediato e documentato, scritto su carta, e «un'indagine accurata sugli interessi della manovra, sull'illegalità e sulle coperture delle responsabilità». L'indagine, continuano, dovrebbe partire proprio dalla legge 44: secondo la documentazione raccolta dall'Irs, che fa riferimento a una sentenza della Corte di giustizia europea del 23 febbraio 2006, Bruxelles non avrebbe mai cassato tutta la norma ma solo l'articolo 5 sui «mutui di assestamento a favore dei produttori agricoli».

Quindi la 44 è valida a eccezione di quell'articolo: «Tanto è vero», dice Pietro Lallai, «che i lavoratori di altre categorie che hanno usufruito dei finanziamenti previsti dalla norma regionale non risultano indebitati». Significa «che la storia tanto propagandata della bocciatura della Comunità europea per la mancata notifica è stata solo divulgata per nascondere la capitalizzazione inconsulta degli interessi di mora».

Ancora: secondo una comunicazione protocollata della Regione, firmata il 25 settembre 2006 e a disposizione dei militanti, «la Ragioneria effettua alle scadenze del 30 giugno e del 31 dicembre di ciascun anno il pagamento dei ratei semestrali dovuti, e alla data attuale non ha interrotto i pagamenti». Il fatto da chiarire, allora, è preciso: «Perché la banca continua a esigere dagli agricoltori anche la quota di compartecipazione regionale?».

Non andranno a Roma, i militanti Irs, «ma continueremo a sostenere la battaglia qui in Sardegna», senza abbassare la guardia «su questo scempio che deve essere fermato». Nella capitale, sabato, arriveranno invece gli agricoltori che fanno capo al comitato di Decimoputzu: «Nessun accordo sarà possibile», fanno sapere, «se prima non avverrà un confronto serio e approfondito sui termini delle soluzioni possibili che coinvolga anche gli agricoltori.

Mentre Parlamento, Senato e Consiglio regionale della Sardegna, in un percorso concordato con il Comitato di lotta stanno procedendo ad importanti passi come il blocco delle aste fino al 31 luglio, il ministro e il presidente della Regione continuano ad annunciare improbabili soluzioni che hanno il sapore di voler non vedere quale è il problema posto dalla nostra lotta: la soluzione starebbe in un accordo con le banche, sinora non verificato con gli agricoltori». Avranno l'appoggio incondizionato dell'Anci: l'associazione dei Comuni presieduta da Tore Cherchi ha assicurato la partecipazione di una propria delegazione alla manifestazione nazionale del primo dicembre.

Seguono la strada tracciata da Beppe Grillo, intanto, gli iscritti alla Coldiretti, che si dichiarano pronti a chiudere i conti correnti bancari «se gli istituti di credito non manifesteranno un atteggiamento consono alla gravità del momento per le aziende agricole fiaccate dai debiti». «Va ricordato che le aziende, a suo tempo, accesero i mutui con le banche confidando su una legge regionale, salvo poi dover restituire gli aiuti e pagare gli interessi a tasso pieno dopo che la Commissione europea dichiarò illegale la 44». Una legge per la quale la Regione è stata denunciata dalla Coldiretti, in rappresentanza di tremila imprese: la prima udienza è fissata per l'8 gennaio.

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mercoledì, 28 novembre 2007
 


Il Pentagono ha nascosto il vero numero delle perdite americane nella guerra in Iraq. Il numero autentico supera le 15.000 unità e CBS News può provarlo.

L'unità investigativa della CBS voleva fare un servizio sul numero dei soldati morti per suicidio e ha "sottomesso una richiesta al Dipartimento della difesa in base al Freedom of Information Act". Dopo quattro mesi ricevettero un documento che mostrava che, tra il 1995 e il 2007, vi erano stati 2200 suicidi tra soldati in "servizio attivo".

Stronzate.

Il Pentagono stava nascondendo la reale entità dell' "epidemia di suicidi". Dopo un'esauriente indagine su dati riguardanti il suicidio di veterani raccolti in 45 stati la CBS scoprì che nel solo 2005 "ve ne erano stati almeno 6256 tra coloro che avevano prestato servizio nelle forze armate. Ciò vuol dire 120 per ogni singola settimana in un solo anno".

No non è un errore di stampa. Personale militare in congedo o in servizio attivo, in gran parte giovani veterani tra i 20 e i 24 anni, ritornano dal combattimento e si uccidono in quantità mai viste prima. Possiamo assumere che "turni multipli di servizio" in una zona di guerra abbiano fatto precipitare una crisi di salute mentale di cui il pubblico non sa assolutamente nulla e che il Pentagono nega completamente.

Se aggiungiamo i 6256 morti per suicidio nel 2005 all'ufficiale cifra di 3865 perdite in combattimento otteniamo un totale di 10.121 morti. Persino una stima a occhio di quantità di suicidi simili nel 2004 e nel 2006 implicherebbe un numero totale di perdite Usa nella guerra in Iraq che supererebbe le 15.000.

Già, 15.000 uomini e donne Usa in servizio attivo, morti in una guerra che non ha ancora alcuna giustificazione legale o morale.

La CBS ha intervistato il Dr. Ira Katz, direttore per la salute mentale al Dipartimento per le questioni dei Veterani. Katz ha tentato di minimizzare l'incremento di suicidi tra i veterani affermando che "non c'è un'epidemia di suicidi, ma il suicidio è un grande problema".

Forse Katz ha ragione. Forse non c'è un'epidemia. Forse è perfettamente normale che giovani uomini e donne di ritorno dal combattimento affondino in una inconsolabile depressione e si uccidano in quantità maggiori di coloro che muoiono sui campi di battaglia. Forse è normale per il Pentagono abbandonarli appena ritornano dalla loro missione e lasciare che si facciano esplodere il cervello o si impicchino nella loro cantina con un tubo da giardino. Forse è normale che i politici continuino a finanziare un massacro scansando le perdite che hanno prodotto a causa della loro insensibilità e mancanza di coraggio. Forse è normale che il presidente continui con le solite, insipide bugie che perpetuano l'occupazione e continuano a uccidere decine di giovani soldati che si sono esposti al rischio per il loro paese.

No, non è normale; è una pandemia-- un'esplosione di disperazione che è il corollario naturale per chi vive nella paura costante di vedere i propri amici venire smembrati dalle "roadside bombs", o vedere bambini fatti a pezzi ai checkpoint, o trovare corpi torturati sepolti sulle rive di un fiume come un sacco di spazzatura.

L'esplosione del numero di suicidi è il logico risultato della guerra Usa all’Iraq. I soldati che ritornano sono traumatizzati dalla loro esperienza e si uccidono a decine. Forse avremmo dovuto pensarci prima di iniziare l'invasione.

Guardate il video di CBS News "Suicide Epidemic among Veterans".

NOTA DEL REDATTORE:

In passato abbiamo pubblicato articoli (vedi sotto) che ipotizzavano che il numero dei morti USA in combattimento in Iraq potesse essere molto più alto di quello ufficiale. Pur non presentando prove definitive e sostanziali tali articoli esprimono dei "rumors" diffusi nella rete.

Questo articolo di Whitney, invece, riprende un’inchiesta delle CBS che mostra che i morti per suicidio tra i soldati americani che hanno prestato servizio attivo in Iraq potrebbero essere 7-8 volte di più dei morti in combattimento.

A questo punto la domanda sorge spontanea: è l’alto tasso di suicidi che ha generato la voce che il numero dei morti fosse maggiore dei circa 3900 caduti ufficiali? O, al contrario, il Pentagono, giocando con le cifre dei morti in combattimento (e forse dei morti in ospedale in seguito alle ferite) nasconde il reale numero di perdite subite dall’esercito di occupazione USA?

In tal caso il numero di 2200 suicidi tra il 1995 e il 2007 indicato originariamente dal Pentagono alla CBS potrebbe essere davvero quello reale. Un tasso di suicidi come quello scoperto in seguito dalla CBS, è molto maggiore che tra i veterani di guerre passate, spesso anche più cruente (basti pensare alle guerre mondiali)? Probabilmente si. La CBS indica più di 6000 suicidi nel solo 2005. Se tale cifra valesse indicativamente anche per gli altri anni di guerra, 2003, 2004 e 2007, avremmo più di 25000 morti compresi i 3865 in combattimento.

Lasciamo a chi ne ha i mezzi giornalistici per indagare la verifica del reale numero dei suicidi e il compito di indicare se si tratta di un fenomeno sociologicamente interessante come ipotizza Whitney, o della copertura per qualcosa di ben peggiore.

Articoli di interesse:

LE PERDITE MILITARI USA IN IRAQ SONO MAGGIORI DI QUANTO VIENE RIPORTATO

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mercoledì, 28 novembre 2007

 

Franco_Bernabe.jpg


"Caro dott. Franco Bernabè,
ho saputo della sua nomina ad amministratore delegato di Telecom Italia e ho deciso di scriverle una lettera aperta.
Lei fu cacciato nel 1999 dalla poltrona che ora va di nuovo ad occupare. Voleva allora un’alleanza con Deutsche Telecom e impedire che Telecom Italia si indebitasse per decine di miliardi di euro con i “capitani coraggiosi” Gnutti e Colaninno che “comprarono” a debito l’azienda. Il suo tentativo fallì per l’opposizione di Massimo D’Alema, allora presidente del consiglio, che favorì l’ingresso nella più grande azienda del Paese di capitalisti con le pezze al culo. In seguito Colaninno è stato condannato per bancarotta preferenziale per Italcase, Gnutti per insider trading e D’Alema è alle prese con il caso Unipol per cui sono stati condannati Consorte e Sacchetti.
Lei trova un’azienda più indebitata, con meno risorse, con una presenza internazionale ridotta, con decine di migliaia di dipendenti in meno, società vendute, esternalizzate, chiuse. Che ha perso tutti i treni negli ultimi otto anni e che è sopravvissuta solo grazie a un sostanziale monopolio favorito dalla politica.
Il management che gestisce la sua ex azienda è composto da persone, mi riferisco a Carlo Buora e a Riccardo Ruggiero, che hanno permesso o ignorato la creazione del più esteso centro di spionaggio della storia della Repubblica. Esistono decine di migliaia di fascicoli di persone spiate, per questo sono stati investiti milioni di euro dall’azienda e il vertice non sapeva nulla. Tronchetti e Buora coppia indivisibile, si sono portati dalla Pirelli persone come Tavaroli, gli hanno affidato la Sicurezza di Telecom e non sapevano nulla.
Le dico questo perchè spero che lei non abbia alcuna esitazione a rimuovere il management che ha condotto Telecom verso il baratro.
Il via libera al suo incarico è stato dato dal comitato nomine di Mediobanca composto da Rampi, Bollorè, Tronchetti e Geronzi. Non è un buon viatico. Tronchetti e Geronzi li conosciamo e li conosce anche lei.
Avrei preferito che la sua nomina venisse dalla maggioranza degli azionisti, coinvolgendo i piccoli che sono sempre depauperati da ogni decisione. Non è stato così. Le chiedo azioni immediate per dare rappresentanza adeguata ai piccoli azionisti in assemblea, spero che mi ascolti.
Tronchetti si è augurato dopo la sua nomina che: “venga valorizzato il lavoro svolto dalla prima linea operativa che ha contribuito al successo economico e tecnologico e a una importante ristrutturazione finanziaria, garantendo con professionalità buoni risultati anche durante il lungo periodo di instabilità”.
Lei, invece, li cacci tutti questi manager che hanno affossato l’azienda, e che di grande hanno solo le stock option e gli stipendi.
La seguirò con interesse e nel 2008 sarò pronto per la share action.”
Beppe Grillo

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mercoledì, 28 novembre 2007

Ricordate l’inondazione del Tabasco? Decine di migliaia di persone intrappolate fra due fiumi, tutte le vie di accesso improvvisamente tagliate, un governo stranamente assente, e la città di Villahermosa che sprofondava ogni giorno nell’acqua, sotto gli occhi impotenti del mondo?

La colpa era tutta della Luna.




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